“Vado così forte per abbreviare la mia agonia”. Con questa frase Marco Pantani ha incarnato il suo modo di essere campione in bicicletta e ha ispirato intere generazioni. Storie che vanno oltre le epoche e le discipline, perché nascono da un’emozione pura. La stessa che lega Giuseppe Romele - per tutti Beppe - al Pirata. Un filo invisibile fatto di sogni infantili e di ispirazione autentica, che oggi trova il suo palcoscenico più alto: le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. Nato con una rara malattia congenita, l’ipoplasia femorale bilaterale, che compromette lo sviluppo degli arti inferiori, l’atleta lombardo ha iniziato la sua carriera sportiva nel nuoto, conquistando nel 2006 il titolo italiano nei 50 stile libero. In seguito si è dedicato con successo al triathlon, sfiorando la qualificazione alle Paralimpiadi di Rio 2016 e ottenendola poi a Parigi 2024. Quindi l’opportunità in un’altra disciplina: il para-sci di fondo, scoperto grazie al compagno di squadra Cristian Toninelli.
Idolo Pantani
Beppe Romele, possiamo dire che quello con lo sci di fondo sia stato un amore nato su suggerimento? «Sì. Toninelli nel 2016 parlò di me al mio attuale allenatore e da lì tutto si concretizzò. In realtà ho sempre avuto una passione per questa disciplina, anche se vivevo a Pisogne, sul Lago d’Iseo, dove la neve non è così frequente...». C’è uno sportivo che l’ha ispirata? «Assolutamente sì: Marco Pantani. Ho sempre ammirato il suo modo di correre. E, se vogliamo, la sua storia non è poi così dissimile dalla mia. Inoltre c’è anche un altro legame con lui». Di cosa si tratta?
«Porto un orecchino simile al suo, per onorarne la memoria. Non sono l’unico: ho saputo che un biatleta francese, Emilien Jacquelin, ha gareggiato con l’orecchino di Pantani a Milano Cortina, dedicandogli poi la medaglia». Magari potrebbe farlo anche lei. «Speriamo. Il mio approccio è molto sereno. Confesso di essermi confrontato anche con alcuni atleti che hanno già vissuto l’esperienza olimpica, e questo mi è stato molto utile».
"Il mio obiettivo è dare il 100%"
Anche il bronzo paralimpico conquistato quattro anni fa a Pechino e le due ultime Coppe del Mondo vinte possono darle ulteriore fiducia? «Sinceramente mi concentro su ciò che devo fare. Il mio obiettivo è dare il 100%: il risultato, poi, sarà una conseguenza». Si è parlato molto della partecipazione di russi e bielorussi: il fatto che la loro sospensione sia stata revocata la infastidisce? «Assolutamente no. Anzi, sono contento che ci siano: così si potrà dire di aver gareggiato contro tutti i migliori. Nella mia categoria, la sitting, c’è un solo atleta russo, ma è molto forte: Ivan Golubkov. Sarà uno stimolo in più per fare bene. E aggiungo anche una cosa». Prego. «Credo che dare la possibilità a tutti gli atleti di partecipare a un evento del genere sia qualcosa di molto importante». Quando la vedremo in gara? «La prima sarà il 10 marzo, la sprint. L’11 ci sarà la 10 km, poi la staffetta il 14, anche se non credo che la farò, e infine il 15 la 20 km». Pronto a far fatica? «Decisamente sì».
