Sinner, volpe del deserto parte a caccia di Alcaraz

In Qatar, nel torneo Atp 500 di Doha, riecco la corsa di Jannik verso lo spagnolo. Possono ritrovarsi in finale e il nostro campione potrebbe incassare più punti. Fa discutere la scelta di Jan di giocare gli stessi appuntamenti di Carlos
Sinner, volpe del deserto parte a caccia di Alcaraz© ANSA

Nelle sue allegorie venatorie, il tennis ama confondere le carte. Il giorno di caccia prende forma per appuntamento. Chi insegue e chi è inseguito sanno già prima dove cercarsi e dove trovarsi, e se non bastasse questo a rendere anomali inseguimenti e appostamenti, sarebbe difficile non annotare che è la volpe a rincorrere la selvaggina, e non ad affannarsi per trovare una via di fuga. La volpe è Sinner, com’è abbastanza noto, la preda invece è Alcaraz, che non saprei dire a quale tipologia di classificazione animale il sistema linneano lo inserisca. Tra i nickname di Carlitos, non mi sembra esista ancora un preciso richiamo a un animale che possa ricordarlo. Sinner il soprannome di Volpe se l’è dato, credo per il colore dei capelli, rosso come una pelliccia. Ma Alcaraz tutt’al più l’hanno chiamato Alcatraz, perché da un tipo del genere è impossibile scappare. Via, si può fare di più, e meglio… In fondo, la ricerca di un soprannome ha un suo perché, il pubblico ne è attratto, e il ricevente acquista popolarità se il nomignolo è accattivante e funziona bene. «Noi Sinner lo chiamiamo Robotito, perché non sbaglia una palla», ha fatto sapere Sebastian Baez da Buenos Aires, dove si gioca un 250 che sembra non importare niente a nessuno. Eppure di indicazioni interessanti ne ha date. Quella sul “terzo incomodo” Joao Fonseca alle prese con la sua prima crisi – di risultati e di idee – ufficiale. Ha cominciato male la stagione in Australia ed è sprofondato in Argentina di fronte a Tabilo. E anche quella su un Berrettini che dovrà giocare molte partite se vuole ritrovarsi appieno. Cosa che dice anche lui, salvo aggiungere che sta valutando se partecipare o meno al torneo di Rio. Ma il problema è un altro, e credo stia cominciando a pesare non poco. Se non ci sono Robotito e Carlitos a dare forma a scene di caccia con palla e racchetta, l’unica è parlare di loro, che sono a migliaia di chilometri di distanza. Altrimenti, c’è davvero poco di cui valga la pena interessarsi.

Appuntamento a Doha

I due si sono dati appuntamento a Doha, dove l’anno scorso Alcaraz giunse ai quarti e Sinner invece non ha mai giocato. Oggi il tabellone, lunedì il via al torneo, uno dei quattro “500” che i primi della classe sono tenuti a fare, se vogliono ricevere a fine anno i dividendi dell’Atp (intorno ai 20 milioni di dollari, solitamente), un bonus che Sinner non potrà riscuotere per il 2025 a causa dei tre mesi di stop imposti dal caso Clostebol. Quanto giovi alla causa sinneriana giocare gli stessi tornei di Alcaraz, potrebbe essere oggetto di discussione. Ma Doha, sebbene in condizioni meno estreme, garantisce un torneo simile nelle temperature e nella superficie agli Australian Open appena giocati, e assai vicino ai due primi “1000” della stagione, il Sunshine Double della primavera americana, che gioca di sponda tra due appuntamenti “caldi”, il primo a Indian Wells, sulla faglia di Sant’Andrea, l’altro a Miami, sulle Keys che si spingono verso il Golfo del Messico. 
Testa di serie numero uno, Carlitos, e testa di serie numero due Jannik. Prodromo di una finale che l’emiro Tamin bin Hamad Al Thani, gran capo del Qatar, attende come un regalo personale. Mancherà Djokovic, ritiratosi perché non si è ancora ripreso dalle fatiche australiane. Tornerà per il Sunshine Double, non si sa ancora se per giocare entrambi i tornei, o uno soltanto dei due. Numero tre sarà Bublik, poi Medvedev e Rublev, che vinse l’edizione passata, quindi Mensik, Tsitsipas e Fils.

