Quelli che ignorano la carta Olimpica

Quelli che ignorano la carta Olimpica© EPA

«Esiste un solo bene, la conoscenza e un solo male, l’ignoranza». Affondano nella massima socratica le radici della stangata che l’Italia prenderà dal Cio il 27 gennaio, se non sarà stato emanato il decreto legge a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del Coni. Perché, se prima di varare l’urticante riforma dello sport madre di tutte le magagne, qualcuno dentro il Palazzo avesse letto almeno il comma 6 e il comma 9 dell’articolo 27 della Carta Olimpica, ora la spedizione italiana non rischierebbe di andare ai Giochi di Tokyo senza bandiera, senza inno, senza squadre.

Comma 6: «I comitati olimpici nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse a titolo esemplificativo ma non esaustivo, pressioni politiche, giuridiche, religiose o economiche che potrebbero impedire loro di adempiere alla Carta Olimpica».

Comma 9: «Il comitato esecutivo del Cio può adottare le decisioni più appropriate per la protezione del Movimento Olimpico nel Paese di un comitato olimpico nazionale, compresa la sospensione o il ritiro del riconoscimento di tale comitato, se la costituzione, la legge o altre norme in vigore nella Nazione in questione, o qualsiasi atto da parte di organi di governo o altri organismi, sia di ostacolo all’attività o alla libera espressione del comitato stesso».

Intervistato da “Sport Olimpico”, Francesco Ricci Bitti, membro Cio dal 2006, ha detto: «La cosiddetta riforma è vissuta in due fasi. La prima (governo Lega-M5S) fu semplicemente un azzeramento unilaterale del Coni col trasferimento della pianta organica e di vari asset dalla Coni Servizi a una società di proprietà pubblica denominata infaustamente Sport e Salute. Il tutto senza precise indicazioni sul nuovo ruolo, salvo la sempre più marcata e diretta dipendenza dal governo. La seconda fase (governo PdM5S), incaricata di produrre i decreti delegati, è stata della complicazione, caratterizzata da un’ambizione tuttologa che ha prodotto decreti ridondanti su temi di interesse, ma marginali rispetto al tema irrisolto dell’Articolo 1, fondamentale per l’operatività del sistema sportivo. Occorre ridare una pianta organica, gli asset relativi, e le risorse necessarie a un Coni rinnovato, rispondente ai dettami della Carta Olimpica che vuole i Comitati Nazionali unico riferimento dell’attività sportiva-agonistica sul territorio».

Questo si chiama parlare chiaro. Ieri il Coni ha cassato la profferta di Sport e Salute: un nuovo contratto con il Foro Italico per restituire la gestione diretta dei dipendenti e dei presidi organizzativi. Proposta fuori tempo massimo e inefficace. Solo un decreto legge può salvare la partecipazione dell’Italia ai Giochi. Solo quello.

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