Quell'abbraccio con Berrettini che dice tutto di Sinner

La capacità dell'altoatesino nel dire le cose giuste al momento giusto, mai con l'aria di tirarsela, sempre con la spontaneità di un ragazzo di 22 anni

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Xavier JacobelliXavier Jacobelli

Pubblicato il 04.02.2024, 09:01

4 min

C'è un'immagine, fra le molte significative dei tre giorni romani di Jannik Sinner, che dice tutto dell'Eroe di Melbourne. Lo ritrae all'uscita dal Quirinale, mentre abbraccia Matteo Berrettini. No caption, si usa scrivere nel linguaggio social. Non serve la didascalia, giacché didascalica è la rappresentazione di che cosa sia un'amicizia vera. Soprattutto in questo periodo, così delicato per il solo tennista italiano ad avere disputato la finale di Wimbledon, suo malgrado agonisticamente assente dal 31 agosto scorso, a causa dei ripetuti infortuni che gli "hanno massacrato testa e fisico", citando lo stesso Berrettini.
Nella Sala degli Specchi, davanti a Mattarella, Sinner si era rivolto al compagno di Davis, come se avesse voluto riflettere su di lui la sua immagine proprio nel momento di massima celebrazione istituzionale dell'impresa australiana, appena consegnata alla storia dello sport: "Matteo mi ha sempre aiutato e gli sono grato. Adesso, se servisse, se lui dovesse chiedermi qualcosa, io sarei pronto ad aiutarlo perchè tengo molto a lui". E Matteo: "Jannik ha detto la verità, mi è stato molto vicino anche dopo Malaga. Siamo diversi, eppure, al tempo stesso, simili: rincorriamo un sogno. Le sue parole per me sono luce nel buio e userò tutta questa energia posiiva per il mio tennis".

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