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Il testa a testa

La presenza di Alcaraz e Sinner assicura al tennis la ripartenza che serviva, in un febbraio che da sempre offre assai poco, dopo i fuochi d’artificio australiani, e che quest’anno ha finito per retrocedere le racchette in terza fila, sopravanzate dai Giochi Olimpici e dai primi colpi di gas dei nuovi bolidi della Formula Uno. Sinner lo interpreta come il primo torneo della riscossa. Fu proprio a Doha, l’anno scorso, che ricevette la telefonata dei suoi avvocati, nella quale veniva informato dell’accordo raggiunto con la Wada e dei tre mesi di stop. Alcaraz in questo mese ha già restituito i punti della vittoria a Rotterdam (500) e in classifica precede ora Sinner di 2850 punti. A Doha ne consegnerà altri 100, ma i conti andranno fatti con i turni che riuscirà a passare. Sinner incasserà invece tutti i punti che riuscirà a fare, e sarà così fino agli Internazionali di maggio. Ma la rincorsa, o la caccia, sarà lunga e faticosa. Sinner la dovrà interpretare come una serie di appostamenti e di incursioni nel campo nemico, per rendere più fragili le difese avversarie. Dovrà sfilargli i punti uno alla volta, per avvicinarlo e tentare il sorpasso a maggio, nei tornei di Roma e Parigi. La caccia comincia, ma sarà assai simile alla sfida infinita dei duellanti nel racconto di Joseph Conrad.  

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Nelle sue allegorie venatorie, il tennis ama confondere le carte. Il giorno di caccia prende forma per appuntamento. Chi insegue e chi è inseguito sanno già prima dove cercarsi e dove trovarsi, e se non bastasse questo a rendere anomali inseguimenti e appostamenti, sarebbe difficile non annotare che è la volpe a rincorrere la selvaggina, e non ad affannarsi per trovare una via di fuga. La volpe è Sinner, com’è abbastanza noto, la preda invece è Alcaraz, che non saprei dire a quale tipologia di classificazione animale il sistema linneano lo inserisca. Tra i nickname di Carlitos, non mi sembra esista ancora un preciso richiamo a un animale che possa ricordarlo. Sinner il soprannome di Volpe se l’è dato, credo per il colore dei capelli, rosso come una pelliccia. Ma Alcaraz tutt’al più l’hanno chiamato Alcatraz, perché da un tipo del genere è impossibile scappare. Via, si può fare di più, e meglio… In fondo, la ricerca di un soprannome ha un suo perché, il pubblico ne è attratto, e il ricevente acquista popolarità se il nomignolo è accattivante e funziona bene. «Noi Sinner lo chiamiamo Robotito, perché non sbaglia una palla», ha fatto sapere Sebastian Baez da Buenos Aires, dove si gioca un 250 che sembra non importare niente a nessuno. Eppure di indicazioni interessanti ne ha date. Quella sul “terzo incomodo” Joao Fonseca alle prese con la sua prima crisi – di risultati e di idee – ufficiale. Ha cominciato male la stagione in Australia ed è sprofondato in Argentina di fronte a Tabilo. E anche quella su un Berrettini che dovrà giocare molte partite se vuole ritrovarsi appieno. Cosa che dice anche lui, salvo aggiungere che sta valutando se partecipare o meno al torneo di Rio. Ma il problema è un altro, e credo stia cominciando a pesare non poco. Se non ci sono Robotito e Carlitos a dare forma a scene di caccia con palla e racchetta, l’unica è parlare di loro, che sono a migliaia di chilometri di distanza. Altrimenti, c’è davvero poco di cui valga la pena interessarsi.

Appuntamento a Doha

I due si sono dati appuntamento a Doha, dove l’anno scorso Alcaraz giunse ai quarti e Sinner invece non ha mai giocato. Oggi il tabellone, lunedì il via al torneo, uno dei quattro “500” che i primi della classe sono tenuti a fare, se vogliono ricevere a fine anno i dividendi dell’Atp (intorno ai 20 milioni di dollari, solitamente), un bonus che Sinner non potrà riscuotere per il 2025 a causa dei tre mesi di stop imposti dal caso Clostebol. Quanto giovi alla causa sinneriana giocare gli stessi tornei di Alcaraz, potrebbe essere oggetto di discussione. Ma Doha, sebbene in condizioni meno estreme, garantisce un torneo simile nelle temperature e nella superficie agli Australian Open appena giocati, e assai vicino ai due primi “1000” della stagione, il Sunshine Double della primavera americana, che gioca di sponda tra due appuntamenti “caldi”, il primo a Indian Wells, sulla faglia di Sant’Andrea, l’altro a Miami, sulle Keys che si spingono verso il Golfo del Messico. 
Testa di serie numero uno, Carlitos, e testa di serie numero due Jannik. Prodromo di una finale che l’emiro Tamin bin Hamad Al Thani, gran capo del Qatar, attende come un regalo personale. Mancherà Djokovic, ritiratosi perché non si è ancora ripreso dalle fatiche australiane. Tornerà per il Sunshine Double, non si sa ancora se per giocare entrambi i tornei, o uno soltanto dei due. Numero tre sarà Bublik, poi Medvedev e Rublev, che vinse l’edizione passata, quindi Mensik, Tsitsipas e Fils.

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