© Getty ImagesIn attesa della finale di Champions, intanto possiamo chiamarlo Riccardo d’Inghilterra. Il trionfo in Premier League ha coronato la voglia di Riccardo Calafiori di sfidare il campionato più difficile del mondo e il progetto del suo agente Alessandro Lucci, convinto due anni fa che misurarsi al top lo avrebbe aiutato a esprimere tutto il suo potenziale. E lo ha espresso eccome, Calafiori: è l’italiano con più presenze (26) e più minutaggio (1707’) tra quelli che hanno vinto la Premier e con lui in campo i Gunners hanno viaggiato a 2,4 punti a partita, senza a 1,9.
Calafiori racconta la vittoria della Premier League con l'Arsenal
Calafiori, come è stato vincere la Premier League? «È stato coronare uno dei sogni che avevo da bambino. Per come è andata la stagione è stato incredibile e per certi versi credo sia stato più bello vincerla davanti alla tv, guardando la partita del City tutti insieme: al fischio finale siamo esplosi. Calciatori, staff, chiunque. Emotivamente è stato il momento più alto. Poi anche girare per la città i giorni dopo: capisci quanto sia importante per la gente dopo 22 anni».
Cosa ha significato lasciare l’Italia per la Premier? «Uno dei motivi che mi hanno spinto è stato che pochi italiani avevano fatto bene qua e volevo uscire dalla comfort zone per dimostrare che si poteva. Era una sfida personale e l’ho vinta, anche se inizialmente non è stato facile: sono anche arrivato senza preparazione per il post Europeo e ai primi allenamenti ho detto “Ma che so’ venuto a fa’?”. Però lo consiglierei a tutti. La differenza con l’Italia? La principale è lo sviluppo della settimana, carichi e durata degli allenamenti. Qui, specialmente per chi come noi gioca 60 partite all’anno, l’allenamento è più incentrato sul recupero, per andare al massimo in partita».
