Sinner, Hasanovic e Vasamì: l’enciclopedia del tennis 2026 dalla A alla Z

Anche se abbiamo ancora in testa le magie del 2025, entriamo in anticipo nel nuovo anno col vecchio ma simpatico gioco delle lettere
Sinner, Hasanovic e Vasamì: l’enciclopedia del tennis 2026 dalla A alla Z
© redazione

“Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice”, scriveva Leopardi. Ma sarà così? Sono meno ottimista del poeta, e ce ne vuole! Intanto, cominciamo ad appropriarci delle parole del nuovo anno di tennis. Che è dietro l’angolo. Come sempre…

A / L’ARABIA esaudita

Aikhtarae alShaytan Riadat al Tinis. Sta per “il tennis l’ha inventato il diavolo”. Più o meno… In Arabia la lingua ufficiale è solo scritta, e parecchio magniloquente. Il popolo si esprime con i dialetti, che sono mille e non aiutano a comprendersi. Ma la parola scritta ha un valore assoluto, il contrario di ciò che avviene da noi. È un diavolo ricco quello del tennis in Arabia. Certo più del nostro. In due anni appena il principe-premier saudita Mohammed bin Salman ha ottenuto il decimo Masters 1000, grazie a un impegno economico che deve aver reso felice l’Atp, anche se “quanto” felice nessuno lo sa. Abbastanza comunque da mettere da parte le tradizioni. Si giocherà nel 2028, quando, dove e su quale superficie lo sapremo per tempo. Niente di male che il tennis allarghi i propri confini, è nella sua natura. La giusta misura impone però di non indurre il diavolo arabo in tentazione, altrimenti tra altri due anni Indian Wells si giocherà nel deserto di Tabuk.

B / La BATTAGLIA sbagliata

La lunga strada per la parità (anche economica) nel tennis è lastricata di “battaglie dei sessi”. Al centro il buon diritto delle donne a gestire un circuito, guadagnare quanto gli uomini, avere i propri fan giocando a tennis come “le donne sanno fare”. L’ultima “battle”, domenica scorsa a Dubai, fra Sabalenka e Kyrgios ha fatto sapere che se proprio il confronto deve esserci, le donne devono giocare su uno spicchio di campo più piccolo, e rispondere a un solo servizio. Complimenti! Con un solo match, un balzo indietro di 50 anni. Come si fa a pretendere parità economica se la numero uno accetta regole diverse e più favorevoli per perdere con un ex tennista fuori dal tennis ormai da tre anni? Furiose, le antiche “suffragette”, Billie Jean King in testa, attendono Sabalenka per la resa dei conti.

C / CINQUANTA anni dopo

Roma e Parigi sono tornei che l’Italia del tennis maschile non vince da 50 anni. Vi riuscì Panatta, nel 1976. Sinner quest’anno è stato finalista al Foro e ha avuto tre match point per vincere il Roland Garros. Musetti ha fatto semifinale da una parte e dall’altra. Ci siamo, dunque… L’occasione, a 50 anni di distanza, è preziosa, molto iconica, e restituirebbe il nostro tennis all’amore per la terra. Adriano non vede l’ora. Sarebbe splendido che i due tornei tornassero a casa e a premiare i vincitori fosse proprio lui.

D / Mai più DJOKER

Wawrinka smetterà a fine anno, l’ha già fatto sapere. Quarant’anni sono più che sufficienti. E Djokovic? Chissà se smetterà mai… Qualche dubbio comincia a venire. Gli anni saranno presto 39, sa di essere ancora il numero 3, e se i due davanti dovessero fallire uno Slam, Novak potrebbe fare 25. Il calcolo è questo, e ci sta. Non vedremo più invece la sua “special edition” più nota, quella del Djoker, capace di essere al posto giusto nel momento giusto. Le magie non gli riescono più, e anche questo ci sta.

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E / L’ERBA di Melissa

Uscì da qualche parte, all’improvviso, come fanno i sogni. E corse verso se stessa, felice di una libertà mai provata. Melissa era come un frutto, una pesca bianchissima, coperta solo dal suo pinny, un accenno di grembiulino. A piedi nudi sull’erba per dieci secondi che si presero tutto Wimbledon. Streaker per caso in una nazione di streakers seriali, Melissa Johnson conquistò il Regno Unito sfrecciando sul Centre Court nel giorno della finale, un lampo bianco che penetrò nei ricordi di tutti. L’immagine più famosa resta quella di Missie che alza il grembiulino davanti a Krajicek e Washington felicemente inebetiti. Krajicek sconfisse l’americano, ma il torneo lo vinse Melissa. Con i Championships del 2026 fanno 30 anni. Voi fate come vi pare, io la ricorderò.

