Il caso Osimhen e l’ipocrisia del sistema: dalla giustizia sportiva ai dirigenti e i media

L’ultimo scoop sul fascicolo Napoli spiega come si possa distruggere una società disinteressandosi di tutte le altre
Il caso Osimhen e l’ipocrisia del sistema: dalla giustizia sportiva ai dirigenti e i media
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Lo scoop relativo al contenuto del fascicolo Napoli Osimhen - con l’invito tra dirigenti a non lasciare nulla per iscritto per non lasciare tracce, l’avviso del direttore del Lille al suo superiore circa la natura pericolosa dell’affare e il verbale dei giovani inconsapevolmente oggetto di uno scambio inesistente - rappresenta lo specchio perfetto dell’ipocrisia della nostra giustizia sportiva. Spiega, meglio di qualunque articolo o libro, come si possa distruggere una società disinteressandosi di tutte le altre, con la complicità dei media che, a seconda dei casi e delle maglie, sollecitano, premono ossessivamente o tacciono fingendosi morti.

Due rette parallele

Due squadre, due velocità, due rette parallele che non si incontreranno mai: quella che cedeva giocatori veri, i quali si trasferivano sul serio, ha goduto suo malgrado di una via preferenziale con spifferi costanti dalla Procura incompetente di Torino, revocazione, penalizzazione di 15 punti entro un mese, anzi no ve li ridiamo, anzi ve ne togliamo 10, con giornali scatenati che riportavano quotidianamente intercettazioni e si lanciavano in tetre previsioni sulla scorta di un misteriosa interpretazione del concetto di “afflittività”, del tutto astrusa da qualunque forma di diritto conosciuta. L’altra, quella che ha preso il più forte centravanti sul mercato con una cifra cash oltre alla valutazione di milioni e milioni di euro di giovani ragazzi che non avrebbero fatto neanche le visite mediche per (non) andare a Lille, ha dei messaggi del 2020, che si sono letti ora per la prima volta, con tutta calma e in pieno rispetto del garantismo, quando Chiné ha già fatto decorrere i termini per una eventuale revocazione.

Il caso Juve

Ma la Juve, dice e ahinoi scrive qualcuno, aveva la carta Paratici di natura confessoria. E non si capisce come rimanere seri di fronte a chi ritiene confessorie le X al posto dei giocatori o il riferimento (spiegato mille volte dalla Juve) alle troppe plusvalenze artificiali, quando di là sarebbe tutto diverso,  puro e innocente nonostante i dirigenti si dicano tra loro di non scrivere per “non lasciare tracce”, i giovani ragazzi coinvolti raccontino tutto e il direttore del Lille informi il CEO che quella trattativa sarebbe difficile da spiegare a chi eventualmente facesse domande.

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Le telefonate degli altri

L’ipocrisia dell’articolo 4 sulla slealtà sportiva, interpretabile come vogliono senza mai spiegare come mai vada bene piazzare a diversi milioni ragazzi che giocano a malapena e non si trasferiranno mai – senza lasciare tracce -, tanto semmai decorrono i termini, non serve alcun provvedimento e nessuno è tenuto a illustrare alcunché, nessuno fa domande e tanto ci sono i giornalisti amici che poi li difendono con interpretazioni che, se solo fossimo più maliziosi, parrebbero scritte sotto dettatura. “Ma la Juve ha le intercettazioni”, dicevano gli altri. E noi a spiegare per anni, inascoltati, che se nel mondo del calcio fossero tutti solerti come la Procura di Torino sarebbero ben pochi a presentarsi con lo smoking bianco bacchettando gli altri. Ebbene, ora che ci sono anche per gli altri, anche discretamente eloquenti, non bastano comunque perché “sono diverse”, in un inquietante déjà vu rispetto ai presunti “toni diversi” del 2010, quando sono emerse le telefonate degli altri, nascoste per 4 anni prima che scattasse la prescrizione.

