Di Maria e il Rosario Central, 18 anni dopo: gol, lacrime, infortunio e...barella

L'esterno argentino ha vissuto una serata tra mille emozioni, positive e negative: c'è preoccupazione per le sue condizioni
Di Maria e il Rosario Central, 18 anni dopo: gol, lacrime, infortunio e...barella
© Getty Images/Ansa

Diciotto anni. Un tempo che sembra infinito, soprattutto se vissuto lontano da casa, da quei vicoli e quei colori che ti hanno cresciuto. Angel Di Maria è tornato. Rosario lo ha accolto come un figlio amato che dopo mille battaglie fa finalmente ritorno nel suo porto sicuro. Il “Gigante de Arroyito” si è trasformato in un teatro di emozioni già dal pre-partita, quando il Fideo è entrato da solo sul prato per il riscaldamento. Un silenzio colmo di significato, rotto solo dagli applausi sinceri e dagli occhi lucidi dei tifosi che lo hanno visto partire bambino e tornare uomo, campione, leggenda. Un mix di emozioni contrastanti tra nuovo esordio, gol e l'infortunio a tenere tutti con il fiato sospeso.

Di Maria e l'inizio da film

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni, carica di trepidazione. Gli occhi del mondo erano puntati su Rosario, ma Di Maria sembrava quasi non accorgersene. Con la fascia al braccio e l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto, ha affrontato la partita contro il Godoy Cruz con la voglia del debuttante e la testa del veterano. La famiglia al completo sugli spalti, tutti con la maglia gialloblu, occhi puntati su di lui, quasi a volerlo proteggere. Il cuore di Angel sembrava battere insieme a quello di un’intera città. Ogni pallone toccato era una carezza ai sogni di chi lo ha aspettato per anni.

Un gol nel destino

Quando l’arbitro ha indicato il dischetto al 78esimo, il tempo si è fermato. Di Maria ha raccolto il pallone con calma glaciale, quella che solo i grandi hanno quando il peso della responsabilità schiaccia le gambe. Il rigore era pesante, il momento d’oro. Una rincorsa breve, lo sguardo fisso sul portiere, poi la rete che si gonfia. Il boato dello stadio è esploso in un grido liberatorio. L’urlo di un popolo, la gioia di un ritorno che sa di favola. Di Maria ha corso verso la curva con le braccia al cielo, come se volesse abbracciare l’intera Rosario.

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Dalla gioia all'infortunio

Ma il calcio, si sa, è spietato quanto la vita. Appena dieci minuti dopo quel gol da sogno, il destino ha messo un freno brusco all’euforia. Una corsa, un contrasto, poi il Fideo a terra. Il suo volto contorto nel dolore, la mano sul polpaccio destro, lo sguardo smarrito. Il silenzio è piombato improvviso su uno stadio che fino a pochi istanti prima cantava. Lo staff medico è entrato di corsa, e la scena che nessuno voleva vedere si è materializzata: Di Maria portato fuori in barella, con le mani sul volto, quasi a voler nascondere la paura. E la beffa è arrivata ancora al 95esimo con il pari degli ospiti per l'1-1 finale. 

Rosario lo aspetta ancora

Il popolo del Rosario Central, però, non ha smesso di crederci. I cori sono ripresi, questa volta più intensi, quasi a volerlo tenere sveglio, presente, ancora in campo. Perché per la sua gente, Di Maria non è solo un calciatore: è un simbolo, un fratello, un eroe. Nessuna barella può cancellare ciò che rappresenta. Il suo gol, la sua presenza, il suo dolore sono diventati il nuovo capitolo di una storia d’amore che va oltre il calcio. Rosario lo ha aspettato 18 anni, e saprà aspettarlo ancora. Le prossime ore diranno di più sulle sue condizioni, ma una cosa è certa: il Fideo è tornato. E con lui è tornata anche una parte dell’anima di Rosario. 

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Diciotto anni. Un tempo che sembra infinito, soprattutto se vissuto lontano da casa, da quei vicoli e quei colori che ti hanno cresciuto. Angel Di Maria è tornato. Rosario lo ha accolto come un figlio amato che dopo mille battaglie fa finalmente ritorno nel suo porto sicuro. Il “Gigante de Arroyito” si è trasformato in un teatro di emozioni già dal pre-partita, quando il Fideo è entrato da solo sul prato per il riscaldamento. Un silenzio colmo di significato, rotto solo dagli applausi sinceri e dagli occhi lucidi dei tifosi che lo hanno visto partire bambino e tornare uomo, campione, leggenda. Un mix di emozioni contrastanti tra nuovo esordio, gol e l'infortunio a tenere tutti con il fiato sospeso.

Di Maria e l'inizio da film

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni, carica di trepidazione. Gli occhi del mondo erano puntati su Rosario, ma Di Maria sembrava quasi non accorgersene. Con la fascia al braccio e l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto, ha affrontato la partita contro il Godoy Cruz con la voglia del debuttante e la testa del veterano. La famiglia al completo sugli spalti, tutti con la maglia gialloblu, occhi puntati su di lui, quasi a volerlo proteggere. Il cuore di Angel sembrava battere insieme a quello di un’intera città. Ogni pallone toccato era una carezza ai sogni di chi lo ha aspettato per anni.

Un gol nel destino

Quando l’arbitro ha indicato il dischetto al 78esimo, il tempo si è fermato. Di Maria ha raccolto il pallone con calma glaciale, quella che solo i grandi hanno quando il peso della responsabilità schiaccia le gambe. Il rigore era pesante, il momento d’oro. Una rincorsa breve, lo sguardo fisso sul portiere, poi la rete che si gonfia. Il boato dello stadio è esploso in un grido liberatorio. L’urlo di un popolo, la gioia di un ritorno che sa di favola. Di Maria ha corso verso la curva con le braccia al cielo, come se volesse abbracciare l’intera Rosario.

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