F / Sua FLUIDITÀ

Il termine “ingiocabile” ha trovato posto nella Treccani. Un tributo al tennis: è grande lo sport capace di dare vita a un proprio dizionario. Si cerca ora la parola che possa essere promossa nel 2026. Il gergo ne è pieno: catenata, scaldabagno… Sì, già esistono, ma non nell’accezione tennistica. Io preferisco Fluidità, sdoganata da Sinner che vuole essere più fluido nei cambiamenti di gioco e ritmo. Da quando ne ha parlato, tutti vogliono essere più fluidi. Nasce un tennis per fluidificanti…

G / GRANDE Slam

Sinner vuole il Roland Garros, che vale il Career Grand Slam. Alcaraz e Iga Swiatek l’Open d’Australia, per lo stesso motivo. Poi c’è il Grand Slam primigenio, quattro Major vinti in un anno. Manca dal 1969 di Rod Laver e dal 1988 di Steffi Graf. C’è chi sostiene che Cahill abbia spostato più avanti l’ età pensionabile convinto che Sinner ce la possa fare.

H / HASANOVIC al bacio

Piace a mamma Siglinde, e il più è fatto. Ma niente bacio in pubblico… Sorrisi, abbracci, carezze, camminate mano nella mano sullo sfondo dei box di F1… Si vede che la coppia funziona. Ma ‘sto bacio non arriva. Nemmeno di fronte alle insistenze dei fotografi… Andò meglio ad Anna Kalinskaya, ma lo scudo spaziale anti-gossip creato per Sinner non era ancora in funzione.

I / L’INNO senza il sì

Siam pronti alla morte? Sì! Bè, forse… Mica tanto, però. Hanno tolto per legge il “sì” all’inno di Mameli. Che forse c’era nella scrittura originale del testo, ma non nella stampa dello stesso. Capirete, son problemi anche questi. Nella Davis 2026, dunque, niente “sì”, da ricordare a Berrettini, Musetti e Sinner se decidessero di giocarla. Ci fu polemica quando qualcuno si accorse che la nazionale di calcio faceva scena muta durante l’inno. Ma come, nessuno canta? I giocatori dovettero imparare in fretta. Siam pronti alla morte sì, il verso che piacque di più. Dal labiale s’intuiva che cantavano “Fratelli d’Italia, siam pronti alla morte, siam pronti alla morte, siam pronti alla mo’… Ma il “sì” finale era sincero. La parte migliore.

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J / Il fattore “J” di Sinner

Alla corsa per il terzo incomodo sono iscritti Draper, Mensik e Fonseca. Si chiamano Jack, Jakub e Joao. Se non hanno un nome che comincia con la “J”, Jannik Sinner non li vuole. Peccato che Jasmine Paolini giochi per l’altra metà del tennis… Nel gruppo rientrano Felix Auger-Aliassime e Lorenzo Musetti, per simpatia. Resta fuori Holger Rune, per lo stesso motivo.

K/ la fortuna è un ko

La fortuna compare nel tennis con molte espressioni diverse. A volte incomprensibili, altre addirittura cruente. L’anno di Sinner è stato magnifico, e tra fortuna e sfiga è indubbio che sia stata la seconda (Clostebol, i match point di Parigi, i ritiri di Cincinnati e Shanghai) a farsi viva più spesso. Ma senza il kappaò di Dimitrov, Jannik avrebbe prevalso a Wimbledon? Noi, devoti, umilmente ringraziamo.

L / Sezione ELLE, al LAVORO

Lorenzo, Ludovico, Leandro. La stirpe dei Musetti… Un vezzo dei tennisti italiani. Come per Fabio e Flavia, i Fognini, che hanno chiamato tutti i figli con la “F”: Federico, Farah, Flaminia. Giovanissimo papà molto protettivo, Musetti ha fatto sapere che nel caso i figli decidessero di diventare tennisti, sfoggeranno un rovescio a due mani. «Il mio rovescio sarà pure bello, ma impone i Lavori Forzati». Le due stirpi riunite.

M / Una delle top 5 MANI

"Sei stato una delle migliori 5 mani del tennis" il complimento di Panatta a Fognini, ancora caldo di finale a Ballando con le Stelle. Sorpreso, Fabio si è quasi commosso. Ci mancherà una mano come la sua nel tennis di oggi, tutto botte e strappi. Nell’ultima uscita a Wimbledon Fognini dette lezione “di mano” perfino ad Alcaraz, considerato uno dalle mani magiche. Forse il n.1 della categoria, ma solo perché Fognini si è ritirato.

N / La corsa al NUMERO Uno

I primi obiettivi di Sinner per il 2026: 1) La conferma. Salire per il terzo anno ai piani alti degli Open d’Australia e mantenere intorno agli at tuali 550 punti il distacco in classifica da Alcaraz; 2) La rivincita. Sfruttare i tre mesi da febbraio ai primi di maggio per dare l’assalto al numero uno; 3) La conquista. Puntare forte sul Roland Garros (e anche su Roma, va…), prima di riempire di nuovi obiettivi la seconda parte della stagione.

