Riscaldamento: perché non bisogna saltarlo

il dottor Davide Zai Tornese, dell’IRCCS Istituto Galeazzi: «non serve solo a preparare il fisico, riduce il rischio di infortuni e migliora il rendimento»
Riscaldamento: perché non bisogna saltarlo© EPA

Il riscaldamento è uno step importante e indispensabile prima di intraprendere qualsiasi tipo di attività sportiva. Oltre a migliorare il rendimento del nostro fisico, riduce anche il rischio di traumi. A questo proposito, il dottor Davide Zai Tornese, responsabile dell’U.O. di Riabilitazione Specialistica I - Riabilitazione Sportiva all’IRCCS Istituto Galeazzi, ha dato qualche “dritta” su come eseguire una buona preparazione sportiva e quali sono le attività più adatte a ciascun soggetto. «Il riscaldamento sportivo è la fase che serve per preparare l’organismo ad affrontare una qualsiasi prestazione sportiva, dalla maratona alla partita di calcetto tra amici.

Consiste nello svolgere un’attività fisica di bassa intensità ponendosi tre obiettivi: aumentare l'afflusso di sangue ai muscoli; aumentare progressivamente la temperatura corporea e aumentare gradualmente la frequenza cardiaca». «Il riscaldamento - continua il dottor Tornese - serve non solo a preparare il fisico allo sforzo che dovrà sostenere, ma anche a ridurre il rischio di infortuni muscolo-tendinei e, infine, a migliorare il rendimento sportivo.

Aumentando la flessibilità di muscoli e tendini e rendendoli pronti ad affrontare movimenti bruschi o forzati, il riscaldamento riduce la viscosità del liquido sinoviale (la sostanza che “lubrifica” le articolazioni), permettendo movimenti più ampi e riducendo il rischio di traumi. Inoltre, richiama sangue verso i distretti sollecitati dall’esercizio, preparando il corpo a un migliore utilizzo dei substrati energetici portando, contemporaneamente, a un maggiore afflusso dell’ossigeno trasportato dal sangue, per metterlo a disposizione dei tessuti che ne hanno bisogno». come fare «L’attività che, solitamente, viene praticata per iniziare la fase di riscaldamento – prosegue - è una corsa lenta, anche sul posto, perché mette in moto una buona parte della muscolatura senza rischio di traumi. Valide alternative possono essere l’uso della cyclette o della bicicletta, il nuoto eseguito lentamente o anche una camminata effettuata con passo veloce.

Una volta che l’organismo ha iniziato a riscaldarsi è possibile effettuare esercizi di allungamento o a corpo libero che preparino allo sforzo muscoli, tendini e articolazioni. È utile anche eseguire un riscaldamento mirato, aggiungendo esercizi che sollecitino in modo specifico le parti del corpo che saranno maggiormente messe alla prova dalla prestazione sportiva che si sta per affrontare.

Per le persone allenate che affrontino sport impegnativi il riscaldamento può comprendere anche attività come salti e scatti che, eseguiti con minore intensità rispetto alla fase agonistica, preparino l’organismo alla sforzo che lo attende. La fase di riscaldamento non dovrebbe durare meno di 10-15 minuti e dovrebbe, inoltre, tenere conto delle condizioni climatiche, essendo più lunga quando si affronta un’attività all’aperto in inverno, perché la bassa temperatura ambientale rende più lento il riscaldamento del corpo». «La fase di riscaldamento - conclude Tornese - è consigliata a tutti proprio perché riduce i rischi di traumi all’apparato muscolo-scheletrico.

Le modalità del suo svolgimento, l’intensità e la durata devono però essere commisurate alle condizioni fisiche del soggetto (per esempio, alle persone anziane è consigliato un riscaldamento blando ma di durata maggiore), al suo livello di allenamento e al tipo di attività che andrà a svolgere».

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