Nel 1977, il Tottenham retrocedeva in seconda divisione dopo 27 anni nella massima Serie. Ora, 49 anni dopo, gli Spurs si ritrovano a fare i conti con una classifica che riporta 34 punti che valgono il terzultimo posto con un ritardo di 2 lunghezze dal West Ham. Tra le macerie di una stagione che può ancora essere salvata, considerati i 12 punti in palio, anche i tre cambi in panchina che hanno visto alternarsi Thomas Frank, Igor Tudor e per ultimo Roberto De Zerbi, tornato in Premier League dopo avere firmato un contratto quinquennale che gli garantisce la possibilità di lasciare il club in caso di retrocessione senza incorrere in alcuna penale, e avendo dunque garantito lo stipendio da 12 milioni che lo rendono l'allenatore più pagato della Premier dopo Pep Guardiola. Insomma, le condizioni ideali per farsi carico di una missione che qualora fallisse vedrebbe realizzarsi il più inquietante degli scenari, con il 9º club più ricco del mondo (Deloitte 2026) e campione in carica in Europa League - trionfo arrivato al termine di una stagione conclusa anch'essa sull'orlo del burrone con il 17º posto finale - tornare in Championship dopo mezzo secolo. L'agenda salvezza di De Zerbi, che da quando è subentrato il 31 marzo scorso ha raccolto 7 punti in 3 giornate, prevede ora la gara esterna contro l'Aston Villa di domenica 3 maggio, la sfida di casa con il Leeds (11/05), la trasferta a Stamford Bridge (19/05) e il ritorno in casa contro l'Everton (24/05). Intervenuto in conferenza stampa per fare il punto sulla sfida contro la formazione di Unai Emery, 5ª in campionato e in corsa per la finale di Europa League, l'ex tecnico di Marsiglia e Brighton ha predicato fiducia nell'epilogo della stagione: "La sfida più importante ora è zittire la voce dentro di noi, dentro i giocatori, nello staff e nei tifosi. Questa voce produce pensieri negativi e dice che siamo sfortunati, che abbiamo troppi infortuni".
De Zerbi: "Non siamo ancora retrocessi"
"È vero, abbiamo perso Xavi Simons e nelle ultime due partite era uno dei giocatori più importanti per noi. Ma sento dire che il nostro staff medico non è all'altezza, che il campo dello stadio non è buono, che il campo di allenamento non è buono. Che vincere due o tre partite di fila è impossibile. Penso che siano tutte cose negative e sciocchezze. È come se stessimo tutti piangendo e fossimo già retrocessi. No, non ancora. Dobbiamo morire sul campo. Dobbiamo giocare, dobbiamo lottare, abbiamo due punti in meno del West Ham. Anche loro devono affrontare partite difficili come noi. Non è il nostro momento migliore, è un momento duro, ma i perdenti piangono, pensano negativo e io non voglio persone vicino a me che piangano o che pensino in modo diverso dal mio. Andiamo ad affrontare una delle migliori squadre del momento, ma se il Tottenham vince al Villa Park non è un miracolo. Forse perdiamo, ma abbiamo la qualità per vincere questa partita. Non è un miracolo. Dobbiamo essere positivi. Siamo abbastanza forti per vincere le partite e salvarci, poi vedremo".