© Getty ImagesC’è un Michael Jackson che continua a far parlare di sé nelle sale cinematografiche, tra mito e leggenda, e un altro che si ritrova oggi a guidare una squadra in caduta libera. L’eco dell’uscita del biopic sulla superstar riporta alla memoria il re del pop, ma in Premier League il nome risuona per ragioni ben diverse: quelle della panchina del Burnley affidata a un omonimo chiamato a gestire un finale di stagione già scritto, dopo la retrocessione in Championship e l'addio di Parker.
Addio a Parker, il comunicato del Burnley
Il Burnley ha ufficializzato la separazione consensuale con Scott Parker dopo la retrocessione aritmetica in Championship. Una decisione maturata all’indomani dell’ennesima sconfitta, questa volta contro il Manchester City, e comunicata con toni distesi ma inevitabilmente carichi di delusione: "Il club vuole ringraziare Scott per la professionalità e l'impegno dimostrati. Lascia dopo essersi guadagnato rispetto e gratitudine da tutte le persone collegate con il Burnley", ha scritto la società nel comunicato ufficiale, sottolineando i grandi risultati ottenuti nel campionato 2024/25 di Championship, quello che ha riportato il Burnley in Premier League.
Nella nota del club emergono parole di riconoscenza: Parker lascia Turf Moor con il rispetto dell’ambiente, dopo aver firmato una stagione (quella 2024/25) che aveva riportato entusiasmo e soprattutto la promozione in Premier League. Un risultato costruito su basi solidissime, come testimoniano i numeri: 100 punti conquistati, una difesa quasi impenetrabile con 30 clean sheet e appena 16 gol subiti, e una corsa al vertice condivisa con il Leeds, decisa solo dalla differenza reti. Ma il salto di categoria si è rivelato troppo ampio. Nella stagione attuale, il Burnley non è riuscito a reggere l’urto della Premier League, trasformandosi nella peggior difesa del campionato. I numeri raccontano una crisi profonda: appena 20 punti in 34 giornate e solo quattro vittorie, troppo poco per restare nella massima serie.