"Baby School": in campo i più piccoli

Nei circoli iniziano infatti a diffondersi attività dedicate ai bambini tra i 3 e i 6 anni: non solo una scuola tecnica, ma un primo vero approccio al movimento
"Baby School": in campo i più piccoli

Il boom del padel in Italia coinvolge sempre più fasce d’età. E i più piccoli diventano protagonisti. Nei circoli iniziano infatti a diffondersi attività dedicate ai bambini tra i 3 e i 6 anni: non solo una scuola tecnica, ma un primo – vero – approccio al movimento attraverso racchetta e pallina. Si inquadra in questa ottica il progetto giovani stelle costiere dello sport sostenuto lo sport che accoglie il dirigente Roberto Rizzo con i più piccoli la "Baby school" portato avanti a Palermo è un esempio di approccio allo sport per i più piccoli, il dirigente insieme ad Alessandro La Rocca portano avanti uno dei circoli più autorevoli dello sport a 360° gradi il TC2. «Qui i bambini fanno un’attività propedeutica al padel: apprendono nozioni importanti, anche dal punto di vista tecnico e sviluppano la coordinazione motoria, indispensabile per la loro crescita – esordisce Rizzo -. La parte ludica non manca, anzi è fondamentale. Per tale motivo questo progetto viene anche chiamato mini padel. L’obiettivo è imparare le regole attraverso il gioco, disputando anche le prime partite».

Nessuna tattica

A questa età non si parla di tattica, l’intento principale è quello di sviluppare equilibrio e percezione dello spazio. Le lezioni si trasformano così in giochi, percorsi e attività di gruppo, dove il bambino impara muovendosi e divertendosi. Il padel, per caratteristiche, si presta bene a questo tipo di avviamento. «In poche parole diamo i primi rudimenti del gioco ai bambini piccoli», sottolinea Rizzo. E i benefici vanno oltre l’aspetto motorio. Colpire una pallina, aspettare il proprio turno, interagire con gli altri: gesti semplici che contribuiscono a costruire autostima, capacità relazionali e gestione delle emozioni. «Non cerchiamo piccoli campioni, ma bambini che si avvicinino allo sport in modo naturale, attraverso il gioco e la condivisione e la contesa dell’attrezzo – spiega -. Parliamo di uno sport che si pratica con la racchetta, c’è appunto la contesa della palla, un elemento che contribuisce a rendere il padel più divertente di tante altre discipline aerobiche per eccellenza».

Padel come prima esperienza sportiva

Nel frattempo i genitori osservano dall’esterno, mantenendo un contatto visivo costante che aiuta i più piccoli ad affrontare l’esperienza con maggiore serenità. Come sa bene Domenico Basile, chef di fama internazionale uno dei primi a giocare a padel alle Maldive e papà del piccolo Leonardo (6 anni). Per il figlio ha scelto proprio il padel come prima esperienza sportiva «perché è una disciplina accessibile e immediata. Leonardo si diverte: la palla rimbalza, il campo è chiuso, si sente in uno spazio sicuro. Non serve forza, serve coordinazione. E soprattutto non si annoia mai». Parola di chef.

«E il padel ha tanto in comune con la cucina – dice Basile -. Quando preparo un piatto, devo avere manualità, attenzione e concentrazione. Sono le stesse qualità che vedo allenare in Leonardo quando prende la racchetta. Anche nel padel devi “sentire” la palla, come uno chef sente gli ingredienti. Devi dosare il gesto, avere timing, essere creativo. Non è solo colpire: è costruire».

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