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O / Nel tennis di ÒTZI

Òtzi è la mummia di Similaun, ha 5000 anni. Splendido reperto archeologico. Ce ne sono anche nel tennis… Ryan Haviland, americano, ha 45 anni e un punto Atp. Poi due quarantenni, Stefan Seifert, tedesco e Stan Wawrinka. Tra i primi 100 ci sono Gael Monfils, 39 anni e Novak Djokovic, 38, sesto e quattordicesimo nel ranking di Villa Arzilla. Ma entrambi in perfetto stato di conservazione. Più longeve le donne, tanto per cambiare: 45 anni Venus Williams, tre quarantunenni (Zvonareva, Eto e Webley-Smith), una quarantenne (Mattek-Sands). Tra le italiane, Sara Errani, 38 anni. Una bambina…

P / PROFEZIE no algoritmo

Alcaraz vince in Australia: 40%. Si conferma n.1 a Melbourne (100%), a maggio (50%), dopo Wimbledon (50%). Ottiene il Grand Slam (9%). Sinner vince in Australia: 55%. Torna n.1 a Melbourne (0%), dopo Parigi (60%), dopo Wimbledon (50%). Ottiene il Grand Slam (12%). Paolini vince uno Slam: 5%. In doppio (45%). Vince Roma per il secondo anno consecutivo (15%). Resta in Top Ten (60%). Diventa n.1 in doppio (40%). Djokovic vince il 25° Slam: 3%. Il terzo incomodo sarà… Draper (7%), Mensik (13%), Fonseca (20%), Musetti (22%), Auger-Aliassime (23%), Rune (7%), nessuno (8%).

Q / Un tennis di QUALITÀ

Un tempo il tennis era Tecnica, Fisico, Mente. Poi è arrivato Sinner a scombinare i termini: prima la Mente, poi il Fisico, infine la Tecnica. Ora il tennis è anche Solidità, Abnegazione, Dedizione, Sacrificio, Fluidità, Strategia, Programmazione, Qualità, e tante altre cose. Lo era anche prima? Sì, ma ora i tennisti lo dicono meglio.

R / RITORNI e dintorni

Venus è rientrata nel circuito l’anno scorso, e ora che si è sposata dice che ha voglia di giocare ancora. Il marito, italiano, sta dalla sua parte. Sister Serena, che ha un anno in meno (44) e due figlie, ha fatto capire che vuole provarci. O forse no… Lei nega, intanto ha chiesto la certificazione doping. Occorrono sei mesi per riceverla, giusto in tempo per una wild card a Wimbledon e agli US Open. Domanda: ma è proprio necessario?

S / SOCIAL senza un perché

Quelli che contano, le notizie le danno via social. Anche nel tennis è così. E la spiegazione è semplice: una notizia via social è esentata da un perché, da una qualsiasi spiegazione. Caro Ferrero, mi piange il cuore lasciarti! Bene, e allora perché lo lasci? Occorre aspettare qualche giorno per avere la notizia completa. Colta da un giornalista che ha alzato le chiappe ed è andato a intervistare Ferrero. E allora si scopre che forse il rapporto tra i due si era sfibrato, ma comunque c’è sotto una porca questione di soldi. Nei tornei ormai accreditano Influencer e similari, amatissimi lecchini. Ovunque si fa il possibile per chiudere le porte ai giornalisti. I giornali soffrono? Chissenefrega. Nel silenzio dei colpevoli si sta compiendo un delitto contro l’intera umanità, la più grande cazzata del secolo.

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T / Dai, TYRA!

Tyra Grant è insieme una speranza e un imperativo. La speranza di avere un’azzurra da tifare per il futuro, e l’imperativo che le impone il proprio nome, quello di tirare tutti i colpi possibili. Il padre, ex del basket, grande e grosso, un 2,06, si chiama infatti Tyrone. La mamma una maestra di tennis. Tyra, romana “de Vigevano”, 18 anni a marzo, è agli inizi del suo percorso, ma il dna promette bene. Intanto ha partecipato alla spedizione azzurra che ha portato a casa la BJ King Cup.

U / Il dopo UCRAINA

Quelli che hanno studiato ci stanno avvisando da tempo: attenti, la guerra è brutta, il dopo-guerra può esserlo di più. Anche il tennis avrà un dopo Ucraina, se mai un giorno (ma quando?) dovessero cessare i bombardamenti. Riappariranno le bandierine accanto ai nomi dei russi e dei bielorussi, e le loro nazionali torneranno a giocare le Coppe. Ma con quali squadre? E i rapporti personali, le amicizie di una volta, non risulteranno compromessi? Le tenniste ucraine stringeranno la mano ad Aryna Sabalenka? Ci credo poco…

V / VASAMÌ e i suoi amici

Il dopo Sinner ha l’accento di Federico Cinà e Jacopo Vasamì, e la forza di volontà di Pierluigi Basile. Hanno tutti 18 anni e vanno a cominciare una stagione decisiva, che dovrà avvicinarli al tennis che conta. Possono farcela. Auguri!

