© ANSATra le celebri firme delle quali abbiamo il piacere di raccontare il percorso a Tuttosport quella di Carlo Nesti ha avuto parabola breve, ma non per questo meno intensa. Ha infatti scritto sul nostro quotidiano tra l’autunno del 1976 e il dicembre del 1979, prima di uscire dal porto della carta stampata e salpare verso una luminosissima carriera in Rai, come radiocronista in “Tutto il calcio minuto per minuto”, realizzando la “Scheda di Nesti” all’interno del Processo del lunedì, quindi come corrispondente per Juve e Toro in “90° minuto”. «A Tuttosport sono stato pochi anni, però il ricordo di quei mesi è indelebile - apre il microfono Nesti -. Ho avuto la fortuna di saltare il servizio militare, in compenso, nel bene e nel male, il periodo di leva l’ho vissuto nella redazione di via Villar. Ho ricevuto elogi e critiche, e se i primi hanno sostenuto la scelta di intraprendere la carriera da giornalista, i secondi mi hanno formato. Ho avuto due caposervizio che ho definito i miei educatori: Mario Bardi e Giovanni Tortolini. Io avevo 21 anni, a quel tempo ero un bambino che si lamentava, quando mi venivano chiesti determinati lavori non pensavo di essere capace di portarli a termine".
Gli aneddoti a Tuttosport
"Bardi, che mi chiamava Carletto, una sera mi convoca e mi dice una cosa che in quel frangente ebbe un potere trasformante: “Carletto, a fine giornata se metti sulla bilancia gli aspetti positivi e quelli negativi vedrai che i positivi ti sfonderanno la scrivania”. Spesso l’essere umano si crogiola nei dolori con più facilità di quanto non sappia celebrare le gioie, e così vive male. Ma i fattori possono essere invertiti. Detto degli educatori, passo ai maestri. I miei sono stati Arpino e Baretti: uno esempio di creatività, l’altro di razionalità. Forse perché quando morirono ne fui scioccato, ma soltanto anni dopo ho realizzato che se ne andarono a distanza di pochi giorni: Arpino il 10 dicembre, tuo papà cinque giorni prima». Tuttosport, il mestiere di giornalista sportivo, nella narrazione delle grandi firme ha una comune risonanza: la realizzazione di un sogno coltivato fin da bambini. Spiega Nesti: «Mi sono sempre piaciute le statistiche e le classifiche, nonché le cronache alle quali mi allenavo fin da bambino attraverso interminabili partite a Subbuteo. Ecco, entrando nella redazione di Tuttosport avevo trovato il giocattolo preferito in un mestiere. Bardi mi chiamava Carletto, ma per tutti divenni ben presto Re Artù. Bardi mi chiese di barricarmi nella stanza dei tipografi per cercare allenatori e calciatori ai quali rivolgere le stesse domande. Proprio come fossero attorno a una… tavola rotonda. Il gioco di prestigio fu trovare Gigi Riva. Era proprietario di una stazione per il rifornimento di benzina, riuscii a reperire il numero e strappai la promessa al gestore di passarmi Riva, quando si sarebbe presentato al distributore. Il colpo fu realizzato ed ecco nascere Re Artù».
"Tuttosport? Il mio servizio militare"
Lavoro duro e scherzi in serie, questa era la regola, a Tuttosport. «Due che ne inventavano di continuo erano Marco Bernardini e Vittorio Sabadin - incalza Nesti - In via Villar avevamo la tipografia al piano sotto la redazione. Si scendeva per comporre le pagine e c’era un altoparlante che avvisava in caso di chiamate dalla redazione. Scendo e mentre sono intento a costruire la pagina sento: “Neeeesti al teleeeefonoooo”. Salgo, al telefono non c’è nessuno e noto che mi è sparita la macchina da scrivere. Va beh, ridiscendo, riparto col lavoro e ancora: “Neeeesti al teleeeefonoooo”. Salgo, al telefono non c’è nessuno e manca la sedia. A quel punto inquieto, ma concentrato sulla pagina, torno in tipografia: “Neeeesti al teleeeefonoooo”. Esplodo, salgo inferocito, al telefono non c’è nessuno e manca la scrivania. Sbotto, urlo, e vengo letteralmente raccolto da Bernardini e Sabadin che mi portano…alla scrivania. Via Villar era vicino alla stazione, e me la ritrovo nei pressi delle rotaie. Come vi ho detto ero ancora bambino: sono scoppiato a piangere. Bernardini e Sabadin mi consolano, mi prendono la scrivania e la riportano in redazione. Tuttosport: il mio servizio militare». «Il primo evento sportivo che seguo sarebbe da nascondere sotto la sabbia - prosegue Nesti -: siamo nel 1978 e vengo mandato in Belgio, a Bruges, al seguito della Juventus. Vengo derubato e torno a Torino con il solo biglietto per il volo dopo aver dormito sopra una panchina all’interno dell’aeroporto. In redazione non dico nulla a nessuno per paura che quello potesse trasformarsi nel mio ultimo servizio da inviato per Tuttosport». E invece ne seguirono moltissimi altri in giro per il mondo: per il nostro giornale e poi soprattutto con la Rai che lo avrebbe poi reso popolarissimo.
