Volley Mercato: Orduna ha scelto Milano per la sua 19a stagione italiana

Nuova avventura per il palleggiatore argentino naturalizzato italiano che, dopo i due anni a Civitanova, si rimette in gioco alla corte di coach Falasca
Volley Mercato: Orduna ha scelto Milano per la sua 19a stagione italiana

MILANO-L'esperienza di Santiago Orduna al servizio di Guillermo Falasca. Il 43enne regista argentino naturalizzato italiano firma per la sua nuova avventura, accordandosi con il presidente Lucio Fusaro e il direttore generale Fabio Lini, per disputare con la maglia dell'Allianz Milano la sua diciannovesima stagione in Italia.

LA CARRIERA-

Nato a Buenos Aires il 31 agosto 1983, Santiago Orduna è un palleggiatore argentino naturalizzato italiano. Figlio dell’allenatore Guillermo Orduna, ha iniziato la sua carriera in Argentina prima di trasferirsi in Spagna e poi in Italia, dove è diventato uno dei registi più apprezzati della SuperLega. Nel suo lungo percorso ha vestito le maglie, tra le altre, di Padova, Modena, Ravenna, Monza, Vibo Valentia, Acicastello e Lube Civitanova, conquistando trofei nazionali e internazionali. Nelle ultime due stagioni alla Lube ha aggiunto alla sua bacheca una Coppa Italia e due finali scudetto, confermandosi tra i leader anche all’interno dello spogliatoio. Ecco le sue prime parole da giocatore di Allianz Milano.

Le  parole di Santiago Orduna

Santi sei pronto per una nuova avventura in una carriera straordinaria che ti ha visto protagonista in tutta Italia, dal Nord al Sud, spesso da vincente o comunque finalista, come accaduto nelle ultime due stagioni. Cosa ti ha convinto ad accettare la proposta di Milano?

«Posso dire che finalmente riesco a indossare la maglia di Allianz Milano. Vedo solo cose positive in questa società e questo mi ha convinto ad accettare, dopo che anche in passato ci siamo parlati più volte. Adesso ce l’abbiamo fatta. Ho sempre ammirato Powervolley come società. Il presidente Lucio Fusaro e il direttore generale Fabio Lini riescono ogni stagione ad allestire squadre molto competitive. Ho avuto la possibilità di apprezzarlo da avversario fino a ieri e adesso sono felice di entrare a far parte della famiglia Allianz Milano, con l’obiettivo di fare molto bene in SuperLega. Aggiungo che giocare insieme a Simon era qualcosa che mi mancava in carriera. Avrei voluto succedesse anche prima, ma va benissimo così, in una grande piazza e in una grande città come Milano. Giocare all’Allianz Cloud è qualcosa di unico per qualsiasi giocatore. Poi c’è anche l’aspetto familiare da non sottovalutare: mi avvicino a mio figlio e sarò contento di portarlo al palazzetto per ogni partita ».

Nel corso degli anni ti sei ritagliato anche un ruolo importante come guida per i giovani giocatori. A Civitanova la tua esperienza e il tuo contributo sono stati fondamentali. Quanto ti piace questo ruolo di “chioccia” all’interno del gruppo?

«Ah, ma io mi sento ancora un giovanotto…» scherza Santi. «Fa piacere comunque essere riconosciuto come una guida per altri giocatori. Ho un carattere molto aperto e tutti sanno che possono parlare con me di qualsiasi cosa, sempre allo stesso livello. Se poi posso trasmettere qualcosa in più grazie alla mia esperienza ne sono felice. A me piace la competizione, credo di essere nato per stare in campo. Negli ultimi due anni alla Lube ho aggiunto qualcosa in più al mio bagaglio: la capacità di gestire certe emozioni e vivere le partite in modo diverso, facendomi trovare pronto a entrare e dare tutto quando serve. È importante, anche per chi ha sempre giocato tanto, imparare qualcosa da ogni esperienza, perché non esiste una situazione di squadra uguale a un’altra».

A Milano troverai un allenatore come Falasca, con cui condividi anche le radici argentine. Quanto potrà essere importante questa sintonia dentro e fuori dal campo per la stagione d’esordio?

«Non sono mai stato allenato da Guillermo Falasca, ma abbiamo avuto spesso modo di parlare. Come hai detto ci legano le origini argentine. Anche recentemente ho sentito amici che sono stati suoi giocatori e tutti mi hanno dato ottime referenze. Siamo sicuramente già in sintonia e cercheremo di trasmettere tutta la nostra energia positiva al gruppo».

Con la maglia di Monza, dove sei stato per quattro stagioni, le sfide contro Milano avevano sempre un sapore speciale. Che ricordi ti porti dietro da quei derby?

«Sì, con la maglia di Monza era sempre una partita molto sentita. Se torno indietro negli anni credo che il bilancio sia abbastanza in equilibrio tra vittorie e sconfitte. È bello giocare in un palazzetto pieno, vivere lo spettacolo dentro lo spettacolo, e i derby sono sempre speciali anche sugli spalti. Capitava spesso di trovare dall’altra parte della rete veri amici, persone che frequentavi anche fuori dal campo. Con Sbertoli e soprattutto con Nimir, ad esempio, c’era un rapporto speciale. Ma anche questo diventava uno stimolo in più per dare il massimo».

C’è una partita, un trofeo o un momento della tua carriera italiana che senti particolarmente tuo?

«La prossima sarà la mia diciannovesima stagione in Italia, quindi è davvero difficile scegliere un solo momento. Ho giocato tante finali e ho avuto la fortuna di vincerne più di quante ne abbia perse. Però, se devo pensare a un trofeo che sento particolarmente mio, direi la Challenge Cup vinta con Ravenna in casa dell’Olympiakos, davanti a 15mila tifosi greci. Avevamo una squadra con tanti giovani allenata da Fabio Soli. Io arrivavo dall’esperienza di Modena e non so quanti avrebbero scommesso su di noi. Quella coppa la sento davvero mia per quanto abbiamo lottato per raggiungere quell’obiettivo».

Puoi descriverti un po’ fuori dal campo? Cosa ti aspetti da Milano come città?

«Fuori dal campo mi piace essere sempre in movimento. Non riesco a stare fermo: mi piace viaggiare, giocare, stare con mio figlio quando non ci sono allenamenti. Sono una persona allegra, mi piace ascoltare musica, stare con la gente e condividere tanto, forse anche troppo, come mi dicono spesso. Soprattutto con la famiglia. Nella mia carriera non ho mai vissuto davvero in una grande città come Milano. Mi aspetto qualcosa di simile a Buenos Aires. Conosco già la zona per gli anni a Monza, ma viverla ogni giorno sarà diverso. Nei giorni liberi vorrei godermi la città: andare allo stadio, assistere a qualche concerto, scoprire ristoranti e vivere tutto quello che Milano può offrire».

C’è un messaggio che vuoi mandare ai tuoi nuovi tifosi milanesi?

«Sono molto contento dell’affetto che sto già ricevendo dai tifosi milanesi e non vedo l’ora di conoscerli tutti. Vi aspettiamo al palazzetto per sostenerci nelle sfide che ci attendono nella nuova stagione. Manca ancora qualche mese, ma non vediamo l’ora di ripartire ad agosto e iniziare subito forte, lottando tutti insieme».

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