Ai fratelli Cobolli 9+ e 8, Djokovic così no! Sinner, Zverev e Panatta...: le pagelle del Roland Garros

Voti e giudizi ai protagonisti del secondo Slam della stagione. Al torneo va 6.5, tra i suoi stadi con piante rare (8) e la ritrosia (5) ad ascoltare le richieste salariali dei tennisti. Mirra Andreeva da 8, Paolini...

PARIGI - FLAVIO COBOLLI 9+ Non ha vinto, ma non c’è andato lontano, e ha dovuto far fronte ai batticuore di una “prima volta” che non era stata preventivata. Ha giocato un torneo senza pecche, con due obiettivi “possibili” da raggiungere, scavalcare Bublik in classifica ed entrare nei primi dieci, e vi è riuscito, e approdare alla semifinale dove pensava, credeva, forse sperava, d’incontrare Sinner. E ce l’ha fatta. Lui, ma non Sinner… Fin lì, il suo torneo è stato da nove, pieno e meritato. Il “più” gli viene dalla finale, spuntata da quello strano ingorgo di rammarichi e derby italiani. Arnaldi costretto al ritiro, Jannik che se n’era già andato in vacanza. Flavio si è ritrovato solo soletto con una finale Slam da giocare, e lì ha mostrato di poter stare nel gruppo dei più forti. Qualche sbavatura, qualche ingenuità, ma tanta voglia di far bene, di risultare sempre aggressivo, e di battersi alla pari. Ora deve assestarsi nel gruppo dei migliori, fra un anno sarà pronto per firmare le sue imprese. Intanto, per una settimana sarà nono, e quarto nella Race che porta alle Atp Finals.

ALEX SASCHA ZVEREZ 9 Ha fatto tutto bene, procedendo per la sua strada con accortezza e limitando al minimo i rischi. Quando sono caduti Sinner e il giorno dopo Djokovic, Sascha ha capito che quella era la volta buona per mettere le mani sul trofeo e non si è lasciato prendere dalla frenesia, né dal bisogno di mostrare il meglio di sé. È rimasto calmo, sul pezzo, lo stesso ha fatto nella finale con Cobolli, che forse non si aspettava così combattivo e vicino al suo livello, ma non ha fatto una piega e ha combattuto fino in fondo. Se l’è meritata, per quanto possa dispiacere a noi italiani.

ARNALDI E GLI ITALIANI 8 Ragazzi che sanno prendersi le proprie responsabilità. Fuori Sinner, ecco Arnaldi, Berrettini e Cobolli che danno l’assalto al tabellone per rimpiazzare più che degnamente il Numero Uno. Bravi tutti, e sfortunati alcuni di loro. Ma soprattutto bravi. Usciamo da Parigi con una finale nel tabellone maschile, una semifinale nel doppio, una vittoria nel misto e il record di tre italiani nei quarti del singolare.

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I voti di Panatta, Guglielmo Cobolli, Andreeva e Paolini

ADRIANO PANATTA 8 «Benvenuto nel Club» fu la frase con cui Arthur Ashe e Adriano Panatta accolsero Ivan Lendl, tra i vincitori nello Slam. Ashe era solito trattarlo male, il cecoslovacco, per il quale nutriva una profonda antipatia, e Adriano non era da meno, senza arrivare però alle punte di astio che sapeva esprimere il suo amico americano. Quando Lendl vinse contro McEnroe a Parigi (1984), era alla sua quinta finale Slam. Una più di Sascha. Quella stessa frase, «Benvenuto nel Club», spogliata di venature beffarde, tantomeno polemiche (non ce ne sarebbe stato il motivo) Adriano l’ha utilizzata per consegnare la Coppa dei Moschettieri a Zverev, nel giorno del suo ingresso tra gli Slammer. Il tedesco l’ha ringraziato con affetto: «È un onore sentirla da te». Anche Sascha non ha mai visto giocare Adriano, sì invece suo padre e coach Alex senior, ed evidentemente gliene ha parlato. Forse Panatta non ha vinto quanto avrebbe potuto, ma ovunque lo ricordano come uno dei grandi, e Parigi, la “sua” Parigi, gli ha offerto un omaggio sincero, davvero di cuore. 
 
GUGLIELMO COBOLLI 8 È comparso all’ultimo momento in un team già grondante di amici e familiari. Gully era impegnato a preparare gli esami, indirizzo sportivo, vuole diventare manager, «ma di fronte a una finale a Parigi di mio fratello, era logico sacrificare due giorni di studio». Il suo arrivo, la sua partenza frettolosa per Roma e i libri da studiare, hanno lasciato una sua lettera di vero amore dedicata a Flavio. Dice così… “Stamattina eri in finale al Roland Garros. Sai cos’ho sentito in quel momento? Non eccitazione, non ansia, ma qualcosa di più grande, che stringeva forte. Era amore. Era orgoglio. Era il peso di tutto quello che so e che non vede nessun altro. Oggi hai perso, e fa un male che non si descrive, lo so. Un male sordo, pesante, che non passa subito. Ma quel dolore è la misura esatta di quanto hai amato questo momento. Non ti dico che andrà meglio. Ti dico solo quello che so per certo. Non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello, in una finale Slam, che lottava fino all’ultimo respiro. Ho visto l’uomo che è diventato il ragazzo con cui sono cresciuto”. 
 
MIRRA ANDREEVA 8. IL TORNEO DELLE RAGAZZE 5,5. ARYNA SABALENKA 5. JASMINE PAOLINI 4,5. Una breve annotazione sul torneo delle ragazze. Ai quarti era presente solo l’Europa dell’Est, un salto indietro di venti anni… L’America si fa di nebbia, l’Italia va al passo. Mirra Andreeva è il nome migliore che potesse spuntare. È giovane (19 anni) e si sapeva che prima o poi avrebbe vinto il primo Slam. Benvenuta alla polacca Maja Chwalinska, che però ha già 24 anni. Finalista dopo aver passato le qualifiche. Stati Uniti (e Wta) si aggrappano a Serena Williams, che sta per rientrare, mi chiedo però se sarà un bene vederla tornare a vincere. Sabalenka fatica sempre di più a imporsi. Swiatek appare logorata. Anche Jas Paolini. Tra pianti e tristezze, la Top Ten si allontana e l’obbligo di dover reagire, al momento, sembra un peso insopportabile.

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I "terzi incomodi" e il Roland Garros: ecco i voti 

I “TERZI INCOMODI” 7 Uno in semifinale (Mensik), due nei quarti (Fonseca, Jodar). Cala Tien, scompare Shelton, all’orizzonte compare Kouamé, che ha 17 anni. In attesa di Musetti, forse il terzo incomodo è Cobolli, ma nessuno l’ha mai inserito nella lista. Chissà perché… 
 
IL ROLAND GARROS 6,5 Il torneo della dedizione e della fatica ha ricevuto in questi anni una rivisitazione quanto mai brillante dell’impianto. Si gioca in stadi comodi, attenti ai bisogni dei giocatori e del pubblico, con molte perle che abbelliscono l’insieme, su tutte lo stadio Mathieu, detto anche Stadio delle Serre, con l’esposizione di piante, alcune addirittura secolari e rarissime. Merita un 8 pieno, il nuovo Roland Garros. Cinque, invece, va alla resistenza che il torneo fa nei confronti delle proposte dei giocatori. Vogliono migliorare il livello di vita professionale di chi gioca a tennis senza essere un campione. Mi sembra un’attenzione dovuta, molto ben sindacalizzata tra l’altro, che il torneo dovrebbe sforzarsi di capire e recepire. Ovviamente 8 più 5 fa tredici, diviso due… Ed ecco il motivo del mio sei e mezzo.

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Le pagelle di Sinner e Djokovic

JANNIK SINNER S.V. È accaduto ciò che non doveva accadere, Sinner e i professori medici cercheranno ora i perché e gli antidoti. Non è accaduto però qualcosa di imponderabile. Il tennis è ormai uno sport che mette a rischio i fisici dei suoi protagonisti. E non va dimenticato. 

NOVAK DJOKOVIC 4 Non è stato nemmeno fortunato, sperava di poter mettere insieme qualche match prima di Parigi e non vi è riuscito. Ma ha senso continuare a non prepararsi a dovere? Scende in classifica al numero 7, e nella Race è 13°.

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PARIGI - FLAVIO COBOLLI 9+ Non ha vinto, ma non c’è andato lontano, e ha dovuto far fronte ai batticuore di una “prima volta” che non era stata preventivata. Ha giocato un torneo senza pecche, con due obiettivi “possibili” da raggiungere, scavalcare Bublik in classifica ed entrare nei primi dieci, e vi è riuscito, e approdare alla semifinale dove pensava, credeva, forse sperava, d’incontrare Sinner. E ce l’ha fatta. Lui, ma non Sinner… Fin lì, il suo torneo è stato da nove, pieno e meritato. Il “più” gli viene dalla finale, spuntata da quello strano ingorgo di rammarichi e derby italiani. Arnaldi costretto al ritiro, Jannik che se n’era già andato in vacanza. Flavio si è ritrovato solo soletto con una finale Slam da giocare, e lì ha mostrato di poter stare nel gruppo dei più forti. Qualche sbavatura, qualche ingenuità, ma tanta voglia di far bene, di risultare sempre aggressivo, e di battersi alla pari. Ora deve assestarsi nel gruppo dei migliori, fra un anno sarà pronto per firmare le sue imprese. Intanto, per una settimana sarà nono, e quarto nella Race che porta alle Atp Finals.

ALEX SASCHA ZVEREZ 9 Ha fatto tutto bene, procedendo per la sua strada con accortezza e limitando al minimo i rischi. Quando sono caduti Sinner e il giorno dopo Djokovic, Sascha ha capito che quella era la volta buona per mettere le mani sul trofeo e non si è lasciato prendere dalla frenesia, né dal bisogno di mostrare il meglio di sé. È rimasto calmo, sul pezzo, lo stesso ha fatto nella finale con Cobolli, che forse non si aspettava così combattivo e vicino al suo livello, ma non ha fatto una piega e ha combattuto fino in fondo. Se l’è meritata, per quanto possa dispiacere a noi italiani.

ARNALDI E GLI ITALIANI 8 Ragazzi che sanno prendersi le proprie responsabilità. Fuori Sinner, ecco Arnaldi, Berrettini e Cobolli che danno l’assalto al tabellone per rimpiazzare più che degnamente il Numero Uno. Bravi tutti, e sfortunati alcuni di loro. Ma soprattutto bravi. Usciamo da Parigi con una finale nel tabellone maschile, una semifinale nel doppio, una vittoria nel misto e il record di tre italiani nei quarti del singolare.

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