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Crisci: Il Governo ha sbagliato tutto e non sappiamo a chi spiegarlo
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Crisci: Il Governo ha sbagliato tutto e non sappiamo a chi spiegarlo

In occasione dellla presentazione della 5ª edizione del Parco Valentino di Torino (19-23 giugno), interessante dibattito sul futuro dell'auto alla vigilia dell'entrata in vigore di EcoBonus ed ecotassa. Il Presidente dell'Unrae spiega i perchè di una normativa inutile

 Pasquale Di Santillo mercoledì 27 febbraio 2019

Salvate l’auto se potete. Salvatela dalle leggi senza senso e da un disinterese diffuso che da sempre spreme il “partito degli automobilisti” - in Italia conta oltre 37 milioni di praticanti quotidiani - invece di rispettarlo, acnhe considerandolo un semplice serbatoio di voti. Venerdì entra (dovrebbe?) entrare in vigore la famosa legge contrapposta EcoBonus-Ecotassa, e nonostante le rassicurazioni del Ministro Toninelli ancora non si hanno certezze. Così, mentre altre componenti del Governo già parlano di rivedere tutto, ogni occasione diventa buona per ribadire alcuni concetti che continuano a sfuggire a chi legifera.

A Roma, in occasione della presentazione della 5ª edizione del Parco Valentino di Torino (19-23 giugno), l’ormai tradizionale appuntamento con la dimensione diversa dei saloni, tra Formula 1, focus sulle auto elettriche e la solita passerella grauita per gli appassionati (si prevedono 700.000 presenze) il mondo dell’auto si è ritrovato compatto a protestare contro norme dannose e incapaci di risolvere i veri problemi.

"L’Unrae ritiene che l’introduzione dell’eco-tassa (malus) per l’acquisto di una autovettura nuova con emissioni superiori a 160 g/km di CO2 - spiega Michele Crisci, Presidente dell’associazione delle case estere - non avrà alcun effetto sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico, perché la norma è stata tarata sulla CO2, che è un climalterante e non un inquinante, ma soprattutto perché nelle strade italiane continueranno a circolare veicoli molto più inquinanti (il 34% con oltre 18 anni di età) che invece andrebbero sostituiti. In realtà, è una doppia occasione persa perchè si è presa una direzione sbagliata e non sappiamo nemmeno a chi spiegarlo. Se anche vendessimo 2 milioni di elettriche l’anno, ce ne vorrebbero 20 per il ricambio del Parco circolante del nostro Paese, peraltro penultimo in Europa come strutture di ricarica. Come fa l’italiano proprietario di un’auto euro 3 a scegliere un’elettrica che costa due volte un’auto nuova e fino a 7 una vecchia? Lo ripeterò fino alla sfinimento, non abbiamo bisogno di incentivi, ma di una strategia. Sono orgoglioso che l’auto sia compatta su questi temi, dobbiamo solo trovare qualcuno che ci ascolti...".

Discorsi che fatti dal presidente e ad di Volvo Italia, cioè una delle case più avanzate in termini di elettrificazione, fanno riflettere: "Qui non è in discussione se l’elettrico sarà il futuro. Indietro non si torna, quella è la direzione. Molto dipenderà dalla flessibilità industriale dei costruttori. Ma non si può negare che serva una transizione, che i Diesel di ultima generazione inquinino meno dei benzina, rendendo assolutamente inutili e dannosi i blocchi estesi agli euro 6. Anche la Francia sta tornando indietro su questa demonizzazione che ha creato confusione nei clienti e generato il preoccupante calo di vendite di questi ultimi due mesi. Alla gente serve chiarezza, una prospettiva di medio lungo termine, sapere cosa succederà tra 5-10 anni in modo da aiutarli a decidere. Così invece rinviano ogni scelta perchè non capiscono. E tutti devono entrare nel sistema anche le banche. Se è vero che le macchine vengono acquistate al 90% tramite finanziamenti, chi compra auto deve essere agevolato. Ognuno deve fare la sua parte, altrimenti il parco circolante resterà sempre lì".

Durante il dibattito sono intervenuti tutte le componenti del mondo dell'automotive italiano, a cominciare da Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente Federauto: “Occorre partire dalla considerazione di quanto accade sul mercato: gli ultimi mesi del 2018 hanno registrato un calo di vendite e immatricolazioni, continuato nel 2019. In questo contesto, l’introduzione del malus sarebbe letto dagli acquirenti come un ulteriore balzello sull’auto, e in quanto tassazione sull’immatricolazione, provocherebbe un’ulteriore contrazione del mercato e lo Stato, in stretta conseguenza con il calo degli acquisti, realizzerebbe meno introiti in termini di IVA e IPT. Non è riducendo l’immissione sul mercato di autovetture rispondenti alle più stringenti regolamentazioni sulle emissioni che è possibile diminuire il livello di inquinamento prodotto dall’autotrazione. Questo obiettivo lo si può raggiungere solamente togliendo dalla circolazione le vetture a più alto inquinamento”.

Poi è toccato a Paolo Scudieri, Presidente ANFIA: ANFIA ha in più occasioni cercato di sensibilizzare le istituzioni sulla crisi che stava per colpire il settore automotive, storico precursore dei cicli economici. Ora, il preoccupante calo della produzione industriale, per l’automotive a -3,4% a fine 2018, con una contrazione delle autovetture prodotte del 10%, complici anche gli impatti della regolamentazione europea e della transizione produttiva da essa innescata, comincia a destare attenzione in Parlamento. Speriamo, quindi, di poter introdurre a breve, proprio lavorando con le istituzioni, strumenti di politica industriale adeguati a supportare le imprese in questo difficile momento”.

Infine Angelo Sticchi Damiani,  presidente ACI: “L’Automobile Club d’Italia apprezza la volontà del Governo di rinnovare il parco circolante. Tutte le forme incentivanti come gli eco-bonus vanno in questa direzione e sono le benvenute, ma non possiamo concordare sulle misure penalizzanti eco- malus che invece frenano le vendite ed ostacolano il ricambio. Pur desiderandolo, tante famiglie non riescono a sborsare decine di migliaia di euro per un’auto nuova, quindi sarebbe opportuno aiutare chi sostituisce la sua vecchia auto con una usata più moderna, da Euro 4 in poi, ben più efficiente sotto il profilo dell’ambiente e della sicurezza stradale. Non va dimenticato che il bollo auto è già commisurato alle emissioni dei veicoli, oltre che alla potenza, e proprio in merito alla tassa automobilistica ci lascia perplessi il dimezzamento così concepito alle vetture ultraventennali: sarebbe meglio riservare la facilitazione ai soli veicoli di reale interesse storico, elencati nella lista condivisa con tutte le realtà del settore”.


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