La forza dei 5 cerchi

Sono Olimpiadi importanti, quelle iniziate ufficialmente ieri notte, perché dovrebbero trovare la forza per ridare un senso concreto all’idea di pace che le accompagna dai tempi dei Greci

I simboli si affastellano sul palcoscenico di San Siro. Le geniali metafore visive di Marco Balich riempiono gli occhi in nome dell’armonia. Anche quelli di cinquantuno capi di Stato, leader e reali presenti in tribuna; e la tentazione di pensare che il messaggio venga da loro recepito è irrefrenabile. Sarà la musica che amplifica sempre l’emotività e fa tornare bambini, ma alla fine ci si può davvero illudere che quei cinque cerchi, maestosamente sospesi nell’aria, possano ispirare qualcosa di diverso nei cuori di chi fa girare il mondo nel senso sbagliato. Novantadue bandiere sfilano a Milano, così il pensiero decolla e sorvola la geografia politica che quelle bandiere disegnano sul campo. Secondo l’Onu ci sono 56 conflitti armati in corso in questo momento, quaranta in più delle discipline di Milano-Cortina, per dire. Ucraina, Gaza, Sudan, Myanmar, Somalia e la repressione terrificante in corso in Iran (qui rappresentato da due atleti): è la sfilata dell’orrore che si contrappone, nella coscienza di chi osserva, a quella meravigliosamente armoniosa che va in scena sul prato di San Siro. Sono Olimpiadi importanti, quelle iniziate ufficialmente ieri notte, perché dovrebbero trovare la forza per ridare un senso concreto all’idea di pace che le accompagna dai tempi dei Greci.

Non siano le Olimpiadi dei sonnambuli

Non è formale, né retorico l’appello al rispetto della Tregua Olimpica lanciato dal presidente Mattarella, ieri applaudito da un’affettuosa e unanime standing ovation dopo la passerella sul tram con Valentino Rossi. Perché quell’appello arriva dalla stessa, saggia, persona che, un paio di mesi fa, ha messo in guardia “l’Europa dei sonnambuli”. Cioè l’Europa raccontata dallo storico Broch, che negli anni precedenti al 1914 si avviava, senza accorgersene, verso la Prima Guerra Mondiale. No, non possono e non devono essere le Olimpiadi dei sonnambuli. La sfilata di ieri, e le gare dei prossimi giorni, devono riavvicinare il mondo, riallacciarlo, riconnettendo le persone con la dirompente forza emotiva dello sport. Sì, puzza un po’ di retorica antica, forse pure stucchevole, ma dobbiamo spolverarla, ripetercela, senza lasciarla scivolare sul ghiaccio e la neve di questi Giochi. Oggi più che mai, lo sport deve imporre i suoi valori al mondo. Pace.

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