L’eversivo dodicenne e la bandiera dell’Europa

L’ottusa applicazione delle regole può fare molti più danni della violazione delle stesse
L’eversivo dodicenne e la bandiera dell’Europa© GettyImages

Il pericoloso attivista era un ragazzo delle scuole medie. L’insidioso strumento con cui fare propaganda politica una bandiera dell’Europa. Sì, la bandiera blu elettrico con le stelle d’oro, che uno zelante steward dell’Arena di Santa Giulia ha sequestrato prima di Svezia-Stati Uniti di hockey femminile, sventando un temibile atto di terrorismo diplomatico. La scolaresca, infatti, si era recata nell’impianto olimpico con intenzioni bellicose, come si poteva già capire dalla motivazione dell’uscita scolastica: «raccontare ai ragazzi i valori dello sport, del fair play, dell’incontro tra popoli». Meglio non fidarsi, insomma. E, così, ai severi controlli effettuati all’ingresso è saltata fuori la bandiera dell’Europa. Il ragazzo ha provato a giustificare il grave gesto usando la scusa che la Svezia fa parte dell’Europa, ma lo steward è stato irremovibile: ha preso la bandiera e l’ha gettata in un cestino. «È un simbolo politico vietato dalla carta olimpica, come la bandiera della Pace».

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La morale della storia

Poco dopo una sua più cedevole collega ha raccolto la bandiera dal cestino, restituendola all’eversivo dodicenne, ma raccomandandosi di tenerla nello zaino, senza tirarla fuori sugli spalti. A questo punto, la morale della storia, avrebbe dovuto spiegare come, in certi casi, l’ottusa applicazione delle regole possa fare molti più danni della violazione delle stesse. E di come vietare la bandiera dell’Europa Unita in nome della neutralità politica del Cio sia, di per sé, un atto politico. E anche di una certa forza e, soprattutto, discutibilità.Ma il paradosso di questa paradossale storia è che manco esiste questo divieto. Che la bandiera dell’Europa Unita (anche se non è uno Stato partecipante ai Giochi) «non era vietata», come hanno spiegato nel comunicato di scuse della Fondazione Milano Cortina: «La situazione non è stata gestita nel modo corretto, soprattutto considerando l’età dello spettatore. Ci rammarichiamo per quanto accaduto e abbiamo provveduto a contattare la famiglia». Nella morale aggiornata, quindi, si apprezza molto la Fondazione, che ci mette la faccia e una pezza più che dignitosa e si riflette sul montante isterismo intorno a bandiere, simboli e slogan, figlio di un momento internazionale delicato e della morte del buon senso. Rip.

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