-8 al vertice Cio: quell'incubo che si avvicina

-8 al vertice Cio: quell'incubo che si avvicina© EPA

TORINO - Avviso ai politici italiani che se ne fregano della possibile stangata sullo sport italiano, in arrivo il 27 gennaio se non verrà emanato il decreto legge a tutela dell’autonomia del Coni, calpestata dalla peggiore riforma mai partorita nella Via Lattea: la Federazione internazionale dell’hockey ghiaccio ha tolto i mondiali alla Bielorussia, in seguito alla sospensione del Paese e del dittatore Lukashenko da ogni attività olimpica a causa delle pesanti ingerenze del governo di Minsk nell’attività del comitato locale. E pensare che il 27 settembre scorso, il ministro dello Sport, Spadafora, in risposta alle critiche alla riforma mosse dal presidente del Cio, Bach, aveva affermato: «Se per Bach l’autonomia del comitato olimpico in Bielorussia non è in discussione, figuriamoci in Italia. Il Testo Unico affronta e risolve positivamente proprio alcune delle questioni sollevate da Bach. È ridicolo sostenere che la riforma possa incidere sulla preparazione degli atleti italiani e sulle loro possibilità di vittoria a Tokyo, una frase che offende l’Italia e i suoi grandi atleti». Le ultime parole famose. Il 7 dicembre, Bach ha firmato il bando della Bielorussia: «Il Cio continuerà ad aiutare a finanziare gli atleti di Minsk che si preparano per i prossimi Giochi di Tokyo pagando loro direttamente la borsa di studio; essi potranno gareggiare sotto la bandiera di atleti olimpici e basta». Ed è talmente «ridicolo sostenere che la riforma possa incidere sulla preparazione degli atleti italiani e sulla loro possibilità di vittoria» che ieri, Angelo Cito, presidente della Federazione taekwondo, ha affermato: «Noi della Famiglia Olimpica stiamo vivendo un incubo, al solo pensiero che i nostri atleti rischino di non partecipare ai Giochi sotto la bandiera italiana, senza inno nazionale e alcuni di essi non potrebbero nemmeno andarci. È scioccante e sarebbe una vergogna. Questa è diventata una priorità come altre questioni, come la scuola, come il lavoro. È diventata una priorità perché il problema è stato sottovalutato per molto tempo e ora mancano pochi giorni per evitare una simile sciagura. Lo sport di base è fermo, o quasi. Non si sa ancora quando si potranno tenere le qualificazioni olimpiche di molte discipline. A causa del Covid, c’è stato l’azzeramento di tutta l’attività, con sacrifici enormi a partire dalle associazioni sportive locali. Quale sponsor si accosterebbe a una Nazione sanzionata dal Cio o a un atleta senza bandiera e senza inno ai Giochi? Qui è seriamente a rischio la sopravvivenza stessa dello sport di base che dai Giochi Olimpici trae risorse importanti». Com’era la storia del ridicolo?

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