© ANSANelle sue allegorie venatorie, il tennis ama confondere le carte. Il giorno di caccia prende forma per appuntamento. Chi insegue e chi è inseguito sanno già prima dove cercarsi e dove trovarsi, e se non bastasse questo a rendere anomali inseguimenti e appostamenti, sarebbe difficile non annotare che è la volpe a rincorrere la selvaggina, e non ad affannarsi per trovare una via di fuga. La volpe è Sinner, com’è abbastanza noto, la preda invece è Alcaraz, che non saprei dire a quale tipologia di classificazione animale il sistema linneano lo inserisca. Tra i nickname di Carlitos, non mi sembra esista ancora un preciso richiamo a un animale che possa ricordarlo. Sinner il soprannome di Volpe se l’è dato, credo per il colore dei capelli, rosso come una pelliccia. Ma Alcaraz tutt’al più l’hanno chiamato Alcatraz, perché da un tipo del genere è impossibile scappare. Via, si può fare di più, e meglio… In fondo, la ricerca di un soprannome ha un suo perché, il pubblico ne è attratto, e il ricevente acquista popolarità se il nomignolo è accattivante e funziona bene. «Noi Sinner lo chiamiamo Robotito, perché non sbaglia una palla», ha fatto sapere Sebastian Baez da Buenos Aires, dove si gioca un 250 che sembra non importare niente a nessuno. Eppure di indicazioni interessanti ne ha date. Quella sul “terzo incomodo” Joao Fonseca alle prese con la sua prima crisi – di risultati e di idee – ufficiale. Ha cominciato male la stagione in Australia ed è sprofondato in Argentina di fronte a Tabilo. E anche quella su un Berrettini che dovrà giocare molte partite se vuole ritrovarsi appieno. Cosa che dice anche lui, salvo aggiungere che sta valutando se partecipare o meno al torneo di Rio. Ma il problema è un altro, e credo stia cominciando a pesare non poco. Se non ci sono Robotito e Carlitos a dare forma a scene di caccia con palla e racchetta, l’unica è parlare di loro, che sono a migliaia di chilometri di distanza. Altrimenti, c’è davvero poco di cui valga la pena interessarsi.
Appuntamento a Doha
I due si sono dati appuntamento a Doha, dove l’anno scorso Alcaraz giunse ai quarti e Sinner invece non ha mai giocato. Oggi il tabellone, lunedì il via al torneo, uno dei quattro “500” che i primi della classe sono tenuti a fare, se vogliono ricevere a fine anno i dividendi dell’Atp (intorno ai 20 milioni di dollari, solitamente), un bonus che Sinner non potrà riscuotere per il 2025 a causa dei tre mesi di stop imposti dal caso Clostebol. Quanto giovi alla causa sinneriana giocare gli stessi tornei di Alcaraz, potrebbe essere oggetto di discussione. Ma Doha, sebbene in condizioni meno estreme, garantisce un torneo simile nelle temperature e nella superficie agli Australian Open appena giocati, e assai vicino ai due primi “1000” della stagione, il Sunshine Double della primavera americana, che gioca di sponda tra due appuntamenti “caldi”, il primo a Indian Wells, sulla faglia di Sant’Andrea, l’altro a Miami, sulle Keys che si spingono verso il Golfo del Messico.
Testa di serie numero uno, Carlitos, e testa di serie numero due Jannik. Prodromo di una finale che l’emiro Tamin bin Hamad Al Thani, gran capo del Qatar, attende come un regalo personale. Mancherà Djokovic, ritiratosi perché non si è ancora ripreso dalle fatiche australiane. Tornerà per il Sunshine Double, non si sa ancora se per giocare entrambi i tornei, o uno soltanto dei due. Numero tre sarà Bublik, poi Medvedev e Rublev, che vinse l’edizione passata, quindi Mensik, Tsitsipas e Fils.
