
TORINO - Il lavoro quotidiano al Gar Rebaudengo per raggiungere un tema molto più ampio. Roberto Arena, direttore generale della società che anima il quartiere Barriera di Milano a Torino e che ospita al suo interno giocatori e istruttori di 39 nazionalità differenti, è sicuramente un visionario. Un uomo che ha saputo cogliere l’importanza dell’integrazione, rendendola un valore: «Nel nostro piccolo, ma in generale in tutta Italia, riscontriamo una difficoltà enorme nel tesseramento di extracomunitari minori non accompagnati. I pochi che riusciamo ad inserire non possono disputare partite, ma soltanto allenamenti previa visita medica d’idoneità sportiva. Dobbiamo poter normalizzare questa situazione». Il Rebaudengo, nel proprio piccolo, si sforza per fare una precisa attività che vada incontro anche alle esigenze dell’intero quartiere. Arena precisa: «Tantissimi ragazzi vanno soltanto a scuola, ma non hanno uno sfogo oltre alla comunità. Non riescono a coltivare una passione, non hanno la possibilità di vivere lo sport come gli altri. Ecco, sto cercando di cambiare le cose. Non solo per il Rebaudengo, ma per tutta Italia». Da qui nascono i dialoghi con la Figc e la LND. Tenere impegnati i ragazzi col calcio è la base dell’idea d’integrazione che il Rebaudengo coltiva ogni giorno. La bozza di progetto ha già trovato l’appoggio dell’Assessorato allo Sport. E il 19 febbraio il prossimo step sarà con l’Assessorato alle Politiche Sociali, incontro dal quale Arena spera di poter uscire con un piano definito per effettuare un censimento di tutti i centri d’accoglienza. Per capire chi desideri essere coinvolto e chi intenda scegliere il calcio come passione da vivere al di fuori del contesto scolastico. L’obiettivo? Creare un primo mini torneo che possa andare in scena già nel mese di giugno. Si tratta di attività amatoriale, ma agonistica. Con lo scopo di raggiungere tantissimi ragazzi extracomunitari non accompagnati. Arena spiega: «La nostra società è sempre più multietnica, non possiamo non tenerne conto. Questo è il futuro. Il Rebaudengo, in questo senso, è un esempio italiano: il 90% dei nostri giocatori sono stranieri, così come lo sono il 60% degli allenatori. Noi abbiamo un rapporto stretto con le scuole del vicinato e cerchiamo di essere un porto sicuro per tutti».
Piccoli grandi gesti
L’integrazione, per Arena, passa anche dai piccoli grandi gesti: «Da noi trova spazio anche chi non può permettersi di pagare la quota d’iscrizione. C’è posto per tutti. Abbiamo gruppi molto forti e gruppi più deboli: ci capita di perdere 10-0 o essere primi in classifica. E cerchiamo sempre di andare oltre i problemi della quotidianità». Le iniziative del Rebaudengo, come ribadisce il dirigente, sono tante: «Nel 2024 abbiamo iniziato ad integrare ragazzi con autismo o con sindrome di Down nelle nostre squadre, grazie alla collaborazione con gli Insuperabili. Abbiamo una panchina con le scarpette rosse all’interno del nostro impianto: siamo sempre al fianco delle donne. E la nostra coscienza investe tanti temi». Campeggia uno striscione, in Via Sempione: «È bene stare zitti quando i bambini dormono, non quando muoiono». Per il Giorno della Memoria, nello scorso weekend, sono state distribuite le poesie di Primo Levi sulle tribune. E il razzismo? Lo si affronta con consapevolezza. Il Rebaudengo dona agli avversari una raccolta di 39 brani, proprio per identificare ogni singola nazionalità dei propri tesserati. Per superare barriere che sembrano invalicabili. Ora, grazie al lavoro di Arena in collaborazione con la Federazione, l’auspicio è quello di raggiungere la fase successiva: poter tesserare gli extracomunitari minori non accompagnati. È il sogno del direttore generale, ma anche quello di un Rebaudengo che non conosce confini.
