© APSQuando lo sport raggiunge la perfezione è arte. E l’arte da sempre ispira la vita degli esseri umani. Così, mentre sei lì che ti godi Sinner e Alcaraz scolpire tennis come un Michelangelo e un Bernini, lo spirito viaggia oltre il punteggio. Poi è quasi Natale, tempo di scrivere la letterina, e allora, già che ci siamo, caro Babbo, sarebbe bello avere la feroce calma di Sinner quando la vita ti mette 0-40, così da non andare nel panico e, punto dopo punto, rimettere a posto le cose, 15-40; 30-40, parità, così, senza affanno, senza agitazione e, soprattutto, senza mai darsi per vinto prima di esserlo davvero. Già che ci sei, caro Babbo (la partita l’avrai vista anche tu, no?), potresti aggiungere anche la sicurezza in se stesso di Alcaraz quando gioca come vuole lui, scegliendo sempre il proprio destino, senza che lui scelga al posto tuo. Poi magari perdi, ma con la coscienza a posto. E il sorriso di Carlos alla fine era quello di uno che non aveva rimpianti.
Sinner-Alcaraz: la rivalità che ci piace
E ora che ci abbiamo preso gusto, caro Babbo Natale, mettici sopra anche la pazienza di Sinner nell’aspettare il momento giusto per fare la cosa giusta, con l’inesorabile consapevolezza della lancetta di un orologio. E anche la capacità di interpretare la sfida come miglioramento di se stessi prima ancora che la mera sconfitta dell’avversario: andrebbe bene sia quella di Sinner che quella di Alcaraz, ce l’hanno tutti e due affilatissima e consente loro di portare la rivalità sportiva a una dimensione diversa. Una dimensione nella quale, durante una finale così importante, di fronte ai colpi di classe di uno, l’altro non nasconde espressioni di ammirato stupore e, si vede benissimo, intanto annota quel punto, per studiarselo, per imitarlo o per non farsi più sorprendere. Facevano così anche Beatles e Beach Boys negli Anni 60: i primi pubblicavano un disco meraviglioso, gli altri lo ascoltavano e volevano fare meglio, in un’escalation che ha portato il capolavoro Pet Sounds a ispirare il capolavorissimo Sgt Pepper. E rieccoci qua, arte e sport, ispirazioni per la vita. Sinner e Alcaraz artisti veri di fantasia e disciplina, potenza e creatività, rivali che hanno bisogno l’uno dell’altro per spingersi oltre.
Dopo Sinner e Alcaraz il vuoto
Anche perché, altrimenti, si annoierebbero parecchio. Il tennis è in una particolare congiuntura astrale nella quale i primi due del mondo hanno scavato un solco troppo profondo tra loro e gli altri, un fossato che inghiotte dal numero tre in poi. Cosa poteva pensare, ieri pomeriggio, uno Zverev, uno Shelton, un Fritz di fronte alla finale di Torino? Come potevano, in cuor loro, sperare di battere uno di quei due, salvo infortuni o giornate particolarmente storte? Forse neanche il duopolio Federer-Nadal era così brutale, ma soprattutto, a un certo punto, è comparso all’orizzonte Djokovic. Ecco, oggi un Djokovic non c’è, ma potrebbe apparire all’improvviso e sparigliare meravigliosamente le carte. Fino a quel momento sarà Alcaraz-Sinner e Sinner-Alcaraz.
L'omaggio di Torino a Carlos Alcaraz
Lo ha capito bene il pubblico di Torino che, ieri, è stato protagonista del più bel colpo del torneo, quando ha intonato un "Car-los Car-los" al momento della premiazione. Un urlo sincero, se non da amici, da gente che non può non avere rispetto dello straordinario talento dello spagnolo (sì, nel tennis capita, ma raramente così forte e così chiaro). È arte, appunto, e l’arte non si fischia. Sarebbe bello esportare in altri palazzetti e stadi quello spirito, quel basilare senso di civiltà che ha commosso Alcaraz e stupito molti. Forse perché, tristemente, non ci siamo più abituati.
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