Pagina 2 | Tra Sighel e Fontana è tregua... olimpica

MILANO - Le lame restano affilate, le distanze tra Arianna Fontana (con il suo entourage) e la Federghiaccio siderali ma - complice pure la mediazione del Coni - ieri è stata firmata una tregua olimpica tra mondi lontanissimi. D’altronde lo sport insegna che si può tranquillamente detestarsi fuori dal campo (pardon, dal ghiaccio) ed essere imbattibili dentro. E ieri, in tal senso, prima che Pietro Sighel chiudesse le polemiche nate da una sua intervista a Repubblica, sul ghiaccio sembrava sparso tantissimo peperoncino. Arianna, che non aveva visto le parole del compagno di Nazionale, dopo averle lette, ha deciso di non porgere l’altra guancia e, durante il meritatissimo bagno di folla a Casa Italia, ha infilzato un paio di stoccate ben assestate: «I risultati parlano da soli. Quanto ha detto non merita assolutamente la mia attenzione: se non avessi voluto far parte della squadra non sarei rimasta a Bormio ad allenarmi con loro per le staffette e me ne sarei restata all’estero». Tutto congiurava contro Sighel: prima l’uscita improvvida, poi la squalifica nei 1.000 metri e ora il pericolo che questa sovraesposizione mediatica andasse a ledere la tranquillità del nostro miglior atleta tra i maschietti.

Milano-Cortina, il medagliere in tempo reale

"Parlano i risultati"

Lui, Pietro, iniziava a sentirsi pure un po’ Calimero: la squalifica sembrava il contrappasso sul ghiaccio per quelle parole avventate contro la Signora dello short track. Perché magari Arianna Fontana non farà spogliatoio, non siederà allo stesso tavolo con gli altri medagliati a Casa Italia dopo la vittoria nella staffetta, farà capolino a Bormio solo prima delle Olimpiadi, ma - dopo tutto - come lei stessa ha detto, «Parlano i risultati» e risulta difficile giustificare al grande pubblico questa fronda nei confronti di chi, vincendo un’altra medaglia - magari già dalla staffetta, stasera le semifinali - può diventare l’atleta plurimedagliato di sempre ai Giochi. Per questo motivo è stato consigliato a Sighel di tirare il freno a mano e sotterrare le polemiche. Tanto non si staranno mai simpatici, ma - come sottolineato - qui conta vincere per l’Italia più che le ripicchine di cortile. Nel caso di Pietro, per di più, questo gioco al massacro rischiava di compromettere la sua tranquillità sul ghiaccio. E così è arrivato l’editto della tregua olimpica a firma Sighel.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Olimpiadi Invernali

"Quando si gareggia per l’Italia, si è tutti dalla stessa parte"

«Negli ultimi giorni sono state riportate alcune mie frasi che hanno fatto molto discutere, in particolare alcuni passaggi su Arianna. Voglio essere chiaro: il mio era un ragionamento più ampio e centrato sul percorso tecnico della squadra negli ultimi anni. Quando ho detto che il gruppo è cresciuto “senza Arianna”, mi riferivo al fatto che per anni si è allenata all’estero e che dunque il tempo trascorso con la squadra è stato limitato. In questo contesto, noi atleti abbiamo comunque saputo trovare una nostra identità e solidità che ci hanno resi competitivi. Non intendevo sminuire nessuno e neppure si è trattato di un attacco personale. Arianna è una campionessa e ha fatto la storia dello short track italiano. Le sue medaglie hanno dato visibilità e credibilità a tutto il movimento. Questo è un fatto e l’ha dimostrato ancora con la sua 13ª medaglia olimpica. Quando uno raggiunge questi traguardi, si applaude. Non ho mai voluto mancare di rispetto, sebbene le mie parole, così come sono state riportate, potessero suggerire il contrario. In pista siamo professionisti, fuori ognuno fa il suo percorso. E quando si gareggia per l’Italia, si è tutti dalla stessa parte. Chi mi conosce sa che in pista do tutto per l’Italia e per la squadra. Domani (oggi, ndr) torno a fare quello che so fare meglio: gareggiare». Qua la mano: poi, a Giochi conclusi, ognuno andrà per la sua strada.

 

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"Quando si gareggia per l’Italia, si è tutti dalla stessa parte"

«Negli ultimi giorni sono state riportate alcune mie frasi che hanno fatto molto discutere, in particolare alcuni passaggi su Arianna. Voglio essere chiaro: il mio era un ragionamento più ampio e centrato sul percorso tecnico della squadra negli ultimi anni. Quando ho detto che il gruppo è cresciuto “senza Arianna”, mi riferivo al fatto che per anni si è allenata all’estero e che dunque il tempo trascorso con la squadra è stato limitato. In questo contesto, noi atleti abbiamo comunque saputo trovare una nostra identità e solidità che ci hanno resi competitivi. Non intendevo sminuire nessuno e neppure si è trattato di un attacco personale. Arianna è una campionessa e ha fatto la storia dello short track italiano. Le sue medaglie hanno dato visibilità e credibilità a tutto il movimento. Questo è un fatto e l’ha dimostrato ancora con la sua 13ª medaglia olimpica. Quando uno raggiunge questi traguardi, si applaude. Non ho mai voluto mancare di rispetto, sebbene le mie parole, così come sono state riportate, potessero suggerire il contrario. In pista siamo professionisti, fuori ognuno fa il suo percorso. E quando si gareggia per l’Italia, si è tutti dalla stessa parte. Chi mi conosce sa che in pista do tutto per l’Italia e per la squadra. Domani (oggi, ndr) torno a fare quello che so fare meglio: gareggiare». Qua la mano: poi, a Giochi conclusi, ognuno andrà per la sua strada.

 

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