Ancora Djokovic: "Provo empatia e compassione"
Dopodiché, bontà sua: “Non è facile per lui. Provo empatia e compassione “. Pensa se gli stesse sulle balle, oh. “ Gli faccio i miei complimenti: nonostante tutto, continua a dominare e a giocare in modo straordinario, vincendo Slam. Ha saputo gestire con grande maturità e costanza la tempesta mediatica che di tanto in tanto torna a farsi sentire “. Tipo adesso che si è messo a rimestare nel torbido lui. Per la serie: non dico ma dico, che ricorda un po’ Yoko poco ma yoko, il calciatore di riserva più famoso della nazionale giapponese. In effetti, Djokovic gioca anche quando non gioca. Ma, così come la Torino che ha imparato a conoscere e apprezzare, e quando ci gioca ad amare, Sinner ha sfoderato il solito understatement ormai quasi sabaudo e, anche ieri sera, ha fatto a fettine l’avversario di turno: Alexander Zverev, solamente il numero 3 al mondo, cioè quello che sta (teoricamente) appena un gradino sotto di lui, ma - nella sostanza - ormai un paio di chilometri sotto.
"Vittoria di Musetti più divertente"
E si è (ri)visto non già quando c’era da fare a pallate, ma soprattutto allorché s’è trattato di giocare di fino: Jannik una volta lo faceva poco e malino, adesso ti sega all’improvviso con le smorzate e piazza delle brillanti volée, mentre il tedesco (lui sì lo è) quando s’avvicina alla rete, se non ha da smashare, raccoglie spesso figure barbine. Un servizio per set strappato (a quello là che batte ai 230) appena s’è stufato di tirarla per le lunghe, 7 palle break salvate con battute clamorose e la disinvoltura di chi addenta un canederlo, semifinale in saccoccia, Sascha con la faccia invece di chi - alla 5ª smazzolata di fila presa da Sinner - sta valutando di parlarne con uno psicologo, i cori dell’Arena e i sorrisi, le parole dolci per Musetti: “Forse la vittoria di Lorenzo è stata più divertente...”. Ovazione per questa geniale semiparaculata. Poi dicono che non è italiano.