Non lo sapremo mai

Ma la Juve era quotata in Borsa”, l’ultima carta che non si sa bene in che modo renderebbe leale fare scambi fasulli con cifre folli su giovani volenterosi che non avrebbero fatto neanche le visite mediche. Carta disperata, la Borsa, anche perché dimentica che sotto indagine ci sarebbero altre squadre, geograficamente non lontane dalla Procura federale, anch’esse un tempo quotate nel mercato azionario. In particolare, una delle due era in Borsa come la Juve e le viene contestato uno scambio proprio con i bianconeri. Uno scambio tra due squadre quotate in Borsa con una squadra sleale e una no? Non lo sapremo mai, perché da quelle parti non è arrivato neanche un primo deferimento, altro che revocazione.

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Come funziona l'articolo 4

L’ipocrisia dei dirigenti che si autoproclamano migliori, puliti, lo scudetto degli onesti e compagnia bella, proprio come quelli con le intercettazioni nascoste nel 2006 e anche stavolta grazie a quel vecchio discorso della “piuma” e del “fero” della nostra giustizia sportiva, che ha rovesciato a suo piacimento il calcio per due volte negli ultimi 20 anni. In Italia, ormai è certificato, le cose vanno così. Inutile sperare in cambiamenti, approfondimenti, spiegazioni. In Europa, di fronte alla Corte di Giustizia, vedremo se qualcuno capirà meglio di noi come funziona questo articolo 4, come riconoscere la lealtà e la slealtà, le modalità di nomina e di revoca dei giudici. Se capiranno meglio di noi come mai Arrivabene, squalificato anche se ai tempi delle operazioni contestate non era neanche dirigente e immediatamente prosciolto in sede ordinaria, si becca fango e sanzioni mentre chi non deve mai rispondere di nulla si gode i successi e va in cattedra a dare lezioni di morale. Sembrerebbe tutto uno scherzo di cattivo gusto e invece è la mediocre realtà di un Paese che, guidato dall’ossessione per la Juve ben più che dall’amore per il diritto e per la corretta informazione, ha scelto di non farsi domande, ha scelto di non fare domande.

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Lo scoop relativo al contenuto del fascicolo Napoli Osimhen - con l’invito tra dirigenti a non lasciare nulla per iscritto per non lasciare tracce, l’avviso del direttore del Lille al suo superiore circa la natura pericolosa dell’affare e il verbale dei giovani inconsapevolmente oggetto di uno scambio inesistente - rappresenta lo specchio perfetto dell’ipocrisia della nostra giustizia sportiva. Spiega, meglio di qualunque articolo o libro, come si possa distruggere una società disinteressandosi di tutte le altre, con la complicità dei media che, a seconda dei casi e delle maglie, sollecitano, premono ossessivamente o tacciono fingendosi morti.

Due rette parallele

Due squadre, due velocità, due rette parallele che non si incontreranno mai: quella che cedeva giocatori veri, i quali si trasferivano sul serio, ha goduto suo malgrado di una via preferenziale con spifferi costanti dalla Procura incompetente di Torino, revocazione, penalizzazione di 15 punti entro un mese, anzi no ve li ridiamo, anzi ve ne togliamo 10, con giornali scatenati che riportavano quotidianamente intercettazioni e si lanciavano in tetre previsioni sulla scorta di un misteriosa interpretazione del concetto di “afflittività”, del tutto astrusa da qualunque forma di diritto conosciuta. L’altra, quella che ha preso il più forte centravanti sul mercato con una cifra cash oltre alla valutazione di milioni e milioni di euro di giovani ragazzi che non avrebbero fatto neanche le visite mediche per (non) andare a Lille, ha dei messaggi del 2020, che si sono letti ora per la prima volta, con tutta calma e in pieno rispetto del garantismo, quando Chiné ha già fatto decorrere i termini per una eventuale revocazione.

Il caso Juve

Ma la Juve, dice e ahinoi scrive qualcuno, aveva la carta Paratici di natura confessoria. E non si capisce come rimanere seri di fronte a chi ritiene confessorie le X al posto dei giocatori o il riferimento (spiegato mille volte dalla Juve) alle troppe plusvalenze artificiali, quando di là sarebbe tutto diverso,  puro e innocente nonostante i dirigenti si dicano tra loro di non scrivere per “non lasciare tracce”, i giovani ragazzi coinvolti raccontino tutto e il direttore del Lille informi il CEO che quella trattativa sarebbe difficile da spiegare a chi eventualmente facesse domande.

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