Le insufficienze
5
Sinner. Non benissimo, ma è forte e alla fine in semifinale ci arriva. C’è rimpianto nel non averlo visto alla terza finale consecutiva. Ha giocato bene solo contro Shelton, forse anche contro Darderi, ma non contro Djokovic. Ha avuto il solito guaio da crampi contro Spizzirri, ha avuto fortuna che la heat police abbia fermato il match al momento giusto. Non mi sono piaciute le scelte contro Djokovic: troppi errori, nella tattica e sui colpi. E quell’aria un po’ smarrita. Poi c’è il problema dei match sopra le quattro ore. Tornerà a lavorare su se stesso, instancabilmente, cosa che gli fa sempre onore. Ma Alcaraz stavolta ha preso davvero il largo. Un 5, di affetto, va anche a Paolini, al doppio con la Errani, a Bolelli e Vavassori, e a tutti gli italiani che ci hanno provato.
4
Quelli che non capiscono, o fanno finta di non capire. C’è stata polemica nei confronti di Alcaraz e Sinner, favoriti dai piani alti del torneo. L’hanno detto in molti, quasi tutti senza fare nomi. Ma si capiva bene di chi stessero parlando. Quando hanno chiuso il tetto sul 4,7 della scala di calore (dunque con un certo anticipo), durante il match tra Zverev e Tien, c’è chi è scagliato contro Sinner. Strabismo polemico, che altro dire? "Aiutate sempre quei due", lo sfogo di Zverev mentre i medici lavoravano sui crampi di Alcaraz. Sta di fatto che a Sinner hanno chiuso il tetto quando il segnale del caldo ha raggiunto il quinto grado, ed è la regola che lo impone. "Ma su altri campi giocavano ancora". Perché il punteggio non segnava un numero di servizi pari, mentre quello di Sinner era sul 3-1 per Spizz. E anche questo lo impone il regolamento.
3
Medvedev, che cuoce nel suo brodo. Forse Rublev, sempre più fiaccato. Tsitsipas, che non regge il passo. Gauff, per come ha giocato contro Svitolina (alla quale va un 7).
2
Le telecamere dappertutto. Forse al pubblico televisivo piace così. Ma ai tennisti non piace per niente. Il 2 va a chi non ha ancora trovato una giusta misura. E sono gli stessi che accreditano i freelancer come fossero giornalisti.
1, 0…
Mi fermo qui. Da giovane studente mi chiedevo che differenza vi fosse tra un due e uno zero, e nessuno me l’ha mai spiegato.
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