Sancho-Dortmund: la fuga da Manchester e il ritorno del Jadon prodigo

Con la nuova parentesi al Borussia dopo due anni e mezzo dall'addio, l’inglese spera di tornare a stupire. Come faceva prima di trasferirsi a Old Trafford
Sancho-Dortmund: la fuga da Manchester e il ritorno del Jadon prodigo

Due anni e mezzo fa, Jadon Sancho era sul punto di prendersi tutto: era reduce da un quadriennio oltre l’ordinario col Borussia Dortmund, che lo aveva pescato a 17 anni pagandolo 7 milioni dal Manchester City, ma in un’estate tutto è cambiato. In peggio. Dal trasferimento al Manchester United e un amore mai sbocciato al rigore sbagliato in finale a Euro 2020, l’estate 2021 ha rappresentato l’inizio del tracollo di un talento sopraffino che si è perso. E per ripartire non poteva che tornare nel posto in cui è stato meglio, con il giallonero addosso.

Quando se ne andò, lasciò le responsabilità in mano a Jude Bellingham ed Erling Haaland, talenti in ascesa come lui. Non sono riusciti a vincere un Meisterschale (anche se il primo ci è andato vicinissimo, ma questa è un’altra storia) e oggi sono gli uomini simbolo di due colossi europei. Il norvegese ha già vinto tutto col Manchester City, il suo ex compagno è già l’idolo del Real Madrid a vent’anni.

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Sancho, il Dortmund e il periodo maledetto allo United

Anche per Sancho si prospettava inizialmente un percorso molto simile, con l’Old Trafford che sembrava il posto ideale per tornare in patria. Nulla di tutto ciò, visto che l’ex gioiellino delle giovanili di Man City e Watford non ha raccolto altro che delusioni, come del resto tanti altri giovani in rampa di lancio che come lui vedevano nei Red Devils il posto ideale per emergere. E incece sono finiti per affondare. Jadon è passato da viaggiare a medie da urlo al Dortmund, con 50 gol e 64 assist in 137 presenze tra tutte le competizione, alle appena 12 reti e 6 assist in 82 presenze. Un minutaggio dimezzato, un ruolo da protagonista perso. Non gioca una gara ufficiale da agosto: 3 presenze nelle prime 3 uscite, prima di finire fuori squadra.

“Non lo abbiamo selezionato in base alle sue prestazioni in allenamento. Devi raggiungere il massimo livello ogni giorno qui. Posso fare delle scelte e lui, in questa partita, non è stato chiamato”, aveva dichiarato Ten Hag dopo l’esclusione contro l’Arsenal, la prima della serie aperta e mai chiusa. O meglio, chiusa solo dal trasferimento al Dortmund. “Per favore, non credete a tutto ciò che leggete! Non permetterò alle persone di dire cose completamente false” fu la replica del classe 2000, “ho svolto veramente bene gli allenamenti questa settimana. Io credo che ci siano altre motivi dietro a questa faccenda dei quali non parlerò, ma sono stato per molto tempo un capro espiatorio, il che non è giusto”.

Un punto di rottura a tratti insanabile con un ambiente che lo ha praticamente scaricato. Ragion per cui, alla prima occasione utile, ha colto l’occasione per cambiare aria. E quale posto meglio di dove si è stati bene, sentendosi davvero a casa? Sabato alle 18.30 i gialloneri saranno di scena sul campo del Darmstadt: anche per Sancho potrebbe essere un nuovo inizio.

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Due anni e mezzo fa, Jadon Sancho era sul punto di prendersi tutto: era reduce da un quadriennio oltre l’ordinario col Borussia Dortmund, che lo aveva pescato a 17 anni pagandolo 7 milioni dal Manchester City, ma in un’estate tutto è cambiato. In peggio. Dal trasferimento al Manchester United e un amore mai sbocciato al rigore sbagliato in finale a Euro 2020, l’estate 2021 ha rappresentato l’inizio del tracollo di un talento sopraffino che si è perso. E per ripartire non poteva che tornare nel posto in cui è stato meglio, con il giallonero addosso.

Quando se ne andò, lasciò le responsabilità in mano a Jude Bellingham ed Erling Haaland, talenti in ascesa come lui. Non sono riusciti a vincere un Meisterschale (anche se il primo ci è andato vicinissimo, ma questa è un’altra storia) e oggi sono gli uomini simbolo di due colossi europei. Il norvegese ha già vinto tutto col Manchester City, il suo ex compagno è già l’idolo del Real Madrid a vent’anni.

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