© Getty Images«Non c’è mai stata un’interruzione di quello che c’è, chiamiamolo sentimento», dice Paolo Camossi. Lui e Marcell Jacobs si erano solo presi una pausa, una “disintossicazione” da un ritmo vissuto a 10.000 all’ora, non da un legame. Poi un messaggio, una cena a Tokyo, non di lavoro, ma tra amici, tra due parenti: «Abbiamo parlato di tutto e il 90% non era di atletica», e tutto è tornato a fluire. Oggi quello che li unisce è più forte, più umano: fiducia, sincerità, e la libertà di dirsi anche “oggi non ho voglia”. Prima dei tempi e delle medaglie, c’è questo: due persone che non si sono mai davvero perse.
Il ritorno agli allenamenti e la condizione fisica
Alla ripresa degli allenamenti cosa l'ha colpita di più? «Io ho trovato un Marcell super motivato, disposto a fare scelte giuste e pesanti per coronare il suo sogno. È stato necessario un lavoro di ripristino atletico, correggendo vecchi problemi e riequilibrando la muscolatura delle gambe. La fortuna è che questa lunga pausa ha permesso a Marcell di conservare il fuoco che aveva dentro».
Che atleta è oggi Marcell? «Una persona più matura. Una persona che sa cosa vuole davvero, che ha obiettivi di lavoro, di vita, sul futuro. Magari l’America, nonostante il bellissimo quinto posto a Parigi, gli ha dato più dal punto di vista umano e personale che lavorativo».
Tecnica, velocità e dettagli da perfezionare
Oggi è più difficile ricostruire la velocità o la continuità? «Marcell è abituato a stupire. Tutti i punti della tabella di marcia sono stati raggiunti in anticipo e infatti, dal punto di vista tecnico, sono molto contento. Stiamo mettendo a posto la sua naturalezza di corsa. Restano piccoli dettagli da rifinire. Il lavoro giusto lo vedi quando tagli il traguardo e guardi il tempo. Però c’è sempre quel 5% che può fare la differenza».
Tornerà mai a fare anche il lungo? «Ci scherziamo. A fine carriera, non si sa mai, sì».
Quanto lavoro c’è oggi per riportarlo a essere un velocista puro? «Ogni esercizio, ogni dettaglio, ogni volume ha quel fine. Io dico sempre: non vince chi corre più veloce, vince chi frena meno. Se sporchi il gesto disperdi energia».
