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Andreucci e Andreussi, l'amore ai tempi del... rally

Paolo Andreucci è il pilota più titolato nella storia del rally italiano e da 13 anni corre e vince con la navigatrice Anna Andreussi, sua compagna di squadra e di vita. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui alla vigilia del rally di Roma Capitale.  twitta

venerdì 7 novembre 2014

A Roma si scruta il cielo sperando che il maltempo passi in fretta. Sabato e domenica si corre la seconda edizione del Rally Roma Capitale, partenza e arrivo dal Gianicolo e in mezzo una serie di prove tra i mondi della Sabina i provincia di Rieti. Tra gli equipaggi più attesi c’è la coppia Paolo Andreucci – Anna Andreussi, secondi lo scorso anno ma soprattutto recenti vincitori del Campionato Italiano Rally. Ucci e Ussi, una coppia imbattibile su asfalto e sterrato e unita da un grande amore fuori dalle gare. Alla vigilia della gara abbiamo parlato con Paolo, classe 1965 e otto volte iridato italiano di categoria.

Gareggerete con la Peugeot o col gommone?
Per fortuna il tempo migliorerà (ride Ndr) e non dovrebbero esserci problemi. L’anno scorso è stata una gara molto bella, anche grazie all’ambientazione, con la partenza dalla Bocca della Verità, dove c’era tantissima gente. Una bella esperienza e sicuramente anche questa edizione sarà così. 

Ottavo titolo italiano alla soglia dei 50 anni. Nel tuo caso il talento invecchia come il vino buono… 
Ho sempre tanta passione e motivazione per quello che faccio. Con l’età non è tanto il talento o la qualità che calano, si inizia a perdere quando non c’è più la motivazione, che io ho ancora. Il rally è uno sport dove l’esperienza premia moltissimo. La forma fisica conta ma non come nel calcio, se tieni in forma puoi fare gare fino a 60 o 70 anni. E’ uno dei pochi sport che ha un range di età molto ampio e penso sia una cosa molto bella.

Nella tua carriera hai corso alcune gare del Mondiale ma mai una stagione completa. Eppure il talento non ti manca. Come mai?
Non ho potuto perché a 24 anni ero nel team Lancia che poi però ha chiuso ai rally e da lì poi è tutto scemato. Per fare il mondiale ci vogliono tanti soldi e io di risorse ne avevo poche e quindi ho dovuto ricominciare da zero con i trofei promozionali. Poi quando mi è stata offerta la possibilità di fare l’italiano e diventare professionista l’ho accettata al volo. Nelle gare disputate nel mondiale, contro i piloti più forti del mondo mi sono comunque preso le mie soddisfazioni. Va a momenti nel mio periodo la Federazione non aiutava così tanto i giovani come ora, all’epoca eravamo lasciati un po’ a noi stessi e quindi la causa principale, banalmente, è stata di natura economica.

La tua situazione è doppiamente particolare. Il tuo navigatore non solo è donna, caso raro nel rally, ma è anche la tua compagna di vita. Come vivi questa situazione?
Con Anna mi trovo benissimo, siamo partiti come squadra e poi è nato questo rapporto. Lei è una navigatrice affermata e per me è un grande punto di forza. C’è un’intesa totale ed è un grande vantaggio poter passere le giornate insieme, perché in macchina se non hai un buon rapporto con il tuo navigatore diventa dura. E mi sembra che i risultati ci stiano dando ragione.

Portate mail il “lavoro a casa”? Oppure finite le gare diventate una coppia come tutte le altre?
No diciamo di no, qualche volta ne parlo, ma lei fuori dalle gare ne parla poco, a casa conduciamo una vita normale. Ovviamente vivere insieme facilita la comunicazione e quando dobbiamo organizzare una trasferta possiamo farlo faccia a faccia e non al telefono.

Litigate spesso in macchina?
No perché grossi sbagli non ne ha mai fatti. Magari si discute sul sistema di lavoro perché ognuno ha le sue visioni, ma sono sempre discussioni costruttive. Lei dice che voglio sempre aver ragione, ma dal punto di vista di guida devo decidere io, come lei ha l’ultima parola sulla navigazione.

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