Il massacro giudiziario Juve, l'amato patteggiamento dell'Inter: l'ingiustizia sportiva è servita

Il tappeto rosso steso ai nerazzurri, l'inquisizione sul club bianconero: tutto surreale, o forse no
Il massacro giudiziario Juve, l'amato patteggiamento dell'Inter: l'ingiustizia sportiva è servita© BARTOLETTI

Il patteggiamento che ha tolto a mister Inzaghi e a Calhanoglu la possibilità di partecipare al big match contro il Verona, costringendoli così a fare compagnia a tutti gli altri titolari tenuti volontariamente a riposo, ha certificato ancora una volta una realtà che da queste parti raccontiamo da ormai troppi anni e che il direttore Guido Vaciago ha descritto accuratamente: con la giustizia sportiva le singole squadre vivono campionati diversi. Stesso sport ma tornei diversi, con regole diverse.

 

Rimanendo alla stretta attualità, si leggono stimabili ricostruzioni circa le differenze procedurali tra i casi di Milano e di Torino, ponendo l'attenzione sull'istituto del patteggiamento (avete notato la sua rivalutazione da bieca ammissione di colpevolezza per salvare un brand a ragionevole soluzione per chiudere rapidamente una vicenda complicata?) utilizzato con Inter e Milan e non nel caso della Juventus, come se la questione fosse tutta lì: ora si può patteggiare, al tempo non si poteva, per questo le sanzioni sono così diverse. Capitolo chiuso, tutti contenti, e invece no, la situazione non è questa e siamo costretti a riaprire quel capitolo che i nostri hanno già sepolto già nel giro di un paio di giorni.

 

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Sulla Juventus l'accanimento della Procura Figc

Il patteggiamento non è infatti minimamente sufficiente per spiegare la clamorosa e lampante disparità di trattamento di casi in qualche modo analoghi (anche al netto della collaborazione fattiva e della successiva denuncia da parte della Juve): non solo, come più volte ricordato, nel 2017 la Procura Federale chiede per i dirigenti bianconeri 30 mesi (due anni e mezzo!) di squalifica e fa appello indignata contro l’inibizione di un anno in primo grado, giudicata troppo morbida ma, dopo il terzo e ultimo giudizio, scontati ormai diversi mesi di inibizione da parte di Agnelli e deliberate una multa per la società di 600 mila euro e la chiusura della curva, il Procuratore non molla, è ancora amareggiato. Dichiara che "questa sentenza è un brutto precedente, si è voluta monetizzare la sanzione". Ahia, verrebbe da pensare, questi non fanno scontri su temi così delicati, chissà cosa capiterà alle prossime squadre coinvolte!

 

Premesso che per un'analisi compiuta dovremmo essere in possesso delle carte, non serve il tesserino da avvocato per comprendere che il patteggiamento serve ad attutire la sanzione ma non a ridicolizzarla o a semi cancellarla: qualcuno crede davvero che un qualunque accordo possa ridurre eventuali mesi di squalifica o sanzioni di centinaia di migliaia di euro, come nel 2017, alla semplice sanzione pecuniaria di soli Euro 14.500 o alla squalifica per il solo match clou Inter-Verona? Ovviamente no, il patteggiamento c’entra davvero poco: per la giustizia sportiva, a meno di individuare particolari circostanze attenuanti, può comportare la diminuzione fino ad un massimo della metà di quanto previsto ove si fosse proceduto per via ordinaria. Nulla a che vedere, dunque, con l’accanimento riservato a suo tempo alla Juventus e ai suoi dirigenti, relativamente ai quali la Procura Federale chiedeva una squalifica che ne avrebbe stroncato la carriera.

 

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L'imbarazzante disparità di trattamento tra Inter e Juve

Lontanissimi e davvero poco afferenti al recente patteggiamento i tempi in cui in Procura si considerava la sentenza definitiva di diversi mesi di inibizione già scontati, 600 mila euro di ammenda alla società e un turno di squalifica alla curva “un brutto precedente”, teso solo a monetizzare. Chissà cosa si pensa oggi, da quelle parti, di quel così morbido precedente della sentenza Agnelli. Altro che “la differenza è tutta nel patteggiamento”: la realtà è che si è partiti fin dal principio da un'ipotesi sanzionatoria (e da un’attenzione mediatica) totalmente diversa nei due casi, ben prima di qualunque accordo. Verrebbe da chiedersi chi, in futuro, si prenderà la briga di opporsi a eventuali prevaricazioni e minacce, considerato che poi alle brutte si salta una partitella o si pagano alcune migliaia di euro e chi si è visto si è visto, ma come sempre non siamo qui per chiedere sanzioni esemplari.

