Adhu Malual, coraggio e denuncia: vergogna razzista tra rabbia e dolore, "dal nostro pubblico..."

Amaro sfogo affidato ai social della schiacciatrice del Monviso Volley e della nazionale al termine della partita che la sua squadra ha giocato in casa contro Macerata

PINEROLO (TORINO)- La schiacciatrice di Monviso Volley Adhu Malual ha lanciato attraverso i social un pesante atto di accusa a parte della tifoseria della sua squadra che, nel corso della partita di ieri contro Macerata, le ha rivolto pesanti insulti di matrice razzista invece di sostenerla, insieme alle sue compagne, come sarebbe logico. Adhu italiana nata da genitori sudanesi, si è sentita ancor più offesa da quanto avvenuto vista la presenza di mamma e papà sugli spalti. Malual si augura che la sua denuncia, come quella relativa a fatti analoghi, non passi sotto silenzio ma serva a fare in modo che in futuro certi beceri atteggiamenti non debbano più ripetersi.

Queste le parole affidate ai social da Adhu Malual

« Ieri sera ho giocato in casa. E non mi sono sentita a casa.  In 12 anni di carriera non avevo mai assistito né vissuto sulla mia pelle un atteggiamento del genere da parte del pubblico che dovrebbe sostenere la propria squadra. Si può sbagliare. Fa parte del gioco, fa parte del lavoro, fa parte dell’essere umani. Quello che non fa parte di questo sport sono insulti, fischi costanti, offese personali e sì commenti razzisti, rivolti non solo a me ma anche ai miei familiari sugli spalti. Dal primo punto all’ultimo. Non per spronare. Non per sostenere. Solo per colpire. Sono fiera di essere italiana. Sono fiera di giocare in uno dei campionati più forti al mondo. Sono fiera di indossare la maglia azzurra, perché l’amore che provo per questo Paese, che è la mia casa, è indescrivibile. E non permetterò a nessuno di metterlo in discussione. I momenti no esistono per tutti, in qualsiasi ambito. C’è una linea sottile tra il tifo e la mancanza di rispetto. Ieri sera quella linea è stata superata più volte. E quando a pagarne il prezzo non è solo l’atleta in campo, ma anche la squadra e la sua famiglia sugli spalti, allora il problema non è sportivo. È umano. Io continuerò a fare il mio lavoro. Con dignità. Con professionalità. Con rispetto per questo sport. Ma una cosa va detta chiaramente: il silenzio, davanti a certi comportamenti, non è più un’opzione. Ringrazio la società per il supporto dimostrato, e i tifosi che riconoscono il mio impegno e comprendono il momento delicato  ».