© APSQuando i Giochi arrivano in una città, nulla sarà più come prima. Le Olimpiadi e lo spirito magico che le accompagna da tre millenni hanno il potere di donare un’altra anima a un luogo con un effetto inspiegabile a parole, ma che conoscono bene, benissimo, tutti quelli che l’hanno provato. Vent’anni dopo, a Torino è facile respirare folate di quell’aria elettrica che aveva risvegliato la città. Non è come allora, naturalmente, ma chiunque vi racconterà di un prima e un dopo quei Giochi, di una Torino cambiata nel corpo e nel carattere. Il perché è legato a tre fattori.
Torino 2006 e l’eredità culturale e urbanistica dei Giochi
Il primo è che per due settimane si diventa la capitale del mondo: le strade diventano arterie di persone di qualsiasi nazionalità che irrorano i locali pubblici, i marciapiedi, le piazze, mischiandosi fra di loro, intrecciando lingue e abitudini disparate. È un bagno di culture che travolge e ubriaca. Il secondo è che questo specchiarsi nel mondo restituisce un’immagine orgogliosa di se stessi, più completa e incorniciata in un contesto più ampio di quello che solitamente si ha, pensando ai propri luoghi. Il terzo è che le opere rimangono, i miglioramenti urbanistici, le infrastrutture sportive e quelle logistiche, i restauri artistici e le nuove idee messe a terra. In un Paese che fatica a migliorarsi, la spinta olimpica è quasi sempre una benedizione.
Olimpiadi invernali: da Torino 2006 a Milano Cortina 2026
No, quindi, le OIimpiadi non sono, non sono mai state e mai saranno solo un evento sportivo. Il senso stesso dei Giochi non è il mero confronto agonistico, ma il rimpicciolimento del mondo alla dimensione di una città perché i cittadini del mondo possano parlarsi più facilmente, guardarsi negli occhi e giocare a qualcosa per suggellare questa vicinanza. Torino 2006 non ha fatto eccezione e, come le altre Olimpiadi, ha portato qualcosa di grande e lasciato un’eredità preziosissima alla città e più in generale al Paese. La visione dell’Avvocato Agnelli, uomo di mondo e di sport insieme, era stata lucida, le donne e gli uomini che ha scelto per portare avanti quella visione le sono stati fedeli e hanno compiuto il miracolo di aver rifondato la città su un’altra cultura, di aver aperto un altro capitolo della sua storia. Ancora oggi, vent’anni dopo, c’è tanta voglia di celebrare quei giorni, di ricordarseli, di rimettersi quelle giacche a vento, immaginandosi le strade di allora, piene di vita e di vite. Milano e Cortina stanno per essere meravigliosamente travolte dalla stessa magia, i torinesi possono solo consigliare di assorbirne ogni scintilla, ogni goccia, ogni refolo perché saranno ricordi indelebili, bellissimi e ispiranti. Lo capiranno subito, ma sarà loro ancora più chiaro tra vent’anni, quando li ritroveranno ancora lì, più vividi e inebrianti.
