Il più forte è quello che sa fare tutto

Il più forte è quello che sa fare tutto© LaPresse

Alla fine, il più forte sarà quello che saprà fare più cose. Non lo escluderei, e forse non sarebbe neanche troppo sbagliato. Ragazzi fuori dai rigidi schemi del tennis su due o tre colpi, delle botte da orbi da ogni angolo del campo, del servizio fisso sopra i 230 chilometri orari, che inevitabilmente ti porta dritto al tie break. Fuori anche dai raffronti ristretti a poche figure di riferimento. Su tutte quella di Juan Martin Del Potro, che ha orientato il tennis di questi ultimi anni e sembra essere il suggeritore dell’intera generazione dei nati nel Duemila. I figli di Palito… Delpo lo trovi un po’ ovunque, ed è incredibile quanto un tennista come lui, importante per il percorso effettuato ma certo non inarrivabile come lo sono stati Federer e Nadal, abbia potuto condizionare la crescita tennistica di tanti ragazzi. C’è tanto Delpo in Berrettini, che forse è il vero prosecutore del Palito style in questi anni. Ce n’è altrettanto o poco meno in Auger-Aliassime, in Rublev, in Khachanov, nello stesso Fritz che ho visto l’altro ieri battere Nadal con la tranquilla determinazione di chi sa che cosa sta facendo. Eppure, proprio Taylor Fritz si intuisce non avere un solo dna di riferimento tra i propri polimeri tennistici.

Molto Del Potro, certo, quando accetta lo scambio da fondo per preparare l’accelerazione dalla parte del dritto, ma anche altro, di provenienza più statunitense, com’è normale che sia. Qualcosa di Sampras, quando muove l’attacco verso la rete, sarebbe impossibile negarglielo. E se ai colpi base portati con grande veemenza, unisci una mentalità da attaccante, ecco che l’insieme assume caratteristiche meno facilmente determinabili riguardo le intenzioni di gioco. Anche per Nadal, che ho visto in grande difficoltà nella lettura del gioco di Fritz. Mi chiedo se non si arriverà presto ai tennisti con tre tipi di rovescio a disposizione. A due mani, a una mano sola, e in più lo slice, sempre prezioso negli approcci a rete, nel muovere l’avversario tenendo bassa la palla, e nel trasformarsi d’improvviso in una smorzata imprendibile. Berrettini potrebbe provarci… Ha compiuto passi da gigante nella ricerca di una crescita del suo gioco dalla parte del rovescio, e in parecchi me l’hanno descritto capace di utilizzare con una certa disinvoltura anche il colpo a una mano. Può essere un’aggiunta importante, a patto che non crei confusione nella testa del giocatore. Dunque, un obiettivo da raggiungere disponendo di tutto il tempo necessario e sempre che il suo team lo ritenga un passo avanti. Più soluzioni, più possibilità di vittoria. Lo slogan vale qualche onesto tentativo. Berrettini l’idea di apportare migliorie al proprio gioco ce l’ha per vie naturali. Sinner ha addirittura cambiato team per allargare le proprie opportunità. Musetti è già un passo avanti, avendo in dote tutto il tennis di questo mondo. Se questo è il domani, l’Italia non sta messa male.

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