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Le piccole donne volanti planano sull’Olimpiade

Il salto femminile era tabù: esordirà con altre sette disciplinetwitta

martedì 4 febbraio 2014

TORINO - Le donne ai Giochi? una scelta «inestetica, scorretta e non interessante». Firmato: Pierre de Coubertin . La distanza tra le parole del barone - padre delle Olimpiadi moderne - e la realtà attuale sta tutta in un salto. Un volo oltre i pregiudizi, una traiettoria come quella che si può tracciare gettandosi giù da un trampolino. Sochi passerà alla storia come l’edizione dei Giochi in cui è caduto un altro tabù: finora nessuna donna aveva potuto neppure sognare di saltare per una medaglia olimpica. Neanche una battaglia legale prima di Vancouver era bastata a portare le atlete ai Giochi. L’ultimo quadriennio però non è trascorso invano e così, 90 anni dopo l’esordio del salto maschile (Chamonix 1924) è stata raggiunta la parità dei sessi.

IMPATTO  - Raggiungere i 95 chilometri orari, volare per 2-3 secondi e atterrare con una forza all’impatto al suolo pari a tre volte il peso dell’atleta non è uno sport per fanciulline, tanto più che la classifica non si stila solo in base alla lunghezza del salto, ma anche tenendo conto dello stile. Niente signorine, però le favorite per la gara che si disputerà martedì prossimo sono tutte giovanissime: il pronostico dice che l’oro è prenotato dalla giapponese Sara Takanashi che ha compiuto 17 anni appena quattro mesi fa. La piccola Sara non ha l’età per guidare un’automobile, ma nelle settimane che hanno preceduto l’Olimpiade ha collezionato un podio dopo l’altro: 11 nel solo 2014, tra cui 8 vittorie. La sua principale avversaria sulla carta è Sarah Hendrickson , che di anni ne ha 19 ma ha già un titolo mondiale (in Val di Fiemme, nel 2013) e una coppa del mondo (nel 2012) nel curriculum. La statunitense però in agosto ha subito un brutto infortunio ai legamenti, a causa di una caduta a Oberstdorf, e le sue reali chance sono tutte da verificare.



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