© Getty ImagesTutto in una partita. Anche i simboli contano e la Paralimpiade di Milano Cortina non poteva aprirci porte e finestre con miglior spettacolo. Italia-Usa di Para Ice Hockey, altrimenti detto sledge hockey, vale un torneo: i fantastici campioni americani a caccia del quinto oro olimpico in una terra stregata, perché proprio in Italia, a Torino 2006, vennero battuti dal Canada, contro azzurri senza limiti d’età, cosmopoliti ed agguerriti che trascineranno i 16 mila spettatori del Palasport di Santa Giulia. Un bel colpo d’occhio. Appuntamento per domani, ora della siesta (le 17) che siesta non sarà. Lo garantisce Andrea Gios, presidente della federazione ghiaccio che ha già messo in cassaforte 11 medaglie a Milano Cortina. Ed ora? "Ora nell’hockey affrontiamo la squadra più forte del mondo. Sarà la sfida più difficile, più ostica, il pubblico si divertirà tantissimo perché questo è uno sport molto veloce, dinamico, con gesti tecnici e atletici incredibili. I ragazzi sono un po’ giocolieri, giocano con due mazze. Il contatto fisico è durissimo, anche più duro rispetto all’hockey dei normodotati. La gente potrà solo innamorarsi di questa disciplina". Sport dove gli atleti giocano su slitte che poggiano su due lame. In mano due stecche, una delle estremità con ramponi da ghiaccio fondamentali nella fase di spinta.
Il programma dell’Italia e le ambizioni di medaglia nel torneo
Sarà un’Italia che punterà a divertire, anche se gli orari delle partite successive con Cina (forse decisiva) e Germania saranno di mattino: ore 10. Non proprio ideale per l’audience. Lo pensa pure il presidente. "Gli orari non sono televisivi, ma sono scelte del comitato organizzatore. Però è vero che l’hockey olimpico è stato l‘evento più visto. Ed ha avuto più pubblico di tutti i Giochi. C’è stato sold out nel 90% di presenze medie". Sarà ghiaccio da medaglie? "Puntiamo sul double mix del curling e sull’hockey per arrivare alle semifinali. A PyeongChang 2018 ci siamo giocati la finale per il bronzo dell’hockey, battuti dalla Corea del sud. Questo era lo staff e così la squadra che è ottima, ben preparata e il suo focus punta al risultato. Alle Paralimpiadi nulla è scontato". In realtà, da Torino 2006 quando la squadra perse le prime due partite per 12-0, poi alla terza contro la Gran Bretagna il primo gol segnato scatenò l’entusiasmo, l’Italia è sempre migliorata nei risultati finali. A Pechino 2022 arrivò quinta. Ma Pechino riporta al destino recente delle Paralimpiadi invernali: pure allora si scatenò una guerra. Ingiusto per gli atleti ed un mondo che chiede pace. Che dice, presidente? "Un fatto che prescinde dalla volontà di noi sportivi. Queste guerre sono fatti gravi, vorremmo che lo sport portasse un segnale positivo all’interno della tragedia del momento storico. Speriamo, di cuore, di portare un messaggio che possa condizionare positivamente il mondo". Stasera avremo un segnale di queste guerre nella sfilata senza portabandiera e assenti diverse nazioni. "Rispetto la volontà di ciascuno, questioni talmente delicate che toccano sfere personali. Sono convinto che lo sport sia un movimento sano, con valori positivi e spero continui ad avere questa funzione".
Una squadra senza età: esperienza e multiculturalità nel Para Ice Hockey azzurro
Invece la via azzurra dell’hockey sarà segnata da grandi vecchi e da ragazzi di mondi diversi. Nils Larch è il cannoniere nato ad Innsbruck, Sandro Kalegaris arriva da Klagenfurt, Eusebiu Antochi ha origine rumena. Nikko Landeros, americano di San Francisco ormai milanese è il plurimedagliato della compagnia: con gli Usa ha vinto tre ori olimpici. E qui? "Vorremmo il clima che ci ha aiutato a vincere tante medaglie nella olimpiade", si augura Andrea Gios. "Nell’hockey c’è contatto fisico, dinamicità, tecnica. Nel curling genialità". Hockey italiano senza tempo, se è vero che Santino Stillitano, uno dei portieri, ha 57 anni. Gianluca Cavaliere, torinese classe 1971, è il veterano alla sesta Paralimpiade. Una squadra che non pone limite all’età: con 40enni, altri 50enni, e trentenni avanzati. "Dovuto al fatto che non abbiamo tanti praticanti. Ormai l’età media si è alzata nello sport. Pensate alla strepitosa Olimpiade di Arianna Fontana a 35 anni. Nel mondo Paralimpico c’è più longevità negli atleti di punta". Ovvero mai dire mai. Non è mai troppo tardi: per una medaglia.