W / L’azzurro di WIMBLEDON

Sinner campione in carica, Musetti semifinalista nel 2024, Berrettini finalista nel 2021, Cobolli nei quarti nel 2025. Si torna a Wimbledon da favoriti. È la prima volta. E gli inglesi che s’incazzano… Grande goduria!

Z / ZARACLÀ l’altro Alcaraz

Alcaraz ha cambiato coach, l’ha fatto anche con se stesso? Domandona… Senza risposta al momento. Rivedremo il Carletto degli US Open, o quello di Ibiza? Alcaraz o Zaraclà, il suo contrario? Le scommesse sono aperte.

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“Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice”, scriveva Leopardi. Ma sarà così? Sono meno ottimista del poeta, e ce ne vuole! Intanto, cominciamo ad appropriarci delle parole del nuovo anno di tennis. Che è dietro l’angolo. Come sempre…

A / L’ARABIA esaudita

Aikhtarae alShaytan Riadat al Tinis. Sta per “il tennis l’ha inventato il diavolo”. Più o meno… In Arabia la lingua ufficiale è solo scritta, e parecchio magniloquente. Il popolo si esprime con i dialetti, che sono mille e non aiutano a comprendersi. Ma la parola scritta ha un valore assoluto, il contrario di ciò che avviene da noi. È un diavolo ricco quello del tennis in Arabia. Certo più del nostro. In due anni appena il principe-premier saudita Mohammed bin Salman ha ottenuto il decimo Masters 1000, grazie a un impegno economico che deve aver reso felice l’Atp, anche se “quanto” felice nessuno lo sa. Abbastanza comunque da mettere da parte le tradizioni. Si giocherà nel 2028, quando, dove e su quale superficie lo sapremo per tempo. Niente di male che il tennis allarghi i propri confini, è nella sua natura. La giusta misura impone però di non indurre il diavolo arabo in tentazione, altrimenti tra altri due anni Indian Wells si giocherà nel deserto di Tabuk.

B / La BATTAGLIA sbagliata

La lunga strada per la parità (anche economica) nel tennis è lastricata di “battaglie dei sessi”. Al centro il buon diritto delle donne a gestire un circuito, guadagnare quanto gli uomini, avere i propri fan giocando a tennis come “le donne sanno fare”. L’ultima “battle”, domenica scorsa a Dubai, fra Sabalenka e Kyrgios ha fatto sapere che se proprio il confronto deve esserci, le donne devono giocare su uno spicchio di campo più piccolo, e rispondere a un solo servizio. Complimenti! Con un solo match, un balzo indietro di 50 anni. Come si fa a pretendere parità economica se la numero uno accetta regole diverse e più favorevoli per perdere con un ex tennista fuori dal tennis ormai da tre anni? Furiose, le antiche “suffragette”, Billie Jean King in testa, attendono Sabalenka per la resa dei conti.

C / CINQUANTA anni dopo

Roma e Parigi sono tornei che l’Italia del tennis maschile non vince da 50 anni. Vi riuscì Panatta, nel 1976. Sinner quest’anno è stato finalista al Foro e ha avuto tre match point per vincere il Roland Garros. Musetti ha fatto semifinale da una parte e dall’altra. Ci siamo, dunque… L’occasione, a 50 anni di distanza, è preziosa, molto iconica, e restituirebbe il nostro tennis all’amore per la terra. Adriano non vede l’ora. Sarebbe splendido che i due tornei tornassero a casa e a premiare i vincitori fosse proprio lui.

D / Mai più DJOKER

Wawrinka smetterà a fine anno, l’ha già fatto sapere. Quarant’anni sono più che sufficienti. E Djokovic? Chissà se smetterà mai… Qualche dubbio comincia a venire. Gli anni saranno presto 39, sa di essere ancora il numero 3, e se i due davanti dovessero fallire uno Slam, Novak potrebbe fare 25. Il calcolo è questo, e ci sta. Non vedremo più invece la sua “special edition” più nota, quella del Djoker, capace di essere al posto giusto nel momento giusto. Le magie non gli riescono più, e anche questo ci sta.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Tennis
1
Sinner, Hasanovic e Vasamì: l’enciclopedia del tennis 2026 dalla A alla Z
2
E / L’ERBA di Melissa
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J / Il fattore “J” di Sinner
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O / Nel tennis di ÒTZI
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T / Dai, TYRA!