Tyra Grant, chi è la nuova stellina del tennis azzurro: "Io non ho paura"

La diciottenne romana vince il suo 1° match tra le “grandi” demolendo la francese Jacquemot in 2 set

TORINO - Se è vero, ed è vero, che nel tennis non conta solo vincere ma anche come vinci, allora possiamo dire che Tyra Grant può sognare in grande e i tifosi italiani con lei. Impressionante come ieri sia riuscita ad annichilire la longilinea francese Jacquemot, duecento posti avanti nel ranking Wta: si partiva da 262 a 62 prima di questo Masters 1000 di Madrid. Era il suo primo tabellone di una manifestazione così importante: gli altri due precedenti frutto di wild card. Stavolta invece l’azzurra il posto sul campo se lo era guadagnato col sudore. Ieri ha dominato dal primo all’ultimo minuto, esattamente il 72°. Non c’è stata partita di fatto con una Tyra potente e precisa come racconta il punteggio: 6-1 6-2.

Tyra Grant: potenza e personalità

Dunque c’è da essere più che ottimisti per il futuro del tennis femminile italiano con questa diciottenne in grado di farci guardare al domani con una piacevolissima serenità. Vederla battere la francesina dalle gambe che paiono grissini è stata una delizia. Per una ragione molto semplice: Tyra ha messo in mostra tutto ciò che un campione deve possedere per ambire e puntare in alto. A cominciare dalla personalità, che l’ha portata subito a decidere di servire dopo aver vinto il sorteggio, per poi offrire il suo tennis 100% aggressivo: dunque su ogni palla che la transalpina le proponeva. E per Grant poco importava se fosse da colpire di dritto o rovescio.

Uno, due, massimo tre colpi e poi partiva un drittone ad atterrare a pochi centimetri dalla linea di fondo campo (non solo a uscire ma a volte anche lungo linea) oppure un missile di rovescio a due mani che alternava con altrettanta precisione tra diagonali velenose e strette piuttosto che lungo linea. Dunque se vi immaginate una nuova “bombeira” vi sbagliate. Perchè la nostra ha dimostrato di non essere solo potenza e fisicità ma anche creatività e tocco. Bellissime alcune smorzate esibite con entrambi i lati della racchetta a lasciare sul posto avversaria e pallina, destinata a morire di fatto dove incontrava la terra. Ma non solo. Occhio anche a come ha reagito dopo aver chiuso al primo tentativo il match point: un pugnetto e nulla più. Nel dna ha anche la giusta maturità per vivere in maniera consapevole e dunque coi piedi per terra la sua forza. Certo, non potrà giocare tutti i match con questa percentuale di vincenti, ma il fatto di esserci riuscita in questo primo turno di un Masters 1000 con la ventiduenne Elsa Jacquemot, che il tennis a questi livelli lo mastica da un po’, racconta di che pasta sia fatta la figlia d’arte (mamma Giovinco è maestra di tennis mentre il papà era un cestista).

Ora Cirstea: "Dipende tutto da me"

Ora per lei, che arriva da due turni di qualificazione prima dell’impresa firmata ieri, un giovedì di riposo utile come non mai per riprendere energie e preparare la sfida di domani. Che la vedrà scendere in campo contro la rumena Sorana Cirstea: potrebbe essere sua mamma visto che ha il doppio della sua età, 36 anni. Dopo aver battuto già tre top 100 di fila qui a Madrid, Grant proverà a sevire il poker contro la numero 25. Lo farà con la certezza che in caso di vittoria troverebbe il suo best ranking, a due passi dalla top 200. Una cosa è sicura, ci proverà con una carica mai provata prima visto che ieri ha ottenuto la sua prima vittoria nel circuito maggiore, per di più in un Masters 1000. A ripensare al suo tennis è evidente come la sua attitudine non possa prescindere da una condizione fisica eccellente: ciò che propone è dispendioso. E non a caso la ragazza proviene da un periodo in cui ha puntato molto ad affinare la condizione fisica. Intervistata a caldo da Sky ha commentato con disarmante tranquillità la sua impresa: «Una bellissima esperienza: ho giocato una partita in cui mi sentivo benissimo in campo. Pare che non abbia paura di niente? Vero, so che questo è un gioco che dipende molto da me, nel bene o nel male. Ho un gioco aggressivo e cerco di andare a prendermelo io il punto. Dopo un anno mi sento migliorata molto sulla parte atletica, sull’abilità negli spostamenti che rende i colpi più efficaci. Vittoria per la mia famiglia, i miei coach e mio fratello che l’altro giorno mi ha scritto per la prima volta un messaggio sentito». 

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