TORINO - Aspettare, così come dimenticare, può esser doloroso. Ma ancora di più lo è non saper prendere una decisione. Secondo Coelho, quest’ultima, è forse una delle peggiori sofferenze che un uomo possa patire in vita e ne sa qualcosa Matteo Berrettini che nel suo 2025 ha provato a dimenticare le tante delusioni dovute ai soliti infortuni, ad aspettare il rientro in campo quando era fuori e a decidere se andare avanti o meno. Perché quest’estate, per la prima volta in carriera, il pensiero di smettere e lasciare il tennis si è insinuato nella sua testa. È successo subito dopo l’eliminazione al primo turno di Wimbledon, ma a distanza di quattro mesi Matteo è rientrato, ancora una volta, e ora è a Torino, dove i suoi colleghi giocano le Finals, mentre lui si allena in vista della Coppa Davis della prossima settimana a Bologna. Vuole dimostrare al capitano non giocatore, Filippo Volandri, che è pronto a dare il suo contributo, provando a metterlo in difficoltà nelle scelte di formazione già a cominciare dal primo turno con l’Austria. Intanto ieri si è allenato per un’ora e mezza al circolo della stampa, subito dopo la seduta di Jannik Sinner che si è tenuta sugli stessi campi. Tante le risate in campo tra gli applausi del pubblico, rimasto sugli spalti per vederlo.
Berrettini, diario di una stagione travagliata
Anche senza forzare i ritmi, sono stati tanti i “pugnetti” e le esultanze durante gli scambi da fondo o le volée a rete. Come fosse una partita, quando poi non potrà sbagliare. Tradotto: Matteo sta provando a mettersi alle spalle una stagione che, cominciata sul cemento americano, sembrava stesse riconsegnando al tennis italiano il giocatore che tutti conoscevano, il “Martello” capace di andare in finale a Wimbledon nel 2021 e arrivare alla posizione numero sei al mondo. I quarti di finale a Miami contro Fritz, nonostante la sconfitta, lasciavano ben sperare. Poi, però, a bussare alla porta del romano c’è stato di nuovo l’incubo degli infortuni. Quegli addominali obliqui che da anni lo condizionano la carriera, come quando agli Internazionali ha dovuto alzare bandiera bianca nel secondo set del terzo turno contro Ruud. Ma a casa sua doveva esserci perché "alla mia età le emozioni sono più importanti dei risultati", disse alla viglia del torneo al Foro Italico. Discorso sacrosanto, eppure gli infortuni gli fanno saltare il Roland Garros, arrivando a Wimbledon sulle gambe. Per questo le sue parole dopo il ko al primo round dell’All England Club sembravano l’inizio di un processo mentale che potesse portarlo ad appendere la racchetta al chiodo. "Sono stanco di rincorre - disse -. Forse questa volta mi sono rotto anche la testa, ho bisogno di prendermi dei giorni per pensare, per decidere cosa fare del futuro perché stare in campo così non è quello che voglio". Quei giorni, poi, sono passati, anche allenandosi a Montecarlo con Sinner e decidendo subito dopo di rinunciare alla seconda parte della stagione sul cemento americano, Us Open compreso. Il ritorno in campo, infatti, c’è stato solamente il 15 settembre in Cina, a Hangzou. Poi Tokyo, Shanghai, Stoccolma, Vienna e Metz, dove i migliori risultati sono stati i due quarti di finale in Austria e Francia. Tutto finalizzato per la Coppa Davis, dove senza Sinner si ritroverà a essere il leader di un gruppo che dentro avrà anche altre stelle come Musetti e Cobolli, oltre la coppia di doppio Bolelli-Vavassori. Matteo, però, sarà il singolarista più anziano (29 anni), quello con maggior esperienza e che alla maglia azzurra ci tiene da morire perché è una di quelle cose che gli genera le emozioni per le quali gioca ancora.
Segui tutto il tennis LIVE sul nostro sito
