Basta una chiave a brugola da quattro per capire la vita. Ma bisogna avere la testa di Alex Zanardi. Altrimenti ascoltare lui, che ha sempre condiviso volentieri le cose che aveva compreso, con strepitosa ironia e senza mai avere la pretesa di insegnare, come capita alle persone intelligenti per davvero. “Sì, io credo in Dio”, aveva detto: “Ma non ho mai ritenuto opportuno alzare gli occhi al cielo e chiedere un aiuto per qualcosa che potevo risolvere con la chiave a brugola da quattro, che è quella che mi serve per regolare le mie protesi. Usavo la chiave a brugola da quattro e basta”. Il ragionamento è così autentico e lucido che fa apparire brugole ovunque intorno a noi, quelle che si vedono e quelle che non si vogliono vedere. La regola della brugola è magnifica, ma soprattutto universale e, forse, è il più conciso riassunto dell’immensa, divertente, appassionante e commovente lezione di vita che ci ha regalato quel grande uomo che è stato Alessandro Zanardi da Castel Maggiore. È stato spesso esaltato il suo coraggio, che verrà celebrato molto anche in questi giorni e, per contro, si è sempre parlato poco della sua intelligenza e del suo senso dell’umorismo, che del coraggio di cui sopra sono la mamma e il papà. Prima di essere una persona coraggiosa, Zanardi era una persona brillante e spiritosa: in grado, cioè, di cogliere l’aspetto positivo di ogni situazione e ridere del resto. Il coraggio è un prodotto di scarto di quel processo, che smonta le disavventure della vita e le rimonta nel modo giusto. Ovviamente con una chiave a brugola da quattro.
Zanardi campione di vita
Pilota, ciclista, Iron Man: ha vinto sempre, ma il vero sport di Zanardi era senza dubbio vivere. È stato per tanti anni il campione del mondo “di vita” e il più grande e temibile avversario che la sfiga abbia mai avuto, visto che lei ci ha perso un mucchio di volte, anche quando pensava ormai di averlo sconfitto. Ci lascia, dunque, la sua meravigliosa lezione, leggera come quelle americane di Calvino, ma anche il dubbio che per praticare la filosofia di Zanardi, bisogna anche esserlo, Zanardi. Insomma, sì, è entusiasmante farsi ispirare dalle sue parole, ma non è altrettanto facile applicarle, quando la vita riserva le musate più dure. Come dire: è un po’ come guardare Sinner e poi provare a vincere il torneo del circolo. Infatti, Zanardi stesso non ha mai voluto erigersi a guru, anzi ha sempre cercato di fuggire (e aprendo il gas a manetta) da quel tipo di piedistallo. Zanardi non ha mai offerto soluzioni e neanche strade da seguire, tuttalpiù ha mostrato le sue mappe e indicato la cassetta degli attrezzi. Poi la brugola giusta se la deve trovare ognuno, mica è detto che vada bene sempre e solo quella da quattro. Se la vita si potesse imparare su un libro, la lezione di Zanardi sarebbe un testo sacro, ma la vita non si impara prima, va vissuta così come viene, in presa diretta.
Quella lezione sul ridere di sé
E la sua lezione, quindi, è uno splendido romanzo che può, anzi deve, darci idee, ispirazione, ammirazione a trasporto. Non è il foglietto con le istruzioni, purtroppo, ma resta un’opera d’arte che non può lasciare indifferenti. Non si deve, quindi, prendere troppo sul serio Zanardi, ora che non può più mandarci a cagare come faceva con chiunque provasse a trasformarlo in un messia. Sarebbe una vigliaccata e dimostrerebbe che, della sua vita, non abbiamo letto nemmeno il primo capitolo, quello in cui si racconta che siamo noi stessi la prima cosa di cui bisogna imparare a ridere, e di gusto. Da lì in poi, teoricamente, è tutta discesa o si può, comunque, trovare la forza per arrivare al traguardo. Si è sempre considerato un uomo fortunato, Zanardi, anzi, per dirla con le sue esatte parole “uno con un gran culo”. E forse era vero, forse no, perché non è una condizione del tutto compatibile con il ritrovarsi senza gambe a metà della propria vita. Ma il trucco di Alex sono sempre stati i punti di vista e quello possiamo impararlo facile anche tutti noi.
