Jacobs e Tamberi, il muro d’oro contro la cattiva politica

Jacobs e Tamberi, il muro d’oro contro la cattiva politica© LAPRESSE

Tokyo, 1 agosto 2021: il giorno dei giorni nella storia dello sport italiano. Negli undici minuti che non dimenticheremo mai, Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi ci hanno emozionato, stravolto, esaltato in questa pazzesca estate in cui un invisibile filo azzurro lega Wembley allo stadio Olimpico di Kasaumigaokamachi, Shinjuku: dall’Italia campione d’Europa nel calcio all’Italia campione d’Olimpia. Roma, 26 gennaio 2021: «Dopo due anni di Via Crucis e di autentico calvario» (Giovanni Malagò dixit), causati dalla peggiore riforma dello sport mai partorita nel sistema solare e varata dal governo Conte Uno, in punto di morte il governo Conte Due emana il decreto legge che riafferma l’indipendenza del Coni. È, questa, la condicio sine qua non perché l’indomani, a Losanna, il Cio non sospenda lo stesso Coni, mandando l’Italia a Tokyo senza inno, senza bandiere, senza squadre; qualificando gli azzurri come atleti olimpici indipendenti. Se così fosse stato, oggi nel medagliere, anziché Italia avreste letto IOC (Italian Olympic Committee) così come, anziché Russia leggete RCO (Russian Olympic Committee).

Jacobs e Tamberi, il cielo è azzurro (e d'oro) a Tokyo!
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Jacobs e Tamberi, il cielo è azzurro (e d'oro) a Tokyo!

«Ciò che più mi spaventa è l’inverno della memoria», ha scritto Juan José Arreola, straordinaria figura della letteratura latinoamericana del Novecento. Al contrario, la grandezza delle imprese di Tamberi e Jacobs, cuore dell’entusiasmante spedizione azzurra a questi Giochi, ravviva la memoria. Molto prima di sei mesi fa, disse ancora Giovanni Malagò, addì 21 novembre 2018: «Questa non è la riforma dello sport italiano, non c’entra nulla. Questo è un elegante discorso di occupazione del comitato olimpico italiano. Lo stesso fascismo, pur non essendo estremamente elastico nell’acconsentire a tutti di esprimere le proprie opinioni, aveva rispettato quella che era stata la storia del Coni dall’epoca della sua fondazione». Ieri, alla Camera, un lungo, corale applauso ha salutato i trionfi di Jacobs e Tamberi, com’era doveroso, mentre stenta ancora a placarsi il profluvio di tweet, post, lanci d’agenzia grondanti orgoglio e tripudio tricolore. Sette mesi fa, era il 2 gennaio, in beata solitudo sola beatitudo, Tuttosport martellò ogni giorno sino al 26 gennaio sulla necessità che il Palazzo comprendesse il gravissimo rischio corso dallo sport italiano e intervenisse per rimediare. Grazie a Dio, l’ha fatto, anche se alla ventitreesima ora. Ricordarlo oggi è un esercizio non solo squisitamente olimpico. Oggi che Jacobs e Tamberi salgono sul gradino più alto del podio, giubilante l’atletica presieduta da Stefano Mei, un altro signore che in queste ore si sta prendendo enormi, meritate rivincite. Oggi che lo sport italiano è citius, altius, fortius: lo rammenti la politica di qualunque colore, ordine e grado, ogniqualvolta punta a minare l’indipendenza del Coni va a sbattere contro un muro d’oro.

L'Italbasket omaggia Tamberi: emozioni e abbracci tra gli azzurri!
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