“Cicatrici, dolori e gioie”: Tathiana Garbin tra tennis, malattia e vita

La Capitana della Nazionale campionessa del mondo di Billie Jean King Cup: “Pronta e operativa per gli Internazionali d’Italia”

"Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima". William Ernest Henley, ‘Invictus’ (Book of Verses), 1888. Tathiana Garbin si è appesa questi versi in cucina e li legge tutte le mattine, col sorriso di chi ha lottato con tutte le sue forze per guadagnarsi dalla vita una seconda opportunità. "Ne sono uscita grazie a ciò che conoscevo: il tennis mi ha aiutato tanto a superare ostacoli e difficoltà", racconta la Capitana della Nazionale campionessa del mondo di Billie Jean King Cup. Anche del legame con le sue ragazze, strettosi ancora di più durante la malattia, si parla in ‘Tathiana Garbin - Il mio match per la vita tra gioie e cicatrici’, il libro che Garbin ha scritto a quattro mani con Federica Cocchi, giornalista della Gazzetta dello Sport. Ma il cuore di queste pagine di inevitabile sofferenza è una storia di straordinaria tenacia nell’affrontare le difficoltà della vita per uscirne a testa alta. Ancora più forte, ancora più viva.

Tathiana, grazie come sempre. Come procede l’attesa per il lancio del libro?

"Bene, benissimo. Sono a Roma, pronta e operativa per gli Internazionali d’Italia. Il libro uscirà ufficialmente il 14 maggio, ma dal 5 maggio in avanti ci saranno già le prime copie in anteprima agli Internazionali, dove organizzeremo anche dei firmacopie. Sono molto contenta, in questi giorni ho visto la mia prima copia ufficialmente tra le mani: è stato emozionante vedere qualcosa che hai scritto essere materialmente vivo, presente. È bello, anche se mi fa molto strano".

È partito tutto da un diario personale e dalla sua passione per la scrittura.

"Esatto, tutto nasce da un diario che io ho scritto durante la mia malattia. Cercavo di portare qualcosa di sconosciuto in un ambito che io conosco molto bene, ovvero il campo da tennis. In questo diario cercavo parallelismi tra il tennis e la malattia, che mi hanno aiutato a superare quei momenti difficili. Quando ne parlavo con il mio psicologo lui mi diceva sempre che il lavoro che io stavo facendo su me stessa poteva davvero essere d’aiuto per altre persone".

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Tathiana Garbin presenta il suo libro

Quanto tempo fa è stata scritta la prima frase del libro?

"Proprio a Roma l’anno scorso l’idea ha iniziato a prendere forma. Insieme a Federica Cocchi, che mi ha aiutato in maniera preponderante avendo vissuto la mia malattia da vicino, abbiamo condiviso questo percorso. L’anno scorso avevo iniziato a far emergere e approfondire questo diario, poi insieme abbiamo messo ordine".

Quanto è stato difficile scriverlo?

"È stata un po’ una catarsi. È stato bello e profondo, ma come tutte le cose belle e profonde è stato doloroso. Ti segnano con cicatrici profonde, ma anche con gioie incommensurabili. La speranza di vedere il sole oltre le nuvole era sempre accesa. Rivivere il dolore è stato profondo, ha fatto male. Scrivere è importante, perché con il tempo si tende a dimenticare. Il dolore poi passa e magari non lo ricordi più con la stessa intensità. Invece rileggerlo ti fa capire la profondità delle difficoltà che hai passato, è un’azione di rinascita. Non immaginavo fosse così difficile, ma è stato profondamente bello. Mi piacerebbe che questo libro possa aiutare veramente le persone e possa dare una mano a tutti coloro che stanno soffrendo. In quei momenti, in quei reparti, vedi tante vite che si allineano in una difficoltà immensa. Nel mio reparto so che alcuni ce l’hanno fatta, molti no. Dare una mano e condividere per me è importante: spero davvero che possa aiutare le persone che stanno attraversando un momento di difficoltà, sia in un campo da tennis o nella vita in generale"

Quindi il libro ha più chiavi di lettura?

"Io credo di sì. Mi confronto con il tennista, ma anche con chi sta attraversando un momento difficile combattendo un tumore o semplicemente ha un problema personale. È trasversale".

Prima ha parlato di cicatrici, una delle parole chiave del titolo. È venuto subito o c’erano altre idee?

"Ce n’erano tanti, così come le copertine! Non volevo fosse un libro autocelebrativo, volevo parlare più delle mie ragazze e del percorso che hanno fatto. Però alla fine dovevo anche parlare di me: la mia storia c’è, ci sono i momenti difficili insieme alle cicatrici, che sono una parte indelebile del percorso. Ma oggi le guardo con fierezza, come una guerriera che ha usato tutte le sue armi per combattere. Ci tengo sempre a dire che non è che se ce la fai sei un vincente e se non ce la fai sei un perdente. Tu perdi solo se non dai tutto: a volte gli avversari sono semplicemente più forti di te. Puoi fare del tuo meglio, ma non sempre è sufficiente. Quando uno esce dal campo ha vinto se in quel momento ha dato tutto quello che aveva, lo dico sempre alle mie ragazze. L’avversario è lì per ostacolarti, tu devi trovare le armi per fronteggiarlo. Purtroppo non sempre ci si riesce, ma non per questo non sei un vincente".

In che modo la Tathiana di oggi è diversa da quella di qualche anno fa?

"È inevitabile che una cosa del genere ti cambi profondamente. Sento di non temere nel dimostrare le mie difficoltà: se prima volevo sempre risultare invincibile, ora non ho più paura di mostrare le mie cicatrici. Anzi, ne vado ancora più fiera".

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"Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima". William Ernest Henley, ‘Invictus’ (Book of Verses), 1888. Tathiana Garbin si è appesa questi versi in cucina e li legge tutte le mattine, col sorriso di chi ha lottato con tutte le sue forze per guadagnarsi dalla vita una seconda opportunità. "Ne sono uscita grazie a ciò che conoscevo: il tennis mi ha aiutato tanto a superare ostacoli e difficoltà", racconta la Capitana della Nazionale campionessa del mondo di Billie Jean King Cup. Anche del legame con le sue ragazze, strettosi ancora di più durante la malattia, si parla in ‘Tathiana Garbin - Il mio match per la vita tra gioie e cicatrici’, il libro che Garbin ha scritto a quattro mani con Federica Cocchi, giornalista della Gazzetta dello Sport. Ma il cuore di queste pagine di inevitabile sofferenza è una storia di straordinaria tenacia nell’affrontare le difficoltà della vita per uscirne a testa alta. Ancora più forte, ancora più viva.

Tathiana, grazie come sempre. Come procede l’attesa per il lancio del libro?

"Bene, benissimo. Sono a Roma, pronta e operativa per gli Internazionali d’Italia. Il libro uscirà ufficialmente il 14 maggio, ma dal 5 maggio in avanti ci saranno già le prime copie in anteprima agli Internazionali, dove organizzeremo anche dei firmacopie. Sono molto contenta, in questi giorni ho visto la mia prima copia ufficialmente tra le mani: è stato emozionante vedere qualcosa che hai scritto essere materialmente vivo, presente. È bello, anche se mi fa molto strano".

È partito tutto da un diario personale e dalla sua passione per la scrittura.

"Esatto, tutto nasce da un diario che io ho scritto durante la mia malattia. Cercavo di portare qualcosa di sconosciuto in un ambito che io conosco molto bene, ovvero il campo da tennis. In questo diario cercavo parallelismi tra il tennis e la malattia, che mi hanno aiutato a superare quei momenti difficili. Quando ne parlavo con il mio psicologo lui mi diceva sempre che il lavoro che io stavo facendo su me stessa poteva davvero essere d’aiuto per altre persone".

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