Thoeni e Goggia, Tomba e Compagnoni, Baresi e Bergomi: la forza del destino

Premessa fondamentale: Milano Cortina 2026, pronti via e Marco Balich ha vinto subito l'oro

Premessa fondamentale: Milano Cortina 2026, pronti via e Marco Balich ha vinto subito l'oro e, questo,  è il sedicesimo nella carriera dello straordinario direttore artistico della cerimonia olimpica inaugurale. La sedicesima, appunto, a scandire il genio del produttore esecutivo di un evento mondiale. Non so voi se, in queste ore, abbiate visto o rivisto anche solo gli highlights della magica notte 6 febbraio. Beh, se non l'avete fatto, permettete il sommesso consiglio: fatelo, ne vale assolutamente la pena. L'Italia ha dato una magistrale lezione di stile. Ha trasmesso eleganza, cultura e storia, mescolatesi nello spettacolare San Siro che nulla si è fatto mancare e tutto ha dato alla sterminata platea mondiale, calcolata in 2 miliardi e mezzo di telespettatori, con il clamoroso botto tricolore di Rai 1 (9 milioni 272 mila spettatori, 46.2% di share). In un contesto così emozionale ed emozionante, sei formidabili protagonisti dello sport azzurro hanno portato e si sono scambiati la torcia olimpica, come se fossero mossi dalla forza del destino che li ha incrociati fra il Meazza e l'Arco della Pace, Milano e Cortina. 

I protagonisti

Testimoni eccellenti li hanno assistiti, unendo i fasti della pallavolo di oggi ai fasti del pattinaggio veloce di ieri, imperlato in Olimpia. Settant'anni dopo l'indimenticabile prima edizione italiana, nel cuore di Cortina abbiamo visto incedere Gustavo Thoeni, 75 anni fra venti giorni esatti, Mito  Assoluto della Valanga Azzurra. Passo dopo passo, l'abbiamo seguito raggiungere Sofia Goggia Orgogliosa, a sua volta nel gotha dello sci mondiale. A lei, Gustavo ha consegnato la fiamma. Nello studio Rai, a Milano, avevo di fianco Paolo De Chiesa che della Valanga è stato il più forte slalomista con Thoeni, Gros e Fausto Radici. L'ho visto commuoversi, seguendo quella scena cortinese, riuscendo soltanto a sussurrare: "Non hai idea di ciò che sto provando. Gustavo è un fratello, un Maestro, una leggenda, un punto di riferimento assoluto e credo di immaginare che cosa stia provando". A Milano, intanto, nel loro San Siro, lo stadio che ne ha sublimato grandezza e forza, gloria e trionfi, Franco Baresi e Beppe Bergomi sono sbucati sulla ribalta mentre Andrea Bocelli cantava e incantava con il "Nessun dorma"

I tedofori d'eccezione

Franco e Beppe  reggevano la torcia, l'uno stretto all'altro e solo Franco sa con quale trepidazione da Capitano abbia superato la prova, lui che da mesi sta giocando la partita più importante della vita. E tenero, premuroso, sensibile, Beppe è stato al suo fianco per passare la fiamma alle dee e agli dei della pallavolo: prima ad Anna Danesi, Paola Egonu, Carlotta Cambi; poi a Simone Giannelli, Simone Anzani e Luca Porro. Da loro ad Enrico Fabris, icona di Torino 2006, per giungere ai due Olimpionici che li aspettavano sotto l'Arco della Pace , in un crescendo davvero rossiniano di sentimenti e partecipazione. Tomba e Compagnoni ad accendere il fuoco olimpico, com'era giusto, logico, naturale che fosse. Ha scritto Schopenhauer: "Il destino mescola le carte, ma siamo noi a giocarle". Gustavo e Sofia, Franco e Beppe, Alberto e Deborah le hanno giocate bene. Molto bene.

 

 

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