Brignone, Fantafilm? Sì, manco Spielberg ci crede...

Le Olimpiadi di Federica come un copione di un film: "Lei che vince, il sogno che si realizza, il trionfo, le lacrime… tutto bello"

Il produttore appoggia il fascicolo con il soggetto sul tavolino di tek, si rimette gli occhiali da sole, prende un lungo sorso dal centrifugato allo zenzero e sospira, rivolto all’autore che gli siede davanti, nello splendido terrazzo con vista su Malibù. «Bello è bello. Però non è credibile. Dico davvero: non è realistico. E te lo dice uno che ha fatto un film in cui un bambino volava sopra una Bmx con un extraterrestre nel cestino! Cioè, la storia ha un grande potenziale: la campionessa che vince la Coppa del Mondo e non perde l’umiltà, così va a onorare il campionato nazionale e lì si infortuna di brutto. Ah, a proposito: tibia, perone e crociato… anche meno, anche meno. Questo, per esempio, è uno dei passaggi poco credibili, è un infortunio troppo pazzesco. Comunque, andiamo avanti: la campionessa inizia un percorso durissimo, non si sa nemmeno se tornerà a camminare normalmente, ma lei, sotto sotto, cova il desiderio di tornare in pista e ci dà dentro.

Eye of the tiger

Questo mi piace, ci sento anche una colonna sonora stile Rocky. Anzi, magari facciamo una grande citazione e mettiamo proprio quella. Che dici? Eye of the Tiger. L’occhio della Tigre! Magari sul casco della tipa ci disegniamo proprio una tigre: sègnatela questa. Poi il grande ritorno: alle Olimpiadi! Me la vedo la scena del SuperG: partiamo con un dettaglio del cancelletto, soggettiva con il suo punto di vista della pista e poi giù a capofitto e la seguiamo con i droni. Sì, esce una grande scena. Lei che vince, il sogno che si realizza, il trionfo, le lacrime… tutto bello. Poi, però, non capisco perché ha messo questa cosa che, due giorni dopo, rivince un’altra gara. Noooo, dai, è troppo. Te lo dico sinceramente, è troppo anche per Hollywood. Cioè, va bene il lietissimo fine, figurati! Mi conosci, no? A me piace esagerare, ma così… no, dai, non ci crede nessuno. È una bellissima storia, ma sul finale ti è scappata la mano. Su! Due vittorie alle Olimpiadi dopo quell’infortunio. Un po’ meno, amico mio, un po’ meno e ti giuro che andiamo a prenderci l’Oscar, altro che l’oro olimpico». L’autore prova a dire qualcosa, ma il produttore si è già alzato e il rumore dell’acqua della piscina dove si è tuffato copre la risposta: «Signor Spielberg, ma guardi che è tutto vero. È un documentario, non un film». Grazie ancora Federica, il tuo è il film più bello, emozionante e commovente della storia dello sport. Che lo girino oppure no.

 

 

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