Caso Djokovic: possibile bando dall'Australia per 3 anni

Tra le conseguenze legali che potrebbero toccare il tennista serbo a seguito del secondo ritiro del visto, c'è anche il divieto di ingresso nel Paese per 36 mesi

Caso Djokovic: possibile bando dall'Australia per 3 anni

MELBOURNE (Australia) -  Novak Djokovic, che affronta il rimpatrio dall'Australia a seguito della decisione del ministro dell'Immigrazione australiano di revocargli per la seconda volta il visto, rischia adesso il bando dall'Australia per 3 anni. Il rimpatrio determinato dalle autorità locali porta infatti solitamente a un successivo divieto di tornare per 36 mesi. Alex Hawke, ministro australiano dell'Immigrazione, ha motivato la decisione di revocare per la seconda volta il visto di Djokovic: "Abbiamo agito nell'interesse pubblico, per motivi di salute e ordine pubblico. Il governo Morrison è fermamente impegnato a proteggere i confini dell'Australia, in particolare in relazione alla pandemia di Covid-19". Il premier australiano Morrison ha accolto la decisione di rimpatriare Djokovic: "Gli australiani hanno fatto molti sacrifici durante questa pandemia e giustamente si aspettano che il risultato di quei sacrifici venga tutelato", ha detto, aggiungendo che "questo è ciò che il ministro sta facendo adottando oggi quest'azione".

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Djokovic, guerra in tribunale

I legali del tennista presenteranno ricorso contro la revoca del visto presso la Federal Circuit and Family Court, come avevano fatto con successo a seguito della prima revoca. Tenteranno tutto il possibile per fare in modo che l'atleta resti in modo da potere disputare gli Australian Open, che si apriranno a Melbourne lunedì. Gli avvocati di Djokovic avrebbero bisogno di rivolgersi a un giudice della Federal Circuit and Family Court o a uno di livello più alto di una Corte federale per ottenere due ordini urgenti: il primo sarebbe un'ingiunzione che eviti il rimpatrio, provvedimento analogo a quello che aveva già ottenuto la scorsa settimana; la seconda ingiunzione, invece, dovrebbe ordinare al ministro dell'Immigrazione Hawke di garantire a Djokovic un visto per potere giocare. "Questo secondo ordine è quasi senza precedenti", spiega il legale di Melbourne Kian Bone, specializzato in immigrazione, sottolineando che il compito degli avvocati di Djokovic è "estremamente difficile": "Molto raramente i tribunali ordinano a un membro del governo esecutivo di concedere un visto".

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