Federer infinito, la leggenda entra nella Hall of Fame: "Qui dopo un viaggio lungo 4 mila set"

Il 20 volte campione Slam: "Il mio obiettivo non era la fama, ma passare la vita facendo qualcosa che amo... "
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Pubblicato il 30.08.2026, 10:04

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Il 10 settembre 2006, il numero 1 al mondo Roger Federer difende il titolo in finale allo Us Open contro lo statunitense Andy Roddick. Lo svizzero risolve il match al quarto set prendendosi la scena del Flushing Meadows di New York per il terzo anno consecutivo. Ad assistere al trionfo c’è anche lo scrittore David Foster Wallace, noto "adepto" del 20 volte campione Slam, che sugli spalti del centrale ha l'opportunità di vivere il tennis e il silenzio monastico degli spalti come fossero una "esperienza religiosa". Tanto più che in campo vi è uno di quegli atleti la cui "bellezza cinestetica" è tale da persuadere il pubblico di trovarsi dinanzi un "superumano, mediatore di due universi, che possiede caratteristiche contraddittorie, straordinarie per quanto riguarda l’attività svolta". Un atleta che sembra esibire i benefici derivati dallo stesso patto col diavolo già firmato da Michael Jordan, "che non solo saltava a un’altezza sovrumana ma restava a mezz’aria un paio di istanti in più di quelli consentiti dalla gravità" e Muhammad Ali, che invece "sapeva aleggiare sul ring e sferrare due o tre jab nel tempo richiesto da uno solo". Insomma, quanto basta a Wallace per coniare l’espressione "Momenti Federer". Momenti che Wallace descrive così: "Certe volte, guardando il giovane svizzero giocare, spalanchi la bocca, strabuzzi gli occhi e ti lasci sfuggire versi che spingono tua moglie ad accorrere da un’altra stanza per controllare se stai bene. I momenti sono tanto più intensi sia un minimo di esperienza diretta del gioco ti permette di capire l’impossibilità di quello che gli hai appena visto fare".

"Qui dopo 5 mila fasce e 7 mila calzini"

Ora, quei Momenti sono molto più che un'espressione a cui ancora ricorrono media e adepti di Federer quando riavvolgono il nastro della leggendaria carriera dell'8 volte campione Wimbledon, che a 6 anni dal ritiro può accomodarsi nella International Tennis Hall of Fame, la prima istituzione che riserva alle leggende del tennis un posto in prima fila nella storia. Presente alla cerimonia tenutasi sabato 29 agosto al Newport Casino di Newport, Rhode Island, Federer è apparso visibilmente emozionato e ha giudicato l'ingresso ufficiale nella Hall come uno dei "più grandi onori della mia vita".

E ancora: "La chiamano la Hall of Fame, ma la fama non è mai stata il mio obiettivo. Il mio obiettivo era passare la vita facendo qualcosa che amo... con persone che lo amano quanto me. Tra il debutto nel 1998 e il ritiro ho indossato più di 5.000 fasce per capelli, più di quelle di Borg e McEnroe messi insieme. E probabilmente ho usato più di 7000 paia di calzini, perché li indossavo doppi. Mi sono goduto ogni momento del viaggio che mi ha portato fino a qui e negli oltre quattromila set giocati ho cercato sempre di mostrare il mio amore per il tennis, meritare la vostra presenza, il vostro tempo, la vostra attenzione. Dovunque giocassi mi sono sempre sentito in casa. Il tennis è una cosa bella e complessa. Per me è stato tutto".