Raffaella Reggi è una delle più apprezzate voci di Sky e ritiene un privilegio poter raccontare da quasi 25 anni le vicende del tennis italiano: "Non amo il confronto delle epoche - esordisce l’ex n. 13 del mondo - perché sono tante le differenze, di circuito e di contesto nello specifico, ma sono orgogliosa di poter portare in sempre più case le bellezze e le imprese del nostro sport. Il tennis è sempre più popolare e da addetta ai lavori è bellissimo poter contare sul fatto che in campo maschile quasi ogni settimana almeno un nostro giocatore riesce ad arrivare al fondo di un torneo, dai 250 agli Slam, passando per i Masters 1000. La conferma della profondità del movimento la si è avuta in Coppa Davis. Abbiamo conquistato il tris pur senza i nostri due migliori giocatori. Berrettini e Cobolli hanno fatto una gran cosa. Entrambi arrivano dal tennis di club, un po’ come capitava a me con la Virtus Bologna. Quel clima lo si trasferisce, crescendo, alla Nazionale per la quale daresti anche l’anima e i risultati si sono visti".
Con quali immagini personali manda in archivio il 2025 tennistico? "Con la vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon, fotografia di un anno incredibile soprattutto se si considera che per tre mesi è stato costretto allo stop. Rientrato a Roma ha sempre fatto la differenza in tutti i tornei ai quali ha preso parte. È stato grandissimo anche ad archiviare la sconfitta con tre match point a favore al Roland Garros. Un pensiero anche per il grande match disputato al 1° turno di Wimbledon da Fabio Fognini contro Carlos Alcaraz. Non c’era modo migliore e platea più suggestiva per chiudere la carriera. Quella di un campione assoluto dotato di uno straordinario talento".
Reggi sulla rivalità tra Sinner e Alcaraz
A proposito di talenti, cosa dire di Sinner e Alcaraz e della loro rivalità? "Si stimolano a vicenda e questo è bellissimo. Ogni loro sfida diventa a posteriori oggetto di analisi per provare a fare meglio nella successiva. Sono molto diversi, in campo e fuori, ma la loro è una rivalità che fa bene al tennis e agli appassionati. L’unico rammarico è che si fatica a individuare chi potrebbe avvicinarsi a loro. Tra i nomi potenziali faccio quelli di Draper, che nella prima parte di stagione ha dimostrato di poter essere competitivo su più superfici, e di Musetti. Lorenzo ha giocato contro entrambi gli attuali dominatori del circuito e ha capito che gli manca ancora qualcosa per competere ad armi pari. Sta lavorando per questo e anche l’affiancamento di Perlas a Tartarini, autore di una vera impresa nel portarlo da bimbo a top ten, deve essere letto in tal senso. Sentire anche un’altra voce per alzare l’asticella potrà essere utile e comunque saranno i risultati a dirlo".
Intanto Djokovic proverà a regalarsi ancora un titolo Slam. Ci riuscirà? "Encomiabile e a un campione come lui si concede tutto. Come detto preoccupante per certi versi in attesa dei nuovi competitor in grado di impensierire Sinner e Alcaraz. Mi piace molto Fonseca, per atteggiamento, tecnica e fisico, ancora in fase di costruzione. Anche Mensik ha già vinto un 1000 e mostrato grandi potenzialità. Deve trovare continuità".
I ricambi al maschile non mancano in casa Italia. Cosa devono fare? "Lavorare tenendo i piedi per terra senza sentirsi arrivati, seguendo l’esempio di quelli che hanno davanti e non sono pochi. Spero in una ripresa del settore femminile. Grande vittoria in Billie Jean King Cup ma avere solo due giocatrici in main draw agli AO è poco. Si è perso forse un po’ di tempo ma ora si sta mettendo mano al movimento. Mi piacerebbe magari a fine 2026 poter raccontare le vittorie di una giovane come Tyra Grant".
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