© Getty Images/AnsaDiciotto anni. Un tempo che sembra infinito, soprattutto se vissuto lontano da casa, da quei vicoli e quei colori che ti hanno cresciuto. Angel Di Maria è tornato. Rosario lo ha accolto come un figlio amato che dopo mille battaglie fa finalmente ritorno nel suo porto sicuro. Il “Gigante de Arroyito” si è trasformato in un teatro di emozioni già dal pre-partita, quando il Fideo è entrato da solo sul prato per il riscaldamento. Un silenzio colmo di significato, rotto solo dagli applausi sinceri e dagli occhi lucidi dei tifosi che lo hanno visto partire bambino e tornare uomo, campione, leggenda. Un mix di emozioni contrastanti tra nuovo esordio, gol e l'infortunio a tenere tutti con il fiato sospeso.
Di Maria e l'inizio da film
L’atmosfera era quella delle grandi occasioni, carica di trepidazione. Gli occhi del mondo erano puntati su Rosario, ma Di Maria sembrava quasi non accorgersene. Con la fascia al braccio e l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto, ha affrontato la partita contro il Godoy Cruz con la voglia del debuttante e la testa del veterano. La famiglia al completo sugli spalti, tutti con la maglia gialloblu, occhi puntati su di lui, quasi a volerlo proteggere. Il cuore di Angel sembrava battere insieme a quello di un’intera città. Ogni pallone toccato era una carezza ai sogni di chi lo ha aspettato per anni.
Un gol nel destino
Quando l’arbitro ha indicato il dischetto al 78esimo, il tempo si è fermato. Di Maria ha raccolto il pallone con calma glaciale, quella che solo i grandi hanno quando il peso della responsabilità schiaccia le gambe. Il rigore era pesante, il momento d’oro. Una rincorsa breve, lo sguardo fisso sul portiere, poi la rete che si gonfia. Il boato dello stadio è esploso in un grido liberatorio. L’urlo di un popolo, la gioia di un ritorno che sa di favola. Di Maria ha corso verso la curva con le braccia al cielo, come se volesse abbracciare l’intera Rosario.