Internazionali d'Italia, Berrettini: "Serve più rispetto per giovani che hanno vinto tanto"

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Il tennista romano ha superato l'argentino Coria guadagnandosi l'accesso al terzo turno del Masters 1000 di Roma: "Strano sentire la propria voce che rimbomba tra gli spalti"

Internazionali d'Italia, Berrettini:
© Getty Images
mercoledì 16 settembre 2020

ROMA - Matteo Berrettini ha superato senza problemi l'argentino Coria trovando l'accesso al terzo turno degli Internazionali d'Italia: "Ero disorientato nel giocare in questo campo vuoto e senza pubblico, poi sul 5-5 mi sono detto che era normale sentirsi così durante la mia prima partita vera sulla terra da tanto tempo e da quel momento mi sono sentito sempre più in controllo. Io leader degli italiani? Sono contento per quello che stanno facendo i ragazzi. Purtroppo giocheremo senza tifosi e questo è brutto ma sicuramente nei prossimi anni il movimento italiano regalerà tante soddisfazioni al pubblico. Giocare a Roma per tutti noi è speciale e troviamo delle motivazioni extra. Io non so se sono un leader, è uno sport individuale e ognuno deve trovare la propria strada. Speriamo di tascinarci l’un l’altro avanti in questo torneo.

"E' strano sentire la propria voce"

Il fatto che non ci sia il pubblico non ha deresponsabilizzato e vi abbia fatto concentrare più sul vostro tennis? "E’ vero, avere il pubblico ti carica ma allo stesso tempo mette tensione. Però il pubblico ti aiuta e ti trascina e ti fa fare grandi prestazioni. Sono più i vantaggi degli svantaggi. Io non sono uno che urla o sbraita. Se lo faccio, lo dico verso me stesso e a bassa voce. Certo, ora senza pubblico e con lo stadio vuoto bisogna fare ancora più impressione. E’ strano sentire la propria voce che rimbomba tra gli spalti e la palla che fa questo rumore sordo e quando fai il punto e senti solo una persona che applaude. Di sicuro ti viene un po’ di tristezza".

La risposta alle critiche sui giovani

Le critiche ingenerose nei confronti dei giovani, tipo Thiem e Zverev per la brutta finale degli Us Open? "Se stiamo appresso a quello che dicono i social stiamo fregati. Dopo sei mesi senza giocare era impensabile non tentennare, non siamo robot. Mi fa un po’ di tristezza chi insulta giovani che si allenano dalla mattina alla sera e che già hanno vinto tanto. Servirebbe più rispetto. Noi veniamo dopo tre giganti di questo sport ma stiamo dando tutto per essere degli eredi all'altezza. Anche a me è capitato di tornare in campo e fare un doppio fallo perché mi tremavano le mani, è normale".

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