Alcaraz, cento giorni in gabbia: ecco quando può tornare in campo

Il numero due al mondo si allena in Spagna: niente più fasciature al polso, ma per il pieno recupero occorre cautela.

Cento giorni di solitudine. Che non saranno i cent’anni della famiglia Buendìa, ma per una stella del firmamento sportivo non possono essere nemmeno derubricati a noccioline. Lo scintillante carrozzone del tennis si muove lungo il tradizionale itinerario d’inizio estate, dalla terra di Parigi all’erba di Wimbledon, Carlos Alcaraz invece è costretto a ben più statici propositi, lontano dalle battaglie sotto il sole (in attesa della pioggia londinese...) dei colleghi. Cento giorni, sì, o giù di lì: l’ultimo match dello spagnolo risale al secondo turno di Barcellona, di fronte a Virtanen, quando il dolore al polso aveva iniziato a prendere il sopravvento sulla sua voglia di ruggire davanti a tanti connazionali sugli spalti, il prossimo ben difficilmente potrà concretizzarsi prima dello swing nordamericano. E dalla Catalogna a Toronto, nella migliore delle ipotesi, fanno appunto 109 giorni di stop. Ammesso e non concesso che la fermata canadese sia quella buona per il rientro del numero due al mondo, che intanto si è chiamato fuori dagli imminenti Championship.

Conto alla rovescia

In casa Alcaraz, in ogni caso, qualche cosa si muove. Il preparatore atletico Alberto Lledó ha infatti postato un video degli allenamenti del suo assistito, lasciando intendere come la condizione sia in crescita: «Le settimane volano e io non riesco più a starti dietro! - ha raccontato a margine di un breve filmato in cui corre al fianco di Carlitos nella periferia iberica -. Bravo, stai infuocando le aree industriali come Rocky!». La lieta novella, al di là del ritmo con cui mulinavano le gambe i due, arriva dal polso destro dello spagnolo, suo tallone d’Achille in questo difficile 2026: niente più tutore, niente più fasciatura. Certo: correre è un conto e maneggiare la racchetta un altro. Ma, seppur un piccolo passo via l’altro, l’amico-rivale di Jannik Sinner sta lottando come un leone per tornare a vedere la luce in fondo al tunnel. Anche perché, in termini decisamente pragmatici, la fine dell’estate porterà con sé cambiali importanti per il ranking dello spagnolo, attualmente distante quasi 4.000 punti dall’azzurro e addirittura scivolato in terza piazza nella Race dopo il trionfo parigino di Zverev: il 23enne murciano, che dodici mesi fa aveva saltato Toronto per qualche acciacco fisico, dovrà poi difendere il bottino pieno di 3.000 punti tra Cincinnati e Us Open, entrambi finiti in bacheca nel 2025 dopo aver superato Sinner (che nel Masters 1000, corsi e ricorsi, fu costretto al ritiro per un malessere) nell’ultimo atto.

Ferrer: "Bisogna restare tranquilli"

Ma a guardare con cauto ottimismo verso l’orizzonte sono anche i tanti addetti ai lavori che intorno ad Alcaraz gravitano e bazzicano. Come David Ferrer, capitano della Spagna in Davis: «Carlos sta bene, bisogna restare tranquilli: il suo percorso di recupero sta procedendo per il verso giusto - le sue parole dopo aver toccato con mano i progressi del “suo” fuoriclasse -. L’importante ora è che guarisca completamente, un giorno alla volta: si tratta di un infortunio che va trattato con cura. Ma l’aspetto positivo è che il ragazzo è mentalmente molto forte ed è davvero in buone mani».  
Ottimismo e cautela procedono di pari passo, insomma, in vista di un rientro che andrà calendarizzato sulla base delle sensazioni che il polso restituirà ad Alcaraz nel momento in cui proverà ad alzare l’intensità delle sedute d’allenamento. Passaggio necessario sulla strada verso un pieno recupero su cui nessuno dubita. «Alcaraz tornerà quello di prima, è troppo forte perché non succeda», la profezia di un certo Rafa Nadal. Solo a quel punto i cento giorni di solitudine potranno essere archiviati con un amaro sorriso. 

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