Dominio Sinner
Lì Zverev è stato dominato dall’inizio alla fine, e ha scoperto nel modo più dolente, che con il ragazzo dai capelli rossi non sarebbe più riuscito a vincere. Che volete che vi dica… È un tennista che ama le ombre più delle luci. Quando i riflettori puntano su di lui, ha il terrore di svelare che cosa c’è sotto, i suoi assilli da mancato protagonista. Sinner ha condotto il match su note da subito troppo alte, disposte su uno spartito incomprensibile per Zverev. Quattro a zero al via, con due break in 14 minuti esatti. Primo set chiuso in 25 minuti, il secondo in 32. Gli ace sono stati 8 per l’italiano, appena 2 per Sascha, che nella battuta dovrebbe avere uno dei punti di forza. Servizi al 73% per Jannik, con il 93% di “prime” a punto. Nessuna palla break concessa (Zverev ne ha offerte 4 e le ha perse tutte). Imbarazzante la differenza fra vincenti ed errori non forzati: 19-5 per Sinner, 9-15 per il tedesco. 51 a 23 i punti vinti nel totale. Numeri sparsi su un campo di battaglia a testimonianza di un massacro tecnico e sportivo. Un assalto a Little Big Horn in versione tennistica. Ma la visita guidata si spinge fino all’ala museale del Laboratorio Sinner. Lì sono raccolti i trofei (28) e i record che il Numero Uno ha confezionato in pochi anni, e tra molti di essi compare la dicitura “il più giovane che vi sia mai riuscito”.
