Teniamo il cuore sotto controllo

Il dottor menicanti, responsabile di cardiochirurgia II all'IRCCS Policlinico San Donato: «lo stile di vita conta»
Teniamo il cuore sotto controllo

A differenza di quanto molte persone potrebbero pensare, le malattie cardiovascolari – e non il cancro – sono la prima causa di mortalità in tutte le società evolute. Basti pensare che in Europa il 40 per cento delle morti è dovuto a questo tipo di patologie. Mentre il 27 per cento è riconducibile a patologie oncologiche. Anche in Italia, la situazione è più o meno simile, con numeri che vanno dagli 80 mila morti l’anno per malattie ischemiche, ai 60 mila per altre patologie cardiovascolari, fino a culminare con i 40 mila per tumori maligni.

Il dottor Lorenzo Menicanti, responsabile dell’Unità operativa di Cardiochirurgia II all’IRCCS Policlinico San Donato, fa luce sulle caratteristiche di queste malattie e sulle relative cause, evidenziandone le criticità, i trattamenti sia conservativi sia chirurgici più indicati, con particolare raccomandazione su uno stile di vita più ottimale e salutare.

Dottore, a cosa è dovuto l’incremento delle malattie cardiovascolari?
«L’alta incidenza di queste patologie non dipende da un’unica causa ma è multifattoriale: stili di vita differenti e talvolta non ottimali, vizio del tabagismo deleterio per il benessere dei vasi sanguigni, alimentazione, peso corporeo e, non in ultimo, vita sedentaria con scarsa, se non inesistente, attività fisica. Questo, purtroppo, è il quadro attuale. Detto ciò, l’Italia non è uno dei Paesi con una situazione generale di salute tra le peggiori, anzi. In linea di massima, il Belpaese si caratterizza per una buona genetica e per un’alimentazione relativamente sana (la famosa dieta mediterranea) che lo consacra come uno tra i paesi più longevi al mondo insieme al Giappone e alla Francia. L’aspettativa di vita media di una donna italiana, infatti, si aggira intorno agli 83 anni, mentre per l’uomo tocca gli 80 anni».

In quali categorie si distinguono le malattie cardiovascolari?
«Si dividono principalmente in due grandi gruppi: le malattie delle coronarie, le più frequenti, e le malattie delle valvole. Mentre le prime causano eventi come infarto e angina con la tipica manifestazione di sintomatologia dolorosa, le seconde sono perlopiù situazioni per cui il paziente va incontro a episodi di scompenso cardiaco, manifestandosi tramite mancanza di fiato, difficoltà nel compiere determinate azioni e compromissione della propria qualità di vita».

In quale modo si affrontano quelle legate alle coronarie?
«Si opta sia per un trattamento medico, che costituisce comunque la prima indicazione terapeutica, sia per il trattamento chirurgico, tramite rivascolarizzazione, cioè ripristino del flusso sanguigno laddove risultasse scarso, che subentra nel momento in cui le coronarie fossero malate in maniera importante. La rivascolarizzazione si effettua o attraverso il bypass aorto-coronarico, quindi con un intervento chirurgico tradizionale, oppure attraverso l’angioplastica, cioè tramite la dilatazione della coronaria per mezzo di un palloncino e, una volta dilatata con l’inserimento di uno stent, una sorta di molla che mantiene la coronaria aperta. Esistono, a questo proposito, regole precise che stabiliscono quando sia meglio ricorrere all’una o all’altra procedura: per i malati impegnati con patologie che coinvolgono i tre vasi, la chirurgia è sicuramente più indicata rispetto alla terapia con l’angioplastica; di contro, quando l’evento è acuto, ad esempio un infarto miocardico acuto, la scelta ricade sull’angioplastica. In Italia, mediamente, si eseguono 140 mila angioplastiche e circa 14.500 interventi di bypass. Si discute molto sull’appropriatezza delle varie procedure; in una ricerca americana indipendente è stato dimostrato che il 15 per cento delle angioplastiche era inappropriato contro solamente l’1 per cento dei bypass aorto-coronarici».

E quelle delle valvole?
«In questa tipologia, che fondamentalmente interessa la valvola aortica e quella mitralica, c’è tutto un largo spettro di possibilità terapeutiche, che vanno dagli interventi chirurgici a quelli percutanei. Accanto alle patologie di tipo valvolare e di tipo coronarico, si distinguono anche le patologie mediche come, ad esempio, l’ipertensione e il diabete, che impattano in maniera rilevante sul sistema cardiovascolare».

Quali sono gli strumenti diagnostici a cui si ricorre?
«Con le malattie cardiovascolari sarebbe una buona abitudine sottoporsi a esami utili a conoscere i livelli di colesterolo e una prova da sforzo, una volta superati i 50 anni. È chiaro che, dal momento in cui il sospetto di patologia di un certo tipo fosse concreto, un’ecografia chiuderebbe il cerchio dell’iter diagnostico. Quando, invece, si sospetta una malattia delle coronarie, si procede con una coronarografia, fondamentale per osservare più accuratamente le coronarie malate. Attualmente, sono a disposizione anche altri sistemi per analizzare le coronarie senza dover necessariamente ricorrere a un esame con catetere, come la Tac coronarica e la risonanza cardiaca, che hanno un grandissimo valore quando sono negative, cioè quando non mostrano alcuna patologia».

Si possono prevenire queste patologie?
«La migliore prevenzione è avere genitori longevi e con un buon patrimonio genetico, e purtroppo non possiamo deciderlo. È fondamentale che l’individuo si prenda cura di sé tenendo sotto controllo la pressione, il livello di colesterolo, la glicemia, il peso e svolgendo un’attività fisica costante di almeno un’ora al giorno». Qual è la malattia cardiovascolare più diffusa in Italia? «Certamente quella coronarica, che deve essere contrastata controllando appunto i fattori di rischio, che sono subdoli perché silenziosi e danno segni quando i danni della malattia sono ormai importanti».

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