
Lo sport e l’ascolto rappresentano una combo che, a volte, può aiutare a guarire più velocemente di una medicina. Strumenti all’apparenza “semplici”, accessibili, a disposizione di tutti che possono sprigionare un benessere a 360° gradi che diventa inclusione, socialità, felicità condivisa. Su questo, su questi due canali si fonda il progetto della Cooperativa La Rondine che, per il terzo anno consecutivo, ha iscritto la propria squadra al campionato della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale (Dcps) della Figc, prima federazione calcistica al mondo a creare un campionato dedicato agli atleti con disabilità intellettivo-relazionali. Quindici tesserati che si allenano regolarmente e partecipano alle gare di campionato, seguiti da uno staff composto da Andrea Fortini, Simone Roseo e Francesco Fatiga e dal portavoce, l’educatore Luca Trabuio, calciatore nel mondo dei dilettanti, che proprio grazie a questa sua passione è riuscito a dare vita a uno strumento tanto prezioso, quanto ancora da far conoscere.
«Anche in base alla mia esperienza sono sempre stato convinto che le attività sportive e l’ascolto siano canali privilegiati per poter interagire con le persone che si presentano ai servizi riabilitativi di cui si occupa la nostra Cooperativa – esordisce Trabuio –: il nostro raggio d’azione comprende due dipartimenti, quello dell’Asl Città di Torino e quello dell’Asl TO3, e per questo oggi possiamo parlare di un progetto interdipartimentale perché i nostri atleti, che vengono indirizzati a noi direttamente dai medici dei Centri di Salute Mentale, sono espressione di tutta l’area e ci consentono di rappresentare non solo l’utente privato, ma anche il vero e proprio servizio pubblico. Medici che sono i responsabili legali del progetto stesso, mentre in capo a noi c’è la responsabilità della dimensione riabilitativa dello stesso».
Al suo fianco c’è Giorgio Garigliano, referente Area Aziendale Piemonte della Cooperativa La Rondine che ha sede a Lanciano ed è arrivata a Torino nelle logiche delle gare di appalto: «Con questo importante progetto della Dcps, la Figc ha distribuito risorse che ci hanno permesso intanto di sostenere i primi costi per avviare il progetto e poi quelli relativi alle visite mediche necessarie per questi atleti e all’acquisto dei materiali e delle attrezzature necessarie», spiega.
Costi cui si aggiungono quelli coperti regolarmente dalla Cooperativa e relativi alle spese di viaggio e pernottamento per i tornei fuori Torino. I benefici, per questi ragazzi, sono molteplici: «Alcuni di loro non praticavano una qualsiasi attività fisica da oltre dieci anni – racconta Trabuio –: per noi il focus sulla questione fisica è fondamentale perché l’allenamento costante sta aiutando tanti di loro a fumare di meno o a porre più attenzione alle abitudini alimentari».
E poi c’è la dimensione sociale: «Grazie a questa attività alcune di queste persone hanno ritrovato la voglia di uscire di casa, di incontrarsi e adesso si trovano anche al di fuori del campo, per condividere una cena o una grigliata». Potenza dello sport. Non manca anche la dimensione competitiva, che evidentemente non è il fine ultimo di questo progetto, «ma per alcuni ragazzi è molto accesa!». Perché il grande obiettivo della Cooperativa La Rondine è quello «un giorno, di poter iscrivere questa squadra a un campionato per atleti normodotati, penso a uno dei classici tornei di calcio a 7 del mercoledì sera. Questo vorrà dire aver portato a termine un percorso: uno degli atleti che ha fatto un pezzo di strada con noi, infatti, è tornato a giocare in una squadra di Terza Categoria con i suoi amici! Riabilitazione e integrazione: sono questi i nostri grandi obiettivi».