Cobolli riaccende il sorriso che spacca: "Aliassime? È dura. Sono in corsa e voglio correre"

Flavio approda deciso ai quarti del Roland Garros battendo Svajda in 4 set. Solido anche grazie al supporto della famiglia-staff. Mai così in alto, è n.11: se entrasse in semifinale andrebbe in top 10

PARIGI - Quando l’intera famiglia Cobolli si schiera in tribuna, con tutti i suoi pezzi al posto giusto, come su una scacchiera, l’immagine che offre è quello di un monumentale casato italiano, un ceppo dalle radici profonde, nel quale tutti hanno un ruolo e ognuno sa come correre in soccorso dell’altro. L’abbiamo vista in azione a Wimbledon, quando Flavio raggiunse i primi quarti nello Slam, la rivedremo probabilmente nei prossimi match. Ieri è arrivato il fratello, Guglielmo, «quello che dà la misura delle cose», mi disse Stefano, il papà coach, «perché sa sorridere alla vita e trova un aspetto positivo in tutto». A ruota arriveranno tutti. E magari anche l’amico Bove, che capita di vederlo spesso ai match di Flavio, lontano dalla mischia, capace di un tifo mai rumoroso, ma che Flavio avverte ugualmente. L’anno scorso i Cobolli a Wimbledon presero in affitto una casa che aveva le stanze di un castello, per starci tutti. Qualcosa del genere fece Guga Kuerten, nel suo primo anno da re di Parigi. Anche lui aveva una famiglia enorme, e quando si ritrovò a un passo dalla finale, uscì di mattina dal suo albergo per andare ad acquistare biglietti aerei per tutti. Girava voce che avesse speso una cifra folle.

Flavio voleva tutti lì

Ma lui li voleva tutti lì, e quelli lo raggiunsero portando ognuno il proprio strumento, lo zio addirittura le foglie di un albero che, portate alla bocca, davano un suono morbido e un po’ lamentoso. Suonando tutti assieme trascinarono Guga al primo di tre titoli parigini, e alla dimensione di uno dei più grandi sulla terra rossa. Flavio Cobolli somiglia a Guga, non nell’aspetto, il brasiliano era alto e dinoccolato, ma nel carattere. Un sorriso che spalanca tutte le porte… Ce l’aveva uno, ce l’ha anche l’altro. E i quarti del Roland Garros agguantati in un torneo che sembrava indirizzare i pronostici verso altre sponde. Flavio se li è guadagnati contro un avversario che ha doti pronunciate di trasformismo. Zachary Svajda è un tennista solo all’apparenza modesto, ma che sa come cambiare gioco e aspetto. Lo vedi ciondolante per due set, poi diventa un combattente, gli occhi da predatore. Cobolli lo sa bene che in quel terzo set, dopo aver dominato i primi due dall’alto di un tennis che Svajda può soltanto ammirare, si è un po’ perso, ha smarrito qualche sicurezza e forse ha pensato che il più fosse fatto. Ci ha rimesso un set al tie break, Flavio nostro, ma peggio poteva andare nel quarto. Lì Cobolli è tornato con autorità a dettare tempi e modi del match, È andato 5-1, l’americano si è tirato su, ma sul 5-4 Cobbo ha avuto il primo match point. Due passaggi a vuoto hanno dato invece l’opportunità a Svajda di un nuovo tie break.

Le parole di Cobolli

«Non ho avuto paura di perdere, in quel momento. Non c’è paura, ma si avverte che la situazione è diventata delicata, e la tensione aumenta. Sono i momenti in cui preferisco non pensare, vado dritto per la mia strada». Il tie break ha sistemato la vicenda, Svajda ha confezionato due errori assai simili a regali di Natale, e Cobolli ha avuto l’atteso via libera. «Mi sono ritrovato, mente e fisico hanno fatto il loro dovere», frase questa che ingenera qualche dubbio. Se il segreto è “non pensare”, con quali altri ritrovati viene in soccorso la forza mentale? Ma è inutile girarci intorno. Cobolli è felice, bene così. E poi, un po’ di batticuore, che sarà mai? I primi quarti a Parigi, l’undicesima posizione nella classifica live… «La famiglia Cobolli, ogni volta che c’è una promozione fa festa. Brindiamo, è un modo per sottolineare, tutti insieme, i passaggi importanti che uno di noi compie». Flavio è due anni buoni che festeggia, ma c’è ancora un passo da fare. Il prossimo match, contro il canadese Auger Aliassime, giunto a Parigi in stato di avanzata cottura e poi ripresosi assai bene, diventa la chiave per passare il traguardo della Top Ten e insediarsi al numero 10. «Sarà un match duro, ma sono in corsa», dice Cobolli, «e voglio continuare a correre».

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