 

L’unico tema che ci interessa è la ormai imbarazzante disparità di trattamento. Non è per quello che si perde una finale, ma volete mettere la differenza tra il dare l'assalto a tutti i trofei passando le giornate tra intercettazioni inventate e poi smentite dal Procuratore federale in Commissione Antimafia con relativo fango quotidiano e associazione alla Ndrangheta a reti unificate a pochi giorni dagli ottavi e dai quarti di Champions col Barcellona di Messi Neymar e Suarez, rispetto alla pacchia odierna, nella quale i media non esistono e si può preparare al meglio il gran finale in Italia e in Europa una volta scontate le inesistenti sanzioni? E facendo un breve ma impressionante ripasso, c'è realmente chi pensa che sia credibile un calcio nel quale le telefonate uscite nel 2006 costano scudetti, smobilitazione e retrocessione mentre quelle trovate da altri soggetti nel 2010 valgono la conferma di un incredibile premio a tavolino assegnato quattro anni prima per motivi etici?

 

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Sulla Juve massacro giudiziario. Ricordate Bonucci e Conte...

Esiste davvero chi ritiene che la gogna e il massacro giudiziario riservato alla Juve per la questione plusvalenze rispetto a squadre che già nei primi anni 2000 si scambiavano ragazzini che giocavano a malapena (uno non riconobbe neppure la propria firma sul contratto) o altre che più recentemente utilizzavano onesti ragazzi delle giovanili negli scambi per acquistare uno dei più forti centravanti del mondo, senza farli mai effettivamente spostare, siano realmente dovuti alla modalità di contabilizzazione delle permute per le società quotate in Borsa o al mitico foglio di appunti di Cherubini? E nessuno si chiede allora come mai altre società quotate in Borsa al momento degli scambi contestati, pur avendo contabilizzato quelle operazioni esattamente come ha fatto la Juventus, siano state invece completamente dimenticate da Covisoc e giustizia sportiva?

 

Le domande e le risposte sono ormai troppe e potremmo andare avanti ricordando la surreale richiesta di squalifica per 3 anni e 6 mesi per Bonucci, un altro cui la Procura pensava bene di stroncare la carriera nonostante fosse del tutto innocente, o il clamoroso rifiuto del patteggiamento per Conte, allenatore al tempo dei bianconeri appena tornati campioni d'Italia dopo un lungo periodo di astinenza. Dai tempi e dalla celerità dei processi all’entità delle sanzioni, dalle telefonate che portano alle B a quelle che non bastano neanche per togliere il premio del tavolino più grottesco, dall’accanimento contro il “brutto precedente” per la monetizzazione di una sanzione durissima ai riguardi e al passo felpato grazie ai quali quasi non ci siamo accorti, in un soleggiato primo maggio, di un accordo che non comporta alcun danno (altro che quelle interpretazioni da Torquemada del concetto di afflittività, come sembrano lontani quei tempi!) e sostanzialmente rinuncia perfino alla cara vecchia monetizzazione. Con i giornali silenti, i soliti noti pallidi, gli impavidi di un tempo a testa bassa. Un po’ troppo, se permettete, per spiegare tutto con l’ormai rivalutato e mai così amato patteggiamento.

 

 

 

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Il patteggiamento che ha tolto a mister Inzaghi e a Calhanoglu la possibilità di partecipare al big match contro il Verona, costringendoli così a fare compagnia a tutti gli altri titolari tenuti volontariamente a riposo, ha certificato ancora una volta una realtà che da queste parti raccontiamo da ormai troppi anni e che il direttore Guido Vaciago ha descritto accuratamente: con la giustizia sportiva le singole squadre vivono campionati diversi. Stesso sport ma tornei diversi, con regole diverse.

 

Rimanendo alla stretta attualità, si leggono stimabili ricostruzioni circa le differenze procedurali tra i casi di Milano e di Torino, ponendo l'attenzione sull'istituto del patteggiamento (avete notato la sua rivalutazione da bieca ammissione di colpevolezza per salvare un brand a ragionevole soluzione per chiudere rapidamente una vicenda complicata?) utilizzato con Inter e Milan e non nel caso della Juventus, come se la questione fosse tutta lì: ora si può patteggiare, al tempo non si poteva, per questo le sanzioni sono così diverse. Capitolo chiuso, tutti contenti, e invece no, la situazione non è questa e siamo costretti a riaprire quel capitolo che i nostri hanno già sepolto già nel giro di un paio di giorni.

 

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