Berrettini ci mette la faccia e si sfoga: “Io minacciato di morte. Messaggi pure a mio fratello"
"Qualcosa va fatto"
C’è un filo tutto italiano, in questa orribile vicenda, che ci informa però di almeno due aspetti del problema. La tenuta dei nostri tennisti, quando finiscono sotto minaccia, ed è cosa che deve consolarci non poco. L’altro, invece, riguarda la casistica delle stesse denunce, dove gli italiani hanno una presenza di certo superiore ai tennisti di altri Paesi. Dati certi non ce ne sono, ma non è da escludere che il betting su commissione (raduni il maggior numero di scommesse su alcuni incontri, poi cerchi di intervenire sui risultati minacciando e intimorendo) sia da noi in piena fibrillazione.
«Anch’io, in passato ho vissuto momenti di vero disagio», è tornato sul tema Berrettini, «a giocare con persone che disturbavano il match e facevano cose che non avevano a che fare con il tennis. L’ho visto nei Challenger, soprattutto. Ma come vedete, ormai si spingono con le minacce anche ai tornei più importanti. A Parigi avevo vinto un match, e i messaggi sostenevano che io, essendo scarso, dovessi farmi da parte già dalla successiva partita. È difficile dire come fermarli, me ne rendo conto. Ma qualcosa va fatto. Dobbiamo preoccuparci dei più giovani, che sono fragili e conoscono meno il mondo che li circonda. Non ce l’ho con le scommesse in quanto tali, non ci vedo niente di male nel gioco gestito in modo controllato. Ce l’ho con gli aspetti degenerativi di quel mondo».
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