© redazione“Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice”, scriveva Leopardi. Ma sarà così? Sono meno ottimista del poeta, e ce ne vuole! Intanto, cominciamo ad appropriarci delle parole del nuovo anno di tennis. Che è dietro l’angolo. Come sempre…
A / L’ARABIA esaudita
Aikhtarae alShaytan Riadat al Tinis. Sta per “il tennis l’ha inventato il diavolo”. Più o meno… In Arabia la lingua ufficiale è solo scritta, e parecchio magniloquente. Il popolo si esprime con i dialetti, che sono mille e non aiutano a comprendersi. Ma la parola scritta ha un valore assoluto, il contrario di ciò che avviene da noi. È un diavolo ricco quello del tennis in Arabia. Certo più del nostro. In due anni appena il principe-premier saudita Mohammed bin Salman ha ottenuto il decimo Masters 1000, grazie a un impegno economico che deve aver reso felice l’Atp, anche se “quanto” felice nessuno lo sa. Abbastanza comunque da mettere da parte le tradizioni. Si giocherà nel 2028, quando, dove e su quale superficie lo sapremo per tempo. Niente di male che il tennis allarghi i propri confini, è nella sua natura. La giusta misura impone però di non indurre il diavolo arabo in tentazione, altrimenti tra altri due anni Indian Wells si giocherà nel deserto di Tabuk.
B / La BATTAGLIA sbagliata
La lunga strada per la parità (anche economica) nel tennis è lastricata di “battaglie dei sessi”. Al centro il buon diritto delle donne a gestire un circuito, guadagnare quanto gli uomini, avere i propri fan giocando a tennis come “le donne sanno fare”. L’ultima “battle”, domenica scorsa a Dubai, fra Sabalenka e Kyrgios ha fatto sapere che se proprio il confronto deve esserci, le donne devono giocare su uno spicchio di campo più piccolo, e rispondere a un solo servizio. Complimenti! Con un solo match, un balzo indietro di 50 anni. Come si fa a pretendere parità economica se la numero uno accetta regole diverse e più favorevoli per perdere con un ex tennista fuori dal tennis ormai da tre anni? Furiose, le antiche “suffragette”, Billie Jean King in testa, attendono Sabalenka per la resa dei conti.
C / CINQUANTA anni dopo
Roma e Parigi sono tornei che l’Italia del tennis maschile non vince da 50 anni. Vi riuscì Panatta, nel 1976. Sinner quest’anno è stato finalista al Foro e ha avuto tre match point per vincere il Roland Garros. Musetti ha fatto semifinale da una parte e dall’altra. Ci siamo, dunque… L’occasione, a 50 anni di distanza, è preziosa, molto iconica, e restituirebbe il nostro tennis all’amore per la terra. Adriano non vede l’ora. Sarebbe splendido che i due tornei tornassero a casa e a premiare i vincitori fosse proprio lui.
D / Mai più DJOKER
Wawrinka smetterà a fine anno, l’ha già fatto sapere. Quarant’anni sono più che sufficienti. E Djokovic? Chissà se smetterà mai… Qualche dubbio comincia a venire. Gli anni saranno presto 39, sa di essere ancora il numero 3, e se i due davanti dovessero fallire uno Slam, Novak potrebbe fare 25. Il calcolo è questo, e ci sta. Non vedremo più invece la sua “special edition” più nota, quella del Djoker, capace di essere al posto giusto nel momento giusto. Le magie non gli riescono più, e anche questo ci